NBA Finals, Golden State pensa già a gara-4: le condizioni di Kevin Durant e Klay Thompson

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I due grandi assenti in gara-3 sono ancora alle prese con problemi fisici che non vogliono saperne di lasciarli in pace: con gli Warriors sotto 2-1 nella serie bisognerà però trovare il modo di rimetterli in sesto nel minor tempo possibile

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Col senno di poi, in molti si interrogano sul come sarebbero andate le cose se Kevin Durant e Klay Thompson fossero stati a disposizione di Steve Kerr e degli Warriors in gara-3. I rimpianti non hanno mai vinto titoli NBA, né le recriminazioni: quella di Golden State, pur nelle difficoltà, è stata una scelta consapevole, dettata dal preservare soprattutto il n°11 da eventuali ricadute e considerando ancora non del tutto completato il recupero da parte di Durant. Un discorso ripetuto più volte in maniera chiara anche da coach Kerr: “Il punto cruciale della questione è quello di evitare in tutti i modi il rischio che possa subire un infortunio ancora più grave – spiega l’allenatore di Golden State parlando di Thompson – un problema che lo costringerebbe poi a restare fuori per il resto della serie. La decisione dunque è stata presa in quest’ottica e non rimpiango la scelta fatta. Non mi sarei mai perdonato nel caso in cui gli avessimo chiesto di scendere sul parquet, compromettendo in maniera più grave le sue condizioni. In fondo nella vita bisogna sempre convivere con le decisione che il nostro ruolo ci impone di prendere. Siamo stati saggi in quello che abbiamo fatto, prudenti come era giusto essere e per questo accettiamo le conseguenze, il risultato del campo e guardiamo oltre sapendo di aver fatto le cose come si deve”. La sconfitta infatti brucia ancora, è inevitabile, così come immaginare un assetto difensivo ben diverso con la presenza sul parquet anche di Thompson. La prudenza non è mai troppo, ma adesso appare evidente a tutti che non si potrà dilazionare ancora a lungo l’assenza del n°11: “L’aspetto positivo della vicenda è che Klay è stato sempre meglio negli ultimi due giorni. Con 48 ore piene da sfruttare per recuperare, la speranza è che sia con noi in campo in gara-4”. La pretattica a questo punto è meglio lasciarla da parte.

Thompson spera di esserci in gara-4: "Non lo abbiamo sacrificato per nulla"

Durante l’allenamento che ha preceduto gara-3 Thompson aveva compiuto diversi test, con esercizi di corsa alternati alla sessione di tiro, per mettere alla prova la sua tenuta. Quello sarà il tipo di procedura che verrà utilizzata anche nelle prossime ore per metterlo nuovamente alla prova, con la speranza che assieme al riscaldamento di venerdì, tutto questo gli permetta di essere abile e arruolabile nella seconda sfida della serie alla Oracle Arena. Gli esami delle ore immediatamente precedenti alla gara infatti avevano fatto temere un riacutizzarsi del problema, tanto da impedirgli anche di riscaldarsi e di optare per una lunga sessione di streaching, divenuta poi il preludio alla sua indisponibilità. “Ci avrebbe certamente dato un contributo enorme e necessario – sottolinea Curry – ma in situazioni del genere è giusto ragionare sul medio periodo, considerando che vince chi riesce a fare meglio potenzialmente nelle sette partite. Avremmo avuto un vantaggio stanotte se fosse sceso in campo, ma le sue condizioni di salute sono molto importanti per noi anche provando a preservarlo in ogni modo dal rischio che accada qualcosa di ben più catastrofico. La speranza è che in gara-4 non saremo più costretti a fare questi calcoli”. Sulla stessa lunghezza d’onda anche Draymond Green: “Non sacrifichi una partita di finale soltanto perché vuoi essere sicuro di stare bene nella successiva, anche perché può succedere di tutto nel frattempo. Al tempo stesso però bisogna essere intelligenti nella gestione delle risorse. L’obiettivo è quello di avere Klay per il maggior numero di partite possibile all’interno della serie e la squadra ha ragionato in quest’ottica: nessuno ha deciso di sacrificare gara-3”.

Durant, ancora nessun allenamento con gli altri compagni

Discorso diverso per Durant, fuori ormai da quasi un mese, ma speranzoso anche lui di poter ritrovare minuti in campo e canestri in gara-4. Gli ultimi due allenamenti a San Francisco sono stati definiti “incoraggianti” dallo stesso Kerr che ha spiegato come i test delle prossime ore in palestra potrebbero essere decisivi: “Si è allenato molto bene negli ultimi giorni, forzando un po’ a livello fisico e le cose sono andate per il verso giusto. Anche oggi prima della gara ha fatto lo stesso tipo di lavoro, ottenendo delle risposte positive. L’intenzione è quella di aumentare il carico e soprattutto di testarne la condizione facendolo giocare anche con altri. Al momento non ha mai provato né un 3 contro 3, né un 5 contro 5”. Una condizione tutt’altro che ottimale dunque per immaginarne un rientro sul parquet nel giro di 48 ore, in un contesto così agonistico e di altissimo livello come le finali NBA. “Probabilmente eviteremo di allenarci prima di gara-4: si tratterà di fare soprattutto delle sessioni video e poco altro. Se sarà possibile, troveremo il modo di metterlo alla prova con alcuni ragazzi, a sfidare volendo anche qualche allenatore – giusto per vedere quale sia la sua risposta fisica sul parquet. Questo sarà il prossimo passo da compiere”. Insomma, una situazione più complicata e ancora lontana dalla soluzione: “Non ha avuto nessuna ricaduta ed evitare di fare passi indietro è fondamentale, anche perché il tempo stringe”. Questo lo sa anche Durant, che come Thompson farà di tutto pur di dare il suo contributo.

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