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NBA, Patrick Beverley sta vincendo la sfida personale contro Kevin Durant

NBA

Il n°35 degli Warriors ha tirato soltanto otto volte in gara-2, uscito per raggiunto limite di falli dopo l'espulsione nella prima sfida. La sua incidenza in attacco è ridotta - di molto - grazie al lavoro fatto da Beverley: "È un testa a testa che sta vincendo, nonostante tutto"

I NUMERI PAZZESCHI DELLA RIMONTA CLIPPERS

I CLIPPERS BATTONO GLI WARRIORS IN GARA-2

DURANT-BEVERLEY, ESPULSIONE ALL'ESORDIO

Troppo alto per essere marcato da un avversario della sua stazza senza pagare conseguenze in quanto a rapidità. Troppo tecnico per pensare di contenerne i movimenti, variegati e risorsa infinita in ogni situazione. Troppo naturale nel trovare il fondo della retina per pensare di limitarne la produzione. Quindi, cosa fare in difesa contro Kevin Durant? La risposta migliore sembra essere: entrare nella sua testa. E la scelta fatta da Doc Rivers sta pagando in questo inizio di serie contro Golden State. Sabotarlo dall’interno, restandogli addosso in maniera spudorata, fastidiosa, a tratti esasperante nonostante la differenza di centimetri. Patrick Beverley è l’uomo ideale per questa missione, come dimostrato nei primi due episodi del testa a testa tra Clippers e Warriors. Facciamo un attimo un passo indietro: “far giocare male KD” vuol dire, tradotto in cifre, tenerlo a 22 punti di media con oltre il 54%. Un affare, contro il quinto realizzatore di media all-time nella post-season. Quello che colpisce però è il numero di tentativi dal campo di Durant: soltanto otto in gara-2, la seconda peggior prestazione per numero di conclusioni in carriera di KD ai playoff, con tre triple totali in 67 minuti sul parquet (con un solo bersaglio a referto). Insomma, l’affare vero è non farlo tirare, proprio perché grazie al lavoro di logoramento psicologico e fisico portato avanti da Beverley, il n°35 degli Warriors ha già perso 12 palloni in due gare – cinque dei quali falli in attacco, che lo hanno costretto a uscire per raggiunto limite negli ultimi minuti della seconda partita della serie. A un certo punto nel terzo quarto di gara-2, Durant e Beverley sono stati sanzionati per tre falli consecutivi di uno sull’altro in meno di cinque secondi: il simbolo di come Durant sia stato spesso costretto a preoccuparsi di altro sul parquet. “Ci abbiamo lavorato, ma KD è cascato nella provocazione”, aveva detto Steve Kerr dopo l’espulsione in gara-1. Due giorni dopo il copione non è cambiato.

Un grande difensore e agonista, non solo un provocatore

Ridurre il lavoro difensivo (e non) fatto da Beverley in campo alla pura e semplice provazione è limitante nella valutazione del suo impatto: “Non provo a entrare nella testa dei miei avversari, non è di certo il mio obiettivo primario – prova a giustificarsi il diretto interessato - non posso essere d’aiuto se le persone sono irritate dai miei comportamenti. Non è una mia colpa, io scendo in campo e provo a dimostrare di essere il miglior difensore di questo fot***o pianeta.  A differenza di quanto viene detto, prendo il mio compito e il mio ruolo sul parquet molto seriamente. Faccio il mio lavoro al meglio, lo devo ai miei compagni che capiscono bene quali sono le mie mansioni sul parquet. Durant non è di certo un avversario semplice da contenere, ma è sempre molto divertente vedersela contro campioni di quel livello”. Soprattutto quando i risultati premiano il tuo lavoro, magari completando la più grande rimonta della storia dei playoff. “È un giocatore fondamentale per noi – prosegue Doc Rivers - credo che le persone spesso si lascino distrarre dal suo modo di fare e non guardano alla sostanza. Il suo spirito e la sua anima sono determinanti per dare energia alla squadra. È il primo in grado di incoraggiare chiunque, lui e Lou Williams durante i timeout – soprattutto quando siamo sotto nel punteggio – sono i primi a motivare i più giovani. È sotto gli occhi di tutti. Sono molto importanti per noi”. Lui a contenere Durant, Williams a pensare a tutto il resto in attacco: “Per lui è una vera e propria sfida personale”, racconta il miglior sesto uomo dell’anno. “Espulsi entrambi in gara-1, usciti per raggiunto limite di falli nella seconda sfida. Queste sono cose che non finiscono nelle statistiche, nei boxscore, ma che raccontano bene chi sia Pat. Lo apprezzo per il suo impatto e la sua energia: se il giocatore al tuo fianco porta una spinta del genere, non puoi fare altro che andargli dietro”.

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