NBA, i Toronto Raptors non hanno niente da rimproverarsi per l'addio di Kawhi Leonard

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Dario Vismara

Alla fine lo scenario peggiore è arrivato: Kawhi Leonard ha deciso di tornare a casa, ma lascia ai Raptors il miglior ricordo possibile (il titolo NBA) e un futuro ancora tutto da scrivere con grande flessibilità salariale. Toronto fa un passo indietro nelle gerarchie NBA, ma non può davvero rimproverarsi nulla per come sono andate le cose

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Se c’è una cosa che i Toronto Raptors – e anche il resto della NBA – possono imparare dalla vicenda di Kawhi Leonard è che non tutto è sotto il proprio controllo. Anzi, molto spesso proprio ciò che non si può controllare è ciò che finisce per fare la differenza. I canadesi hanno fatto tutto quello che era in loro potere nella miglior maniera possibile: hanno costruito un rapporto solido con Leonard, hanno guadagnato la sua fiducia, lo hanno messo nelle migliori condizioni possibili per performare ad alto livello gestendo il suo delicato fisico e gli hanno messo attorno la miglior squadra possibile, alla fine hanno anche vinto il titolo NBA. Meglio di così, sinceramente, era veramente difficile fare. Quello che non potevano controllare è che Kawhi Leonard è nato in California e non in Canada, che per lui tornare a casa e stabilire lì la sua famiglia era la cosa più importante in questo momento della sua carriera, e che i Clippers avrebbero sacrificato tutto il loro futuro pur di mettergli al fianco Paul George. Anzi, i Raptors hanno anche tentato di accontentare Leonard: secondo quanto scritto da Adrian Wojnarowski di ESPN, Toronto e OKC hanno discusso di un possibile scambio che avrebbe portato Paul George in Canada per giocare con Kawhi Leonard, destinazione che PG13 avrebbe accettato.
Insieme a lui però i Thunder volevano inserire anche Russell Westbrook (a cui devono più di 124 milioni di dollari per i prossimi tre anni, garantiti, con il giocatore titolare di un'opzione da 47 milioni per il quarto anno) e pretendevano in cambio Pascal Siakam oltre che contratti (probabilmente quelli di Lowry, Ibaka e Powell) e scelte per far tornare i conti. Ujiri comprensibilmente ha deciso che non valeva la pena sacrificare così tanto del proprio futuro - mentre i Clippers, senza dover assorbire Westbrook, hanno affondato il colpo offrendo un pacchetto comunque superiore a quello dei Raptors. Possibile però che i Raptors siano stati utilizzati semplicemente come mezzo per mettere più pressione a L.A. nel chiudere lo scambio e che quella trattativa non sia mai neanche stata seriamente esplorata. Quindi, nonostante la delusione che non può che essere enorme in questo momento, i Raptors non hanno davvero nulla da rimproverarsi per come è andata la free agency di Leonard. E anche se entrambi i giocatori per cui hanno scambiato un anno fa se ne sono andati (oltre a Kawhi infatti anche Danny Green è andato a L.A., firmando per i Lakers), a loro rimarrà sempre il Larry O’Brien Trophy conquistato 22 giorni fa a “validare” lo scambio per DeMar DeRozan e Jakob Poeltl di un anno fa. E quel trofeo giustifica ogni sacrificio, specialmente quando non lo hai mai vinto e nemmeno ci sei andato vicino nel corso della tua storia.

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Masai Ujiri è sempre stato consapevole della possibilità che Leonard se ne andasse dopo un solo anno, ed è anche per questo che peri Raptors è un po’ più semplice premere il pulsante del “reset” – specialmente dopo aver vinto un titolo. I contratti di Kyle Lowry (35 milioni), Marc Gasol (25.6 milioni) e Serge Ibaka (23.3 milioni) sono tutti in scadenza nel 2020, lasciando un enorme flessibilità salariale e di costruzione del roster ai Raptors. Di fatto ora Toronto è consapevole di non essere più una contender per il titolo, ma non bisogna dimenticare che questa squadra ha avuto un record di 17-4 nelle partite che Leonard ha saltato per “load management” e ha dalla sua un’esperienza condivisa che poche squadre possono vantare nella rivoluzionata Eastern Conference. Insomma, anche solo rimanendo così e reinserendo in quintetto O.G. Anunoby (il cui sviluppo è stato frenato proprio dall’arrivo di Leonard nel suo ruolo e dai tanti infortuni) Toronto ha una squadra da playoff per la prossima stagione. E se proprio le cose dovessero andare male, i Raptors possono sempre mettere sul mercato i tre veterani in scadenza per vedere se qualche squadra in cerca di un giocatore con esperienza per fare il salto di qualità ai playoff sia interessata a cedere giovani o scelte. Il tutto attorno a un giocatore – Pascal Siakam – che ha dimostrato di essere in parabola ascendente nel suo sviluppo come punto di riferimento della franchigia, visto che per lui non sono arrivati Westbrook e George. Insomma, la delusione c’è, ma senza rancore o rimpianti: il Larry O’Brien Trophy che ora brilla in bacheca valeva qualsiasi sacrificio, e il loro futuro è tutto da scrivere.

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