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Playoff NBA, Durant, Cousins, Leonard: il peso degli infortuni nella corsa al titolo

NBA

Frutto di stanchezza o solo del caso, gli infortuni ad alcuni giocatori chiave rischiano di avere un ruolo importante nelle sfide che qualificano per la finale NBA

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L'INFORTUNIO A KEVIN DURANT

LEONARD ZOPPICA: "STO BENE"

I primi a doverci fare i conti sono stati i Golden State Warriors. Hanno aspettato il recupero di DeMarcus Cousins per quasi un’intera stagione, lo hanno visto debuttare verso fine gennaio per poi perderlo nuovamente alla sua seconda partita di playoff della carriera, in gara-2 di primo turno contro i Clippers. Il quinto All-Star dei Dubs, il giocatore che avrebbe dovuto rendere imbattibile il quintetto di coach Steve Kerr, è solo uno dei grandi nomi che hanno dovuto vedersela con infortuni – più o meno gravi – in questi playoff 2019, e anche nelle finali di conference che stanno andando verso la loro conclusione il loro impatto si è fatto sentire sui destini delle quattro squadre rimaste in lizza per il titolo.

Golden State Warriors: DeMarcus Cousins e Kevin Durant

Sembrano proprio i campioni NBA in carica i più vessati dalla cattiva sorte: all’infortunio di DeMarcus Cousins, alle prese con un problema al quadricipite sinistro, si è infatti sommato quello di Kevin Durant, riportato in gara-5 della serie di semifinale di conference contro Houston. Anche per KD il problema è muscolare, al polpaccio destro, e ora i destini di un eventuale threepeat degli Warriors dipendono anche dalla capacità o meno di recupero dei due giocatori prima della fine di questi playoff. A questo riguardo l’ultimo comunicato diramato dalla franchigia californiana (tre giorni fa) sembra voler mantenere parecchia cautela: Durant non avrebbe ancora iniziato nessuna attività di campo, mentre Cousins – che ha già preso parte a sprazzi di allenamento coi suoi compagni – non viene ancora considerato “pronto per un impiego in partita”. Entrambi i giocatori verranno rivalutati il 24 maggio, a meno di una settimana quindi dall’eventuale gara-1 di finale NBA, in programma il 30 del mese.

Toronto Raptors: Kawhi Leonard

L’aggettivo stoico, stoico non rende neppure l’idea quando si parla di Kawhi Leonard. Se ci si aspetta che sia lui a svelare un eventuale infortunio possibilmente condizionante per il resto della serie, infatti, l’aggettivo giusto diventa omertoso. Eppure la supestar dei Raptors è apparso zoppicante a lungo in gara-3, e lo si è visto toccarsi tanto il ginocchio sinistro dopo una schiacciata nel primo, quanto il quadricipite destro: “Tutto ok, continuerò a lottare, continuerò a scendere in campo e giocare”, le sue uniche parole al riguardo nel dopo partita. Ma gli infortuni a Leonard preoccupano, perché entrambi non sono nuovi: i dolori al ginocchio sinistro, infatti, lo hanno accompagnato per tutto l’anno, e sono il risultato di una compensazione eccessiva sulla gamba sinistra come conseguenza del precedente infortunio al quadricipite della gamba destra, l’infortunio che lo aveva fermato per quasi tutta la sua ultima stagione a San Antonio.

Milwaukee Bucks

Delle quattro squadre in campo nelle finali di conference quella a star meglio sembra essere Milwaukee, che proprio nella quinta e ultima sfida contro Boston al secondo turno ha recuperato l’unico infortunato a roster, Malcolm Brogdon. Dal suo ritorno la point guard dei Bucks non è ancora stato reinserito in quintetto base (affidato a Nikola Mirotic il suo posto) ma il suo rientro è stato subito positivo e Brogdon non sembra risentire della fascite plantare al piede destro che gli ha fatto saltare un mese e mezzo di pallacanestro. 

Prevenzione e “load management”

Sono quindi tre le superstar alle prese con problemi fisici – Cousins e Durant a Golden State, Leonard a Toronto – e ovviamente si tratta di problemi tutti diversi in casistiche altrettanto differenti tra loro. Dei tre Durant è quello che ha sicuramente dovuto sopportare il maggior peso di una stagione lunga e faticosa, chiudendo la stagione al 14° posto nella lega per minutaggio (34.6 minuti a sera) e vedendo poi il proprio impiego in campo aumentare con l’inizio dei playoff (sesto in tutta la NBA giocando 39.1 minuti a sera). Da non sottovalutare, poi, che dal via delle finali di conference, si gioca ogni 48 ore, una scelta che comporta un riposo minimo (se non nullo) per qualsiasi giocatore e l’impegno fisico richiesto potrebbe aver avuto un ruolo nell’infortunio muscolare tanto di Durant qunato di Cousins e Leonard, anche se nel loro non si può certo assegnare responsabilità all’elevato minutaggio nelle loro gambe. Cousins è stato gestito con cautela fin dal suo primo rientro, con minuti in crescita e una media stagionale sotto i 26 a sera. Leonard da par suo ha saltato 22 delle 82 gare stagionali – senza mai disputare entrambe le partite di un back-to-back – proprio per evitare che il suo fisico risentisse di un carico eccessivo di lavoro e potesse subire una ricaduta, dopo un’annata trascorsa quasi interamente ai box. In entrambi i casi, però, anche un attento load management non ha evitato brutte notizie dall’infermeria per giocatori e squadre: e ora Warriors e Raptors devono trattenere il fiato e incrociare le dita. 

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