NBA Finals, Steph Curry come LeBron James: 47 punti e sconfitta in finale

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In gara-3 Steph Curry ha realizzato il suo massimo in carriera ai playoff da 47 punti, ma non è bastato per portare i Golden State Warriors alla vittoria. L’unico precedente di un giocatore capace di segnarne 47 in una sconfitta alle Finals è il LeBron James da 51 punti in gara-1 dello scorso anno

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A otto minuti dal termine di gara-3, la distribuzione offensiva dei Golden State Warriors era quasi equamente distribuita: 45 punti per Steph Curry, 46 per tutti i suoi compagni messi assieme. Peccato che il punteggio fosse di -11 per i campioni in carica, ricacciati poi ancora più in giù da una tripla spezza-gambe di Kyle Lowry, un leit-motiv di una serata in cui ad ogni canestro di Curry è corrisposta una risposta quasi immediata degli avversari. Il numero 30 di Golden State ha lottato contro i mulini a vento per tutta la serata: senza Kevin Durant e Klay Thompson al proprio fianco, Steph si è fatto carico dell’intero attacco dei suoi e ha provato a trascinare l’intera Oracle Arena con una prestazione mostruosa, chiusa con il suo massimo in carriera ai playoff da 47 punti con 14/31 dal campo, 6/14 dalla lunga distanza e 13/14 ai liberi, aggiungendo anche 8 rimbalzi e 7 assist con sole tre palle perse pur avendo l’intera difesa di Toronto concentrata esclusivamente su di lui dal primissimo istante di partita. Una partita che Curry aveva cominciato con le marce altissime, segnando 17 punti nella frazione iniziale con un paio di conclusioni “delle sue” da oltre otto metri per accendere il pubblico di casa, contando sul suo apporto per sopperire alle pesanti assenze dei suoi compagni più talentuosi. Agli Warriors, molto semplicemente, è mancata potenza offensiva per tenere il passo dei Raptors: sono infatti solamente due i compagni di Curry sopra la doppia cifra (Draymond Green con 17 e Andre Iguodala con 11, con 8 complessivi per DeMarcus Cousins e Shaun Livingston) e neanche uno ha chiuso con un plus-minus positivo, anche per gli enormi problemi difensivi avuti nel contenere gli avversari in serata ispirata al tiro da tre (17/38 per il 44.7%). Perché se nella metà campo offensiva la sola presenza di Curry può permettere agli Warriors di cavare punti anche da quintetti estremamente deficitari dal punto di vista offensivo, lo stesso non può fisicamente essere possibile nell’altra metà campo.

47 o più punti alle Finals e perdere: solo James come Curry in gara-3

Solamente una volta nella storia della NBA un giocatore ha segnato 47 o più punti in una gara di finale ed è uscito sconfitto dal campo, e Steph Curry se la dovrebbe ricordare bene visto che è successo lo scorso anno nella incredibile gara-1 di LeBron James, quella passata alla storia per il clamoroso errore di J.R. Smith. Il due volte MVP è anche il primo giocatore nella storia a chiudere con 45 punti, 5 rimbalzi, 5 assist e 5 triple alle Finals, a testimonianza della eccezionalità della sua prova nella metà campo offensiva. Di fatto, se gli Warriors hanno alzato bandiera bianca solo a 100 secondi dalla fine è esclusivamente per la presenza di Curry, che nonostante il risultato già compromesso nell’ultimo quarto si è reso protagonista di due tuffi sul parquet per recuperare dei palloni vacanti da vero leader, ultimo ad arrendersi nonostante una sconfitta praticamente già acquisita. Purtroppo per lui e per gli Warriors questa prestazione storica non è valsa il 2-1 nella serie e ora gara-4 diventa di importanza cruciale per i campioni in carica, nella speranza che dall’infermeria arrivino buone notizie sui muscoli di Durant e Thompson. Curry in gara-3 ha dimostrato di esserci, ora serve che anche il resto dei Golden State Warriors segua la sua guida.

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