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20 gennaio 2019

NBA, i risultati della notte: Jokic meglio di Jabbar, vincono tutte le big a Est

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Il lungo serbo di Denver già nella storia dei centri NBA, Boston passa ad Atlanta grazie ai 32 di Kyrie Irving. Tutto facile per Toronto contro Memphis, Milwaukee regola Orlando grazie al duo Antetokounmpo-Bledose. Indiana ferma Doncic e Dallas, Wade saluta Chicago con un successo, Buddy Hield segna sulla sirena il canestro della vittoria dei Kings a Detroit

HARDEN STREPITOSO, GORDON DECISIVO: HOUSTON VINCE IN RIMONTA SUI LAKERS

TUTTI GLI HIGHLIGHTS DELLA NOTTE

SUPER GIOCATA DI GEORGE NEL FINALE: OKC VINCE A PHILADELPHIA

Denver Nuggets-Cleveland Cavaliers 124-102

La sesta tripla doppia stagionale di Nikola Jokic — decisivo nella vittoria sui Cavs con 19 punti, 12 assist e 11 rimbalzi — è la n°22 della sua carriera, un numero che lo mette al secondo posto di sempre tra i centri NBA facendogli superare nell’apposita classifica niente meno che Kareem Abdul-Jabbar (ma rimane a 56 di distanza dal solito Wilt Chamberlain). Al serbo bastano 28 minuti per confezionarla, grazie a una serata da 8/12 al tiro con il 50% da tre punti (3/6) che gli permette di restare seduto in panchina a riposare per tutto il quarto periodo. Se è lui il protagonista della terza vittoria nelle ultime quattro gare dei Nuggets, a dargli man forte al solito ci ha pensato anche Jamal Murray, top scorer di serata con 26 punti (quarto ventello consecutivo per lui): altri quattro giocatori del roster di coach Michael Malone segnano almeno 13 punti — il migliore Trey Lyles con 16 dalla panchina — in una gara in cui Denver tira con più del 56% dal campo e con il 40.5% da tre punti (15/37), producendo la bellezza di 33 assist su 50 canestri segnati. Per Cleveland arriva invece il ko n°15 delle ultime 16 partite disputate: a niente valgono i 23 punti di Ante Zizic con 9/12 al tiro, i 18 di Rodney Hood e i 17 di Cedi Osman in una sfida già chiusa al termine del primo tempo, quando Denver va all’intervallo sul 70-46 toccando nell’arco dei 48 minuti anche i 30 punti di vantaggio. Si tratta del successo n°20 su 24 gare disputate davanti al pubblico di casa per Denver.

Atlanta Hawks-Boston Celtics 105-113

Le insidie della seconda gara nell’ottavo back-to-back stagionale (soltanto 2-5 il record dei Celtics prima della sfai di Atlanta) sembrano condannare i Celtics a una brutta sconfitta contro una squadra dal record largamente inferiore, ma il 9-0 di parziale nell’ultimo quarto — suggellato dalla tripla del vantaggio di Jaylen Brown a 9 minuti dalla fine — è decisivo nell’assicurare una vittoria di carattere a Boston. Il protagonista, ancora una volta, è Kyrie Irving, che chiude con 32 punti (compresi 15 degli ultimi 19 di squadra nel primo tempo), con 11/19 dal campo e 5/9 da te punti, ma coach Brad Stevens può contare anche sui 19 di Jayson Tatum, sui 14 di Brown dalla panchina e sui 13 con 9 rimbalzi di Al Horford, mentre perde Marcus Smart nel terzo quarto (espulso dopo un diverbio con DeAndre Bembry). Boston ha giocato senza Gordon Hayward, rimasto a Boston in attesa della nascita del suo terzo figlio. Gli Hawks conducono la gara per gran parte della serata, grazie ai 18 punti di Kevin Huerter e ai 16 di Trae Young, mentre 15 a testa li aggiungono Alex Len dalla panchina e John Collins (con anche 11 rimbalzi). Non bastano a evitare il collasso del quarto quarto, quando i padroni di casa segnano solo 16 punti con 6/20 dal campo e un orrendo 1/11 da tre.

Orlando Magic-Milwaukee Bucks 108-118

Milwaukee è sopra di 16 punti nel terzo quarto, ma un parziale di 11-2 dei Magic con Terrence Ross capace di segnare gli ultimi 9 punti del quarto portano i padroni di casa sul -5. Gara riaperta ma solo per poco, perché ci pensa uno strepitoso Eric Bledsoe con 9 dei suoi 30 punti a chiudere nuovamente la sfida, in una serata in cui sbaglia due soli tiri (12/14 dal campo) e raccoglie i complimenti di Giannis Antetokounmpo: “Riesce a segnare 30 punti ma tenerci comunque tutti coinvolti, perché la sua priorità rimane sempre il passaggio”. Il greco contribuisce con 25 punti e 13 rimbalzi alla quarta vittoria consecutiva dei Bucks, che contano 11 successi nelle loro ultime 13 gare disputate e che contro Orlando possono contare anche sui 18 punti di Malcolm Brogdon con un sontuoso 8/11 al tiro e sui 15 di Khris Middleton, mentre si ferma a 8 — ma con 6 stoppate — Brook Lopez. Per i Magic, senza Aaron Gordon tenuto a riposo per via di dolori alla schiena, il migliore è Nikola Vucevic con 27 punti, mentre sono 16 quelli a fine gara di Terrence Ross dalla panchina. Orlando segna solo 2 punti in contropiede (subendone 31 dai Bucks) in tutta la partita, condannandosi così alla terza sconfitta consecutiva.

Toronto Raptors-Memphis Grizzlies 119-90

A Toronto cercavano un All-Star nella trade con San Antonio della scorsa estate e ogni giorno che passa appare evidente che i pezzi pregiati che sono arrivati in Canada sono due. Danny Green è il protagonista del comodo successo casalingo contro i Grizzlies, travolti dal parziale da 45-14 nel terzo quarto e incapaci poi di rialzare la testa. Un quarto in cui si è scatenato soprattutto il tiratore arrivato dal Texas, che ha messo a segno sette triple in una singola frazione – nuovo record di franchigia in casa Raptors. “Non sentivo cantare in quel modo da anni, da quando ero un ragazzino e tutta la mia famiglia era seduta a bordocampo a incitarmi”, racconta Green, uscito dal campo mentre il pubblico canadese cantava “Danny, Danny, Danny”, ricordando a tutti come ormai anche lui sia diventato un beniamino del suo nuovo pubblico. Per l’ex Spurs sono 24 punti, in una sfida in cui Kawhi Leonard resta a riposo per la seconda volta in fila. Dall’altra parte invece niente Marc Gasol – alle prese con i dolori alla schiena – né Joakim Noah, con Jarren Jackson Jr. che chiude con 16 punti e nove rimbalzi, senza riuscire a tenere a galla i suoi, e unico in doppia cifra del quintetto titolare assieme a Mike Conley.

Indiana Pacers-Dallas Mavericks 111-99

Victor Oladipo e la difesa di squadra organizzata da coach Nate McMillan hanno molto a che fare con quella che Luka Doncic chiama “una delle peggiori serate della mia stagione”. Il rookie sloveno viene infatti tenuto a 3/14 dal campo con 0/5 da tre per soli 8 punti, il suo totale più basso nell’ultimo mese di campionato. Non finisce qui: Doncic finisce perfino per farsi espellere sul finire del terzo quarto, quando manifesta tutta la sua frustrazione con un calcio al pallone che gli vale il secondo fallo tecnico, e così Indiana ha vita relativamente facile, chiudendo il conto con un parziale di 13-5 a metà quarto quarto che assicura ai Pacers il terzo successo nelle ultime quattro gare. Protagonisti sono Tyreke Evans miglior realizzatore di squadra con 19 punti dalla panchina ma anche Darren Collison e Domantas Sabonis, entrambi a quota 16 (il lituano ci aggiunge anche 11 rimbalzi). Si ferma a 12, ma con 8 rimbalzi, 6 assist e l’ottima difesa su Doncic, Victor Oladipo, che rovina l’ultima apparizione — contraddistinta da un’enorme ovazione e dai cori di “We want Dirk” nell’ultimo quarto — di Nowitzki in Indiana (con il tedesco però tenuto senza punti per la terza volta in stagione). Il migliore per Dallas è Harrison Barnes a quota 20, ma ci sono anche 17 punti di Wesley Matthews e la doppia doppia n°27 in stagione di DeAndre Jordan, che chiude a quota 15 con 16 rimbalzi e 7/9 al tiro senza però evitare il terzo ko consecutivo.

Detroit Pistons-Sacramento Kings 101-103

Buddy Hield per la prima volta in carriera ha segnato un canestro decisivo sulla sirena in una partita NBA. Un bersaglio arrivato in maniera semi-rocambolesca, fuori equilibrio dall’arco giusto in tempo prima che il cronometro arrivasse a zero – in una partita chiusa con 35 punti a referto. Un serata insomma che “lo Steph Curry dei Kings” ricorderà a lungo: “Ringrazio Dio di poter dire da oggi di aver segnato un canestro sulla sirena in NBA, è qualcosa di molto divertente. Quando sei ragazzino, sogni di vivere un momento del genere e di realizzare canestri di questo tipo. È qualcosa che mi porterò dietro per il resto della mia vita”. Un successo non scontato, visto che Detroit aveva chiuso con un parziale a proprio favore tutti e tre i primi quarti, trascinata dai 38 punti di un Blake Griffin da 12/23 al tiro e 13/15 ai liberi, rimasto orfano sotto canestro di Andre Drummond; fermato dopo un colpo subito nella sfida vinta contro Miami, il centro dei Pistons è stato sottoposto a rigido protocollo NBA previsto per le commozioni celebrali. Insomma, un bel po’ di problemi in casa Detroit che scivola così sempre più lontano dalla zona playoff.

Charlotte Hornets-Phoenix Suns 135-115

Guida dal primo secondo fino all’ultimo Charlotte, che parte fortissimo, stordisce i Suns con un parziale iniziale di 29-11 (con 10/14 al tiro) e chiude il terzo quarto con un vantaggio che tocca anche quota 23 punti. La terza vittoria consecutiva degli Hornets non è mai in discussione, grazie a una serata da 135 punti (massimo stagionale eguagliato) frutto di ottime percentuali al tiro (il 54.4% dal capo, oltre il 47% da tre con 16/34) e di una grande circolazione di palla (31 assist). I padroni di casa mandano tutto il quintetto più tre riserve in doppia cifra, guidati dai 21 punti di Kemba Walker e dai 18 di Jeremy Lamb, mentre i 32 con 11 assist di Devin Booker non bastano a evitare ai Suns la loro 19^ sconfitta su 23 gare disputate lontano da casa, il 10° ko nelle ultime 12 giocate in assoluto. Coach Kokoskov ha 24 punti dalla panchina da Kelly Oubre Jr. e 16 da T.J. Warren ma i suoi Suns vanno sotto pesantemente a rimbalzo (53-26 per gli Hornets l’imbarazzante bilancio) e pagano tutta l’inesperienza di un quintetto base con tre rookie in campo.

Chicago Bulls-Miami Heat 103-117

Battere questa versione dei Bulls è una missione tutt’altro che complicata per le altre 29 squadre NBA, ma per Dwyane Wade la sfida dello United Center aveva un sapore particolare ben al di là di quanto non dicesse lo scontro sul parquet. Il n°3 degli Heat gioca così la sua ultima partita in carriera nella sua città natale, dove ha vissuto una delle sue stagioni più complicate, ma in cui ha sempre riscosso attenzioni e affetto da parte del pubblico. Alla sirena finale sono 14 punti, dieci rimbalzi e sette assist in uscita dalla panchina, fondamentali nel regalare a Miami un successo che porta gli Heat a ridosso dei Nets in classifica; le due squadre che si contendono il ruolo di “migliore dietro le migliori”. Dall’altra parte invece Chicago allunga a dieci la striscia di sconfitte consecutive, in uno spogliatoio che dopo il licenziamento di Fred Hoiberg se possibile è diventato ancora più spaccato e diviso.

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