NBA, Steve Kerr: "Senza Klay Thompson squadra tutta da inventare"

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L'allenatore degli Warriors è chiamato a costruire una nuova identità con un roster che non avrà più Kevin Durant, Shaun Livingston e Andre Iguodala. Ma fino al suo ritorno, dice Kerr, l'assenza più grave è quella di Klay Thompson

KLAY THOMPSON, NO ALL-NBA: SFUMANO 31 MILIONI 

Dopo cinque stagioni da capo allenatore degli Warrios, cinque viaggi alle finali NBA (e tre titoli), l’estate di Steve Kerr non è certo stata un’estate di riposo, visto l’impegno in panchina con Team USA come assistente di Gregg Popovich. Avventura finita male, con l’eliminazione ai quarti di finale contro la Francia, motivo in più per l’allenatore di Golden State di guardare al via della nuova stagione NBA con una fame diversa. Le sfide, anche in casa Warriors, non mancano. “Le partenze di Kevin [Durant], Andre [Iguodala] e Shaun [Livingston] sono delle perdite enormi. Dover aggiungere a queste l’assenza di Klay cambia tutto. Senza di lui cambia completamente il modo in cui dovremo giocare, sia in attacco che in difesa”, spiega Kerr. “Mi ricorda un po’ il mio primo anno, quando dovevamo iniziare da zero. Ci vuole tempo, ma è anche molto stimolante. È eccitante lavorare con un gruppo nuovo”. Un’eccitazione confermata anche da tanti nuovi inizi: “Una nuova arena, un nuovo roster e con ogni probabilità un nuovo stile di gioco, nuove strategie. Troveremo la nostra strada in corsa, perché occorre sempre vedere cosa dice il campo prima di pensare di stabilire una propria identità. Le sfide di questo tipo mi stimolano, è pazzesco che manchino solo un paio di settimane”. E proprio nel parlare di uno stile di gioco nuovo, l’assenza di Klay Thompson torna a essere l’aspetto più importante sottolineato da coach Kerr: “Klay è sempre stato una parte integrante di tutto ciò che abbiamo mai fatto in campo. La sua bravura nel muoversi in attacco, la capacità di marcare il portatore di palla avversario, quella di cambiare sui lunghi. Finché non tornerà in campo dobbiamo inventarci tutto nuovamente e adattarci alla sua assenza”. Un’assenza che pesa e che, proprio per questo, per molti osservatori declassa i Golden State Warriors nei ranking della Western Conference: “Le classifiche sono divertenti, lo capiamo, è il bello di seguire la NBA e avere le proprie idee. Ma noi dobbiamo dimenticarci di tutti questi discorsi: lasciamo che siano gli altri a farli. Qual è il nostro posto nelle gerarchie della lega? Non sta a noi dirlo, non controlliamo questo tipo di narrativa. Noi dobbiamo solo concentrarci su ciò che controlliamo, cercare di essere la miglior versione possibile di noi stessi in campo e vediamo cosa succederà”. 

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