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Playoff NBA, James Harden: "Ci vedo a malapena". Tre giorni per recuperare prima di gara-3

NBA

Il n°13 dei Rockets ha raccontato a fine partita le sue difficoltà nell'affrontare "al buio" la difesa Warriors: "Non avrei mai lasciato i miei compagni da soli". E coach D'Antoni sottolinea: "La sua è una prova di forza straordinaria" 

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Il colpo è arrivato duro in entrambi gli occhi: il sinistro ha subito una lacerazione, mentre il destro è rimasto a lungo arrossato. La sostanza però non cambia: James Harden ha giocato alla cieca o quasi gli ultimi tre quarti della sfida contro Golden State, persa per poco dai texani che si ritrovano stavolta a recriminare non contro gli arbitri, ma con la sfortuna. Gli occhi del Barba sono diventati estremamente sensibili agli effetti della luce dopo il colpo, tanto da costringerlo a fermarsi più volte per rimettere a fuoco durante il match e a lasciarlo spesso accecato anche in conferenza stampa a fine partita. Un dolore evidente, che il n°13 spera di risolvere prima della sfida di Houston tra tre giorni: “La mia vista è ancora sfuocata, spero migliori nel corso delle prossime ore, ma nessuno al momento sa come evolveranno le cose. Ci vedo a malapena”. Harden aveva inizialmente sottovalutato il problema, restando sul parquet dopo il colpo prima di crollare a terra mentre gli Warriors spingevano il contropiede in superiorità numerica. Tripla comoda data dal cinque contro quattro sul parquet e poi subito timeout per intervenire con il Barba. Un colpo fortuito, come manifestato subito dallo stesso Green che è corso a chiedere scusa all’avversario: “Ho commesso un errore e l’ho preso in pieno negli occhi, la mia prima preoccupazione era capire quali fossero le sue condizioni. Non entro in campo per mollare colpi agli avversari. So bene cosa si prova: le persone infatti spesso dimenticano che gli atleti sono costretti a convivere ogni giorno con i problemi, ogni secondi della giornata. Non è una questione che si risolve soltanto in campo”. Harden è rimasto a lungo in spogliatoio, spuntando fuori a sorpresa nel corso del secondo quarto: “È un duro – commenta D’Antoni – sapevo che non ci avrebbe lasciati da soli, che sarebbe tornato a prescindere dal dolore e dal fastidio personale. Può sempre fare meglio, ma date le sue condizioni fisiche la sua è stata una prestazione straordinaria”. In effetti 29 punti e quattro assist, tutti messi a referto dopo l’infortunio, sarebbero una prestazione di livello anche per un giocatore al massimo della forma. “Ho fatto di tutto per non lasciare da soli i miei compagni: peccato non sia bastato per pareggiare la serie”.

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