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NBA, i risultati della notte: disastro Bucks senza Giannis, esordio di Gasol con i Raptors

NBA

Antetokounmpo riposa e Milwaukee gioca la peggior partita dell’anno. I Raptors si godono Marc Gasol e il successo contro New York, Washington passa a Chicago grazie agli ex. Anthony Davis di nuovo sul parquet, ma a vincere sono i Grizzlies “trascinati” da Joakim Noah. Walker ne segna 37 e mette il sigillo contro Atlanta, Indiana passeggia contro Cleveland

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TUTTI GLI HIGHLIGHTS DELLA NOTTE

Milwaukee Bucks-Orlando Magic 83-103

Giannis Antetekounmpo c’è, ma resta a bordocampo a guardare i suoi per 48 minuti subire la sconfitta più pesante della stagione. Un ko che lancia un messaggio preoccupante per i Bucks: senza il talento greco, tutti gli altri vanno in enorme difficoltà. “Dobbiamo prendere questa partita, buttarla nella spazzatura e andare avanti”, è il sintetico ma efficace commento di coach Budelholzer, che ha voluto far rifiatare il n°34, mandando però in apnea tutto il resto del roster. Un fastidio al ginocchio per Antetokounmpo, quelli con cui è meglio non rischiare: “Tanto la partita è in casa contro Orlando…”, avranno pensato inconsciamente, incassando una sconfitta da 83 punti segnati – il bottino peggiore raccolto nelle 55 gare di regular season. A segnare il successo dei Magic ci pensano i 17 punti di Jonathan Isaac, i 15 con 17 rimbalzi di Nikola Vucevic e i 14 di Aaron Gordon. Basta quello contro una Milwaukee che non va oltre i 19 e 11 rimbalzi di Eric Bledsoe, che ammette mestamente: “Eravamo senza energia, le nostre gambe non reggevano più. Basta vedere le triple che abbiamo sbagliato: facevamo chiaramente fatica a concludere”. Il primo posto resta ancora in mano ai Bucks, ma dalla prossima volta meglio tornare ad affidarsi al greco per non rischiare altre pericolose imbarcate.

New York Knicks-Toronto Raptors 99-104

Primo giorno di scuola per Marc Gasol, al suo esordio in NBA con una maglia diversa da quella dei Memphis Grizzlies. Al suo fianco, a spiegargli nel minor tempo possibile come funzionano le cose in Canada, Sergio Scariolo – per anni il suo allenatore in nazionale: “È il mio riferimento: gli ho chiesto di tutto, risolve ogni tipo di problema in tutte le situazioni”, commenta dopo aver messo a referto sette punti e sei rimbalzi nel successo Raptors – più sofferto del previsto – che condanna i Knicks alla 16^ sconfitta consecutiva (pareggiata la peggior striscia di risultati nella storia della franchigia). Per Gasol 19 minuti sul parquet dopo che a ridosso della deadline di mercato, i Grizzlies hanno deciso di liberarsi di lui in cambio di Jonas Valanciunas. Un giocatore d’esperienza, un’alternativa importante in uscita dalla panchina per un gruppo che si gode i 22 punti di Kyle Lowry e i 15 con 13 rimbalzi di Serge Ibaka nel quarto successo in fila di Toronto. Dall’altra parte New York ci ha provato fino all’ultimo: la tripla di Mario Hezonja a 11 secondi dalla sirena ha riportato lo svantaggio dei blu-arancio a un solo possesso di distanza, prima che un paio di liberi spegnessero l’euforia del pubblico del Madison Square Garden. A New York non vedono una vittoria della squadra di casa dal 1 dicembre: dopo questo sacrificio meritano di godersi un bel po’ di free agent di primo livello dal prossimo anno. Come minimo.

Memphis Grizzlies-New Orleans Pelicans 99-90

La NBA di febbraio, a ridosso dell’All-Star Game e nel pieno di una regular season in cui si inizia a vedere la luce in fondo al tunnel, è quella che spesso si ritrova a offrire spunti e protagonista su cui non avresti mai scommesso poche ore prima. E così, nella seconda partita di Anthony Davis con i Pelicans post mancato terremoto di mercato, a prendersi la scena è Joakim Noah. Sì, proprio lui, approfittando del tanto spazio a disposizione sotto canestro dopo la partenza di Marc Gasol destinazione Toronto. Il francese gioca 30 minuti di altissimo livello, chiusi con 19 punti e 14 rimbalzi; entrambi sia massimo in stagione per lui che nel match per i Grizzlies. Memphis vince così una partita che forse voleva perdere, mentre New Orleans smentisce ancora una volta le voci, lasciando Davis sul parquet anche in back-to-back (al contrario delle voci che erano circolate nelle scorse ore). Il n°23 non può giocare i finali di partita? Bugia anche questa: Davis resta otto degli ultimi 12 minuti sul parquet, in una gara da 14 punti e soli otto tiri dal campo (con 16 rimbalzi e sei assist), provando a dare una scossa e una carica ai compagni che non è più in grado di trasmettere. Alla sirena esulta Jrue Holiday, che conquista il bonus da 255mila dollari presente nel suo contratto e legato all’aver giocato almeno 2.075 minuti. Sorriso ben più radioso sul volto di Mike Conley, che toccate le 55 partite sul parquet, si è garantito un contratto da almeno 22.4 milioni di dollari nel 2020/21. Un bel po’ di soldini, che potranno diventare ancora di più: basta continuare a giocare.

Chicago Bulls-Washington Wizards 125-134

Bobby Portis doveva evidentemente festeggiare il suo 24° compleanno a Chicago. E il destino gli ha voluto regalare la prima serata da ex contro i Bulls, per la prima volta da protagonista assieme a Jabari Parker nel successo dei capitolini in trasferta. Sorridono entrambi che combinano per 30 punti, 17 rimbalzi e dieci assist: un bottino ben più cospicuo di quanto messo a referto dal solo Otto Porter, autore di 17 punti con 15 tiri. A mancare ai Bulls però è soprattutto l’impatto a gara in corso, con Washington che per una volta si gode ben quattro giocatori in doppia cifra tra quelli che non facevano parte del quintetto titolare: oltre ai due ex già citati, ci sono anche 20 punti di Chasson Randle in 25 minuti con 8/10 dal campo – una di quelle storie che solo in NBA riescono a trovare un lieto fine – e i 14 di Wesley Johnson, un altro volto nuovo in casa Wizards.

Atlanta Hawks-Charlotte Hornets 120-127

Charlotte è senza Tony Parker, fermato da dolori alla schiena, e il record quando il francese non è della gara è poco incoraggiante: 0 vinte, 8 perse. Ci pensa allora Kemba Walker a prendere in mano i destini della gara, da lui dominata con 37 punti e soprattutto con 9 triple a segno, suo massimo stagionale. Spinti dalla loro point guard – che viaggia a 34 e 8 assist di media nelle ultime quattro gare, in avvicinamento all’All-Star Game da giocare in casa – gli Hornets hanno anche 27 punti da Marvin Williams e 24 da Jeremy Lamb. I padroni di casa toccano il +20 sul finire del terzo quarto, in una gara in discesa fin dalla palla a due: Walker e compagni infatti segnano i primi otto tiri della loro serata (compreso un 5/5 da tre punti) e guidano dal primo secondo all’ultimo. Per Atlanta il migliore è John Collins a quota 21, mentre 20 ne aggiunge Trae Young che però fa autocritica per la sua difesa su Walker: “Lui è questo tipo di giocatore, fortissimo, ma io non ho fatto un buon lavoro in marcatura”. Si spiega anche così la seconda sconfitta in fila degli Hawks, mentre tornano alla vittoria gli Hornets, sempre settimi nella Eastern Conference. 

Indiana Pacers-Cleveland Cavaliers 105-90

Senza Victor Oladipo fino al termine della stagione e aspettando Wesley Matthews, probabile arrivo dal mercato dei buyout, Indiana sembra aver trovato la quadra per continuare a vincere e convincere: contro Cleveland arriva infatti il quinto successo consecutivo dei Pacers, ed è un successo di squadra, nato dalle ottime prestazioni di tutto il gruppo allenato da coach McMillan. Se Bojan Bogdanovic è il miglior marcatore a quota 23, ce ne sono 18 per Darren Collison, 14 con 8 rimbalzi per Myles Turner (che senga 8 dei primi 12 punti dei suoi al via, indirizzando la gara) ma anche 13 punti con 10 rimbalzi per Domantas Sabonis e una tripla doppia sfiorata da Cory Joseph, che in 31 punti dalla panchina colleziona 10 punti, 10 assist e 9 rimbalzi. Per Cleveland, di nuovo senza Kevin Love, si tratta della quarta sconfitta in fila e della decima nelle ultime dodici: non bastano ai Cavs i 18 punti di Jordan Clarkson e i 16 a testa di Larry Nance Jr. e Collin Sexton.