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Playoff NBA, infortunio per Steph Curry: botta alla mano e dito lussato contro i Rockets

NBA

Nel primo quarto di gara-2 tra Golden State e Houston, non solo Harden ma anche Curry è stato costretto a ricorrere alle cure mediche dopo una lussazione al dito medio della mano sinistra - fissato con una fasciatura che gli ha permesso di continuare a giocare

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L'INFORTUNIO ALL'OCCHIO DI JAMES HARDEN

Il livello di intensità mentale e fisica dei playoff viene spesso definito come di difficile comprensione per chi non passa su quei parquet almeno una volta. Ogni pallone pesa come un macigno, alle volte non solo in senso figurato, ma anche a causa dell’intensità dei colpi che si prendono e si danno. Una battaglia vera e propria, dalla quale nessuno vuole sottrarsi. Lo sa bene Steph Curry, ormai un veterano per esperienza in post-season, colpito involontariamente da Clint Capela nel primo quarto di gara-2 durante un’accesa lotta a rimbalzo. L’obiettivo del n°30 degli Warriors era quello di allontanare il pallone dalla disponibilità del lungo avversario e di strapparlo dal suo controllo: un tentativo andato a vuoto che ha portato il dito medio della mano sinistra di Curry ad assumere una posizione completamente innaturale. Il due volte MVP degli Warriors ha subito chiesto il cambio, senza però rendersi conto inizialmente dell’entità del problema. Una volta arrivato in panchina con la mano in disordine, si è fiondato negli spogliatoi; costretto a saltare cinque minuti di partita e accolto dal boato della Oracle Arena una volta rimesso piede in campo. Una fasciatura che gli ha permesso di restare sul parquet nonostante tutto per 33 minuti, chiusi con 20 punti a referto, conditi con cinque assist, due recuperi e tre triple. La mira ne ha in parte risentito, ma nessuno poteva biasimarlo, acclamato dal suo pubblico soprattutto dopo l’unica stoppata della sua partita, arrivata sul finire di primo tempo proprio contro Clint Capela - nonostante l’enorme differenza di centimetri e peso. Il modo migliore per dimostrare che la mano era tornata a posto: ai playoff infatti bisogna stringere i denti e affrontare qualsiasi tipo di avversario, compreso il dolore.

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