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NBA, il viaggio che ha cambiato la stagione dei Boston Celtics

NBA

Una settimana fa i Boston Celtics sembravano persi. Ora invece hanno vinto le ultime tre partite disputate in California, rilanciando la loro stagione in ottica playoff. Cosa è cambiato? Un viaggio in aereo guidato da Kyrie Irving potrebbe essere la risposta ai problemi della squadra di Brad Stevens

I LAKERS NON VINCONO PIU', BOSTON NE APPROFITTA

Negli ultimi giorni hanno fatto rumore le dichiarazioni di Adam Silver secondo il quale alcuni giocatori NBA sono “genuinamente infelici”, anche per il ruolo che i social media ricoprono nelle loro vite. Parole che hanno trovato l’approvazione di un veterano come Dirk Nowitzki, il quale a The Athletic ha dichiarato: “Non so se la vittoria interessi quanto sembrare belli su Instagram, Twitter, avere follower, likes e click. Venti anni fa la gente non era così attaccata al telefono. Non so se sia solo colpa dei social media, so però che noi basavamo la nostra felicità sulle vittorie e sulle sconfitte. Quando vincevamo era divertente, mettavamo su la musica. Quando perdevamo, eravamo arrabbiati. Quando aspettavamo l’arrivo degli allenatori dopo le partite, ci parlavamo negli occhi. Ora ci sono 15 giocatori che guardano agli smartphone. Non si passa più così tanto tempo assieme”. Non sappiamo se questo sia stato il caso anche dei Boston Celtics, ma vista la stagione disputata fino a questo momento, non è improbabile che un po’ di questi discorsi abbiano coinvolto anche loro. Quello che non è stato sottolineato abbastanza, però, è che le cose possono cambiare molto in fretta – anche con un solo viaggio aereo.

Musica, carte e dadi: cosa è successo su quell’aereo

Dopo la brutta sconfitta di domenica scorsa in casa contro gli Houston Rockets, i biancoverdi si sono imbarcati sull’aereo che li ha portati sulla costa ovest, dove erano attesi a quattro partite complicatissime in California. E proprio su quell’aereo qualcosa è cambiato, almeno stando a quanto raccontato dai protagonisti in un pezzo su The Athletic. “È stato un bel viaggio, arrivato appena dopo che ci avevano rotto il c..o” ha spiegato Marcus Morris. “Anche i ragazzi che di solito stanno per i fatti loro e non parlano molto si sono ritrovati e hanno interagito gli uni con gli altri. Solo sorrisi e risate”. A guidare questo repentino cambio di mood è stato Kyrie Irving, che si è fatto carico delle responsabilità di scegliere la musica per il viaggio (di solito se ne occupano Jayson Tatum, Morris e Guerschon Yabusele) e ha coinvolto tutti con le sue doti di cantante. “A Ky piace cantare, ed è bravo a farlo. Anzi, è l’unico che sa farlo in tutta la squadra” ha spiegato Morris.

Non è stata solo la colonna sonora a coinvolgere tutti. Pare infatti che siano state le partite a carte a tenere alto il morale della truppa, con sfide a Uno e a Booray a farla da padrone, con Marcus Smart auto-definitosi il miglior giocatore di Uno del roster. “È come quando gioca in campo: trova il modo di vincere continuando a parlare, parlare, parlare” ha spiegato Al Horford, altro avido giocatore di Uno, con un sorriso. “Penso che non avesse vinto ancora una partita, ma quando stavamo per atterrare ne ha vinte quattro in fila per pareggiare con Guershon. Trova sempre un modo”. “Anche lui gioca a Uno come è in campo” ha risposto invece Smart. “Sta sempre lì, di soppiatto, non dice niente: va lì e gioca”.

In un’altra parte dell’aereo, invece, è Marcus Morris a gestire il suo gioco preferito: quello dei dadi. “Siamo io, T-Ro (Terry Rozier), Brad (Wanamaker), a volte Kyrie, ma più o meno tutti passano da me. Anche Jayson è migliorato: all’inizio non sapeva giocare, ma ora è diventato forte. Ha trovato il suo ritmo, come nel basket. Bisogna tirare un po’ per riuscirci, e una volta che lo trovi puoi solo andare avanti”.

È davvero cambiato qualcosa per Boston?

La speranza per coach Stevens è che quel viaggio aereo abbia davvero cambiato la stagione dei Celtics come sembra aver fatto, viste le tre vittorie in California dell’ultima settimana. E a guidare questo cambiamento, soprattutto, c’è Irving, che nel corso di questa stagione è stato a tratti quasi un separato in casa per i biancoverdi: “Quando c’è un viaggio così lungo, di solito tutti si mettono su le cuffie e finisce lì” ha raccontato Horford. “Questa volta Kyrie ha cominciato a parlare e a coinvolgere tutti. La sua energia ci ha fatto unire come gruppo, e si è trasferita poi il giorno dopo a San Francisco, dove abbiamo fatto un bell’allenamento. Poi nello shootaround prima della gara contro Golden State abbiamo continuato bene, in maniera molto concentrata. Questo poi si è visto in partita”. Se davvero così fosse, le avversarie della Eastern Conference sono avvisate.

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