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NBA, Harden "solo" 38 a Portland: Houston ko. Phila batte Dallas con tripla doppia di Simmons

NBA

Si ferma a sei la striscia di vittorie dei Rockets, sconfitti dai Blazers di un grande Jusuf Nurkic. 20 punti, 14 rimbalzi e 11 assist di Ben Simmons trascinano i Sixers, mentre Nikola Jokic firma il suo massimo stagionale (39) nel successo su Charlotte. Vincono anche Utah e New Orleans

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TUTTI GLI HIGHLIGHTS DELLA NOTTE

Portland Trail Blazers-Houston Rockets 110-101

Houston arriva a Portland avendo vinto le ultime 6 gare, James Harden avendo segnato almeno 40 punti in cinque gare consecutive: sul campo dei Blazers si interrompono però entrambe le strisce, con i padroni di casa capaci di battere i Rockets grazie ai 25 punti e 15 rimbalzi di un dominante Jusuf Nurkic e con “Il Barba” tenuto a 38 punti, frutto di una serata da 13/35 al tiro e solo 5/17 da tre punti. Dopo aver iniziato malissimo nel primo tempo, chiuso neppure in doppia cifra con 3/15 al tiro e sbagliando tutte le 8 triple tentate, il secondo tempo di James Harden è di nuovo a livelli di MVP: dopo l’intervallo ne segna infatti 29 con 10/20 dal campo e 5/9 da tre punti, con anche 6 assist e 5 rimbalzi, facendo di tutto per riaprire una gara che nel terzo quarto ha visto i Blazers sopra anche di 16 punti. Accanto alla grande gara del loro centro bosniaco, la squadra di coach Terry Stotts ha anche 24 punti da C.J. McCollum e 17 con 12 assist (ma solo 5/15 al tiro) da Damian Lillard. Dopo essere stata l’ultima squadra capace di tenere Harden sotto i 30 punti (ormai quasi un mese fa, l’11 dicembre 2018, in una gara chiusa con 29 punti), Portland rovina ancora una volta la festa al n°13 e ai Rockets, che vedono Austin Rivers toccare il proprio massimo stagionale a quota 21 (di cui 14 in un primo quarto da 4/4 da tre punti) mentre 21 sono anche i rimbalzi di Clint Capela, che ci aggiunge 13 punti. A parte gli sforzi del centro svizzero dei Rockets, però, la battaglia sotto i tabelloni è vinta da Portland, che cattura il doppio dei rimbalzi offensivi degli avversari, ne ricava il triplo dei punti da secondi possessi (21-7) così come più del doppio sono anche gli assist distribuiti (27 contro 13). Dopo il ko contro OKC, per i Blazers è la terza vittoria nelle ultime quattro gare, che li mantiene al sesto posto (a pari merito con San Antonio) tallonando da vicinissimo proprio gli Houston Rockets. 

Philadelphia 76ers-Dallas Mavericks 106-100

Niente Jimmy Butler in casa Sixers - arrabbiato con coach Brown per il ruolo che gli ha riservato finora nell’attacco di Philadelphia e assente a causa di un’infezione alle vie respiratorie - e allora ci pensano Joel Embiid e Ben Simmons a trascinare i padroni di casa al successo contro Dallas. Venticinque punti e 12 rimbalzi per il lungo camerunense e tripla doppia da 20 punti, 14 rimbalzi e 11 assist per l’australiano. Il primo mette a segno un paio di tiri liberi decisivi nell’ultimo minuto di gioco, il secondo invece provvede a distribuire cioccolatini e comodi assist ai compagni. Una prova di forza per mandare anche a un messaggio allo stesso Butler, per far capire al quattro volte All-Star che la fiducia ricevuta da coach Brown è meritata. Non un risultato impossibile da pronosticare, almeno a guardare le tendenze delle due squadre: per Philadelphia infatti è il 17° successo in casa su 20 partite giocate al Wells Fargo Center, mentre Dallas incassa la 18^ sconfitta lontano dal Texas su 21 tentativi. Wesley Matthews è il miglior realizzatore di squadra con 18 punti, Doncic si ferma a 14 con un modesto 4/16 al tiro e le tante assenze tra le fila dei Mavericks lasciano spazio a dei volti nuovi in uscita dalla panchina. Il primo è quello di Jalen Brunson - cresciuto al college a Villanova, a due passi da Philadelphia – che gioca davanti agli occhi di papà Rick (ex giocatore NBA) la miglior partita della sua giovane carriera: alla sirena sono 13 punti, 11 rimbalzi e otto assist nei 26 minuti sul parquet, con ben 14 tiri tentati (sì, ha fatto praticamente tutto lui). Alla sua prestazione maiuscola si aggiunge quella di Ryan Broekhoff, carneade australiano che in 22 minuti tira 6/8 dal campo, 3/5 dall’arco, segna 15 punti conditi con tre assist ed esce certamente con il sorriso dal parquet. Nonostante la sconfitta.

Denver Nuggets-Charlotte Hornets 123-110

Denver non smette più di correre e macinare vittorie, soprattutto in casa e contro avversari alla portata. Nel matinée del Colorado, Nikola Jokic veste i panni del protagonista nel 16° successo casalingo conquistato dai Nuggets su 19 partita giocate al Pepsi Center. L’altitudine incide, ma anche un super Jokic da 39 punti – massimo in stagione – con 16/29 al tiro, 12 rimbalzi, sei assist e un insieme di colpi illuminanti che danno benzina al motore offensivo della prima squadra della Western Conference. Per Denver è il quinto successo in fila, il nono nelle ultime 11, a conferma dello straordinario momento che sta vivendo la squadra di coach Malone. Oltre ai suoi canestri ci sono i 18 punti di Paul Millsap in uscita dalla panchina (Mason Plumlee in quintetto) e i 17 con un eloquente +23 di plus/minus di Gary Harris. Per gli Hornets non si interrompe dunque il momento di mediocrità che continua ad accompagnare la squadra del North Carolina – mai troppo vincente per sperare di lottare ai playoff (nonostante l’ottavo posto virtuale), né troppo perdente per puntare alto al Draft. Tutto il quintetto va in doppia cifra, Kemba Walker ne segna 20 con percentuali modeste dal campo e la musica continua a non cambiare mai per Charlotte.

Cleveland Cavaliers-New Orleans Pelicans 98-133

Coach Larry Drew sperava che l’incontro con la squadra, il confronto dopo l’ultimo ko contro Utah e il dialogo distensivo tra coaching staff e squadra potesse cambiare le cose. Invece Cleveland, chiamata a riscattarsi dopo otto sconfitte consecutive, sprofonda ancora di più e incassa una delle peggiori batoste di questa complicata regular season. I vice-campioni NBA in carica (fa strano, ma lo saranno ancora per altri cinque mesi) non solo hanno il peggior record della Lega, ma continuano a non mantenere un livello di competitività che superi la metà della partita. Alla sirena finale sono 20 punti e dieci rimbalzi per Anthony Davis, 22 a testa realizzati da Julius Randle e Jrue Holiday, oltre ad altri quattro giocatori in doppia cifra. Tutto davvero troppo facile per New Orleans, che tira con il 58% dal campo, sfiora il 52% dall’arco e non trova alcun tipo di resistenza da parte della molle difesa di Cleveland. In casa Cavs il miglior realizzatore è Jordan Clarkson, autore di 23 punti in 24 minuti in uscita dalla panchina. Oltre qualche sporadico canestro dell'ex Lakers, il deserto. È davvero dura fare i conti con l’assenza di LeBron…

Detroit Pistons-Utah Jazz 105-110

È Detroit la squadra che parte meglio, portandosi sopra anche di 18 punti nel secondo quarto, sul 38-20. Utah non ci sta e piazza un immediato break di 14-0 che li riporta in partita, anche se all’intervallo gli ospiti inseguono ancora sul -5. I Jazz hanno già Joe Ingles e Ricky Rubio in doppia cifra, ma la loro superstar, Donovan Mitchell, è fermo a 2 punti con solo 1/4 al tiro. Cambia tutto nel secondo tempo, quando il n°45 di Utah esplode mettendo a segno 24 dei suoi 26 punti finali, trascinando i suoi a un vantaggio che tocca anche il +11 prima però di subire la rimonta dei padroni di casa, che con una tripla di Blake Griffin (34 punti e 10 rimbalzi alla fine per lui) si riportano fino al -1. Una sanguinosa palla persa di Reggie Jackson nei secondi finali condanna Detroit al sesto ko nelle ultime 8 gare, mentre Utah si avvicina alla zona playoff con la terza vittoria delle ultime quattro, propiziata anche dai 18 punti di Ricky Rubio.

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