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09 maggio 2019

Playoff NBA, infortunio di Kevin Durant: quanto tempo resterà fuori?

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Costretto a lasciare il campo nel 3° quarto in gara-5, sembra scongiurato il pericolo della rottura del tendine d'Achille per il n°35 degli Warriors. Lo stiramento al polpaccio però dovrebbe cotringerlo a saltare almeno gara-6, così come sono a rischio le prossime sfide cruciali per i playoff degli Warriors

DURANT, RISONANZA MAGNETICA: LA DIAGNOSI

LE IMMAGINI DELL'INFORTUNIO DI KEVIN DURANT

GOLDEN STATE DOMINA, SOFFRE E BATTE HOUSTON

Una vittoria che fa sorridere e un infortunio che potrebbe compromettere il cammino futuro degli Warriors. Il sospiro di sollievo per il pericolo scampato e la paura che Kevin Durant possa non farcela per le prossime decisive sfide che Golden State dovrà affrontare. È uno stato d’animo pieno di contrasti quello che accompagna il post-partita degli Warriors, e in particolare di KD, rimasto alla Oracle Arena dopo l’uscita dal campo – buon segno, non c’è stato bisogno di dover intervenire con un rapido trasferimento all’ospedale – e presente in spogliatoio a fine gara, distratto dai reporter mentre continuava a consultare lo smartphone. Tutto normale, se non fosse per il polpaccio destro malconcio: uno stiramento che potrebbe costare caro a lui e agli Warriors nei prossimi giorni. “Siamo tutti quanti ovviamente molto rammaricati per questo – sottolinea Steve Kerr – e al tempo stesso felici per una vittoria fondamentale. La nostra preoccupazione adesso è tutta per il suo recupero: KD sta giocando dei playoff fantastici e sono orgoglioso della reazione del gruppo nel momento in cui è venuto a mancare: non posso fare altro che rimandarvi a domani, a quando avremo fatto tutti gli esami e capito più a fondo la gravità del problema”. Ai microfoni dei giornalisti di The Athletic però, il coach dei campioni in carica conferma che difficilmente Durant sarà a disposizione tra 48 ore per la sfida di Houston. Per quella gara-6 che potrebbe significare finale di Conference per il quinto anno in fila: “Sì, sì, sono sicuro che il pericolo della rottura del tendine d’Achille sia scongiurato: guardando le immagini al replay in un primo momento ho avuto la stessa impressione, per fortuna non è così grave”. In un momento così delicato della storia della franchigia e non solo della stagione, anche soltanto pochi giorni d’assenza potrebbero risultare decisivi: la differenza che passa tra l’ennesimo trionfo e un rumoroso naufragio.

Le parole di Cousins e l’impatto di Looney nel finale

“Ne sapremo di più domani”, è anche una delle pochissime dichiarazioni rilasciate dal diretto interessato. Una situazione che ha messo alle corde a livello psicologico in campo i suoi compagni, con Curry che negli ultimi 14 minuti si è caricato la squadra sulle spalle – segnando 16 punti con soli nove tiri tentati e tenendo a galla il margine che gli Warrior sono riusciti a conservare fino alla sirena. Senza KD, coach Kerr ha scelto Kevon Looney come uomo da lasciare sul parquet, rimettendo a posto la questione a rimbalzo d’attacco (cinque fondamentali quelli catturati dal centro, ma soprattutto limitato l’impatto dei Rockets sotto canestro) e ottenendo un contributo enorme: i cinque punti con nove rimbalzi, due assist, un assist e una stoppata, sono soltanto la punta di un iceberg fatto di difesa, aiuto per i compagni, blocchi granitici portati per i compagni e molto altro. Golden State infatti non ha perso la testa, nonostante l’assenza di Durant potesse pesare anche sotto l’aspetto emotivo. Secondo Andre Iguodala, decisivo è stato il lavoro fatto da DeMarcus Cousins – ancora infortunato, ma presente in panchina – che ha continuato a rassicurare tutti, a dare fiducia ai ragazzi in campo senza concedere distrazioni a nessuno: “Eravamo scossi, un po’ sotto shock, ma DeMarcus ci ha tranquillizzato. Ha trovato le parole giuste per farci restare concentrati su quanto stesse accadendo in campo. Era il modo migliore per dimostrare vicinanza a KD: non far pesare troppo la sua assenza e vincere la partita”. Missione compiuta, con la speranza che non sia un’impresa da dover replicare troppo spesso nel prossimo futuro.

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