NBA, Kevin Durant torna sulla lite con Green: "Non inciderà sulla scelta che farò questa estate"

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Il n°35 degli Warriors commenta lo scontro e tutta la polemica seguita al suo battibecco con Green la scorsa settimana, travolto da un ciclone mediatico che lo condiziona (in parte) anche in campo. E nel frattempo arrivano anche 25mila euro di multa dalla NBA

DRAYMOND GREEN VUOLE FARE PACE CON DURANT

GREEN NON PASSA IL PALLONE, DURANT SI ARRABBIA

Il nervosismo in casa Warriors non vuole saperne di scemare, almeno per quel che riguarda Kevin Durant; alle prese con una delle settimane più complicate della sua carriera e di certo dell’ultimo biennio. Al n°35 di Golden State è stata comminata una multa da 25.000 dollari per aver sfidato un tifoso molesto a bordocampo durante la gara persa contro Dallas. Un pessimo spettacolo venuto fuori grazie allo smartphone di un tifoso che ha ripreso tutta la scena. L’azione è lontana e KD sente le parole pronunciate dal provocatore seduto in prima fila, sotto il canestro degli Warriors. Durant si avvicina per far finta di ascoltare meglio le lamentele e risponde per le rime: “Guardati questa c**zo di partite e f**ti a stare zitto”. Un video rilanciato via social network e rapidamente arrivato anche negli uffici della NBA, da sempre molto attenta al rispetto dei fan presenti all’arena per seguire la gara (e in particolare di quelli che spendono migliaia di dollari per essere comodamente seduti a due passi dalla linea di fondo campo). Tutto questo va ad aggiungersi alle polemiche portate avanti dopo lo scontro con Green, a cui hanno fatto seguito sospensioni, scontri e soprattutto sconfitte sul parquet. Una spirale negativa che non peserà sulle scelte future che Durant dovrà fare la prossima estate per sua stessa ammissione: “Nono, non saranno un fattore decisivo – ha racconta a Chris Haynes di Yahoo Sports in un’intervista esclusiva – alla fine sono soltanto un giocatore di basket che prova a essere coinvolto nel miglior contesto possibile per giocare a pallacanestro e sviluppare ogni giorno le mie capacità. E voglio essere competitivo nel modo in cui che, una volta che la gara è iniziata, devo sentirmi totalmente a mio agio con le sensazioni che provo, in modo da scendere in campo e poter essere me stesso”.

"Perché devo continuare a pensare a tutto questo?"

Parole distensive arrivate dopo una lunga settimana di silenzio: “Non ho mai vissuto tutto questo come un problema in ottica futura, perché conosco bene Draymond e so che alle volte dice delle caz**te, ma la cosa più importante è che tutto questo ha portato con sé un bel po’ di polemiche dall’esterno e tanti problemi a cui adesso dovremo rispondere. Ero infastidito, ma so che non posso portarmi dietro a lungo una cosa del genere. A un certo punto devi fare una scelta, chiederti per quanto tempo ancora potrai essere arrabbiato fino al punto da lasciare che abbia degli effetti sul parquet o sul tuo approccio alla gara. Adesso che ci ha portato a questo, devo prendere una decisione da uomo adulto e dire a me stesso: “Guarda, non importa come, ma devi continuare ad andare a lavorare ogni giorno. Devi allenarti duro e risolvere la questione”. Tutti stanno gestendo la situazione nel modo migliore possibile e stiamo soltanto provando a venirne fuori”. Dal punto di vista di Durant lo scontro con Green è stato meno di grave di quanto abbiano raccontato: “Dopo la partita vinta con Atlanta – il giorno dopo la lite nella sfida di Los Angeles – mi chiedevo se c’era bisogno di parlare con i giornalisti. Durante il match mi ripetevo che ci sarebbe stato bisogno che io dicessi qualcosa e poi mi interrogavo: “Perché devo pormi questi problemi mentre sto giocando?” e questa è stata una battaglia che dovevo combattere con me, cercando di trovare concentrazione sul gioco”. L’esperienza più frustrante della sua carriera? “Ci tengo a precisare che non sono stato io a creare tutto questo casino, stavo soltanto giocando a pallacanestro. Ora devo rispondere alle domande, devo parlare di questo, è una cosa che puntualmente continua a tornare nei discorsi. La gente mi chiede e dice “Come vanno le cose? Non stai giocando molto bene ultimamente. Te ne andrai da Golden State a fine anno?”. Perché mi devo fermare a pensare a tutto questo dopo solo un mese di regular season? Poi il discorso cambia in “Durant vuole andare a giocare da un’altra parte, non gli piacciono più gli Warriors. Dovrebbe fare questo, scegliere questa squadre ecc”. Soltanto altre inutili distrazioni”. Insomma, un capitolo complicato da chiudere il prima possibile.

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