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12 dicembre 2018

NBA: Steph Curry è l'MVP di questo inizio di stagione, nonostante l'infortunio

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Ha saltato 11 partite per un problema all'inguine, ma nelle 17 gare giocate il n°30 di Golden State ha messo insieme cifre da capogiro: con lui il record degli Warriors è 14-3, trascinati dalla sua qualità ed efficacia senza eguali con i piedi oltre l'arco

STEPH CURRY CREDE CHE L'UOMO NON SIA ANDATO SULLA LUNA

Dopo due mesi di regular season è già tempo di bilanci (parziali) e soprattutto di iniziare a porsi una domanda: chi è il miglior giocatore della Lega in questa prima parte di stagione? Con Joel Embiid alle prese con la trasformazione dei Sixers dopo l’arrivo di Jimmy Butler e la coppia Antetokounmpo-James come al solito a livelli unici di eccezionalità, sta passando inosservata a molti la super stagione di Steph Curry. La provocazione di Alessandro Mamoli durante l’approfondimento pomeridiano su Sky Sport 24 fa riflettere e, a guardare i numeri, sembra più che fondata: “Ce ne siamo un po’ dimenticati perché ha saltato 11 partite causa infortunio - racconta in studio con Sara Benci - ma se si prendono i numeri raccolti prima del problema all’inguine e si sommano con quelli delle ultime cinque partite, non ci sono dubbi: Curry sta viaggiando a cifre irreali. Negli ultimi dieci giorni gli Warriors hanno raccolto un convincente 4-1 di record, con oltre 31 punti di media di Curry e percentuali senza senso al tiro”. Dati che effettivamente fanno impressione e, se possibile, migliorano quelli raccolti dal n°30 degli Warriors nella stagione di grazia 2015/16. Curry ha giocato 17 gare in regular season, raccogliendo 30 punti abbondanti di media in 33 minuti sul parquet. Le percentuali dicono: 51.3% dal campo, 50% esatto dall’arco e 93.8% a cronometro fermo. Non è il miglior realizzatore della NBA soltanto perché non ha un numero di partite sufficiente a referto (al momento), ma James Harden con i suoi 30 punti di media resta alle sue spalle. A sorprendere però è soprattutto l’efficacia: la sua percentuale effettiva dal campo (quella che tiene conto del fatto che il tiro dall’arco vale un punto in più) dice 65%, ossia in soldoni 1.25 punti realizzati ogni volta che alza la mano. Se consideriamo anche l’efficacia ai liberi, il tutto sale al 69%, a un soffio dagli 1.3 punti. Il tutto senza tenere conto della difficoltà delle conclusioni tentate e soprattutto del volume: si può tirare con il 50% da lontano prendendo quasi 11 tiri a partita oltre l’arco? Sì, come dimostra Steph.

L’equilibrio nell’attacco degli Warriors

Canestri e giocate che sono chiaramente mancate a Golden State nelle settimane in cui è rimasto a guardare e in cui Kevin Durant e Klay Thompson hanno fatto un chiaro passo in avanti in quanto a responsabilità, tiri e conclusioni (non sempre sufficienti, come dimostra il 5-6 di record raccolto, a differenza del 14-3 con Steph sul parquet). Nonostante questo, l’equilibrio è sorprendente: al momento nell’attacco Warriors i Big Three prendono 19.7 tiri ciascuno, in una certosina divisione dei possessi. Nessuno però riesce a tenere il passo di Curry, che al momento viaggia a cifre che sarebbero da record: le 91 triple raccolte in sole 17 partite, proiettate su una regular season da 82, lo porterebbero a un totale da 439 canestri da lontano che aggiornerebbero di nuovo il record di canestri pesanti in una sola stagione (402 nel già citato 2015/16). Per dare un’idea dell’eccezionalità di questo dato: se Steph Curry sbagliasse i prossimi 45 tentativi in fila da tre punti, manterrebbe lo stesso una resa superiore al 40% dalla lunga distanza. No, non è un rendimento normale e sì, anche su un campione ridotto di partite sono cifre che valgono una seria candidatura al titolo di MVP. Con buona pace dei LeBron James di questo mondo. In fondo, il problema in una Lega così ricca di talento è il fatto che non si possano assegnare più premi in contemporanea a giugno.

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