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NCAA, svolta storica: gli atleti potranno essere pagati dagli sponsor

NBA
NASHVILLE, TENNESSEE - MARCH 12:   The basket and the arena sit unused after the announcement of the cancellation of the SEC Basketball Tournament at Bridgestone Arena on March 12, 2020 in Nashville,  Tennessee.  The tournament has been cancelled due to the growing concern about the spread of the Coronavirus (COVID-19).   The NCAA tournament has also been cancelled. (Photo by Andy Lyons/Getty Images)

Dopo anni di attesa, la NCAA ha deciso che gli atleti universitari potranno firmare contratti di sponsorizzazione e ricevere pagamenti per altri lavori, fintanto che le scuole non sono coinvolte nel passaggio di denaro. Una svolta storica arrivata anche dopo il passaggio in G-League di tre prospetti di altro livello

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Qualcosa si muove anche in NCAA. Dopo anni di attesa per un qualche tipo di regolamentazione che portasse gli atleti universitari a ricevere un compenso, l’organismo che controlla lo sport collegiale americano ha annunciato il suo supporto per permettere agli “student athletes” di firmare contratti di sponsorizzazione e ricevere pagamenti per altri lavori da terze parti. Non deve quindi esserci alcun pagamento da parte della scuola a un’atleta, ma i giovani potranno sfruttare il loro nome e la loro immagine per stringere accordi personali ed essere compensati anche assumendo un agente. La NCAA permetterà ai giocatori di apparire in pubblicità e fare riferimento al loro sport e alla loro scuola, ma senza utilizzare loghi o brand legati all’ateneo. La proposta deve ancora affontare un lungo iter burocratico (verrà presentata non oltre ottobre e il board voterà non più tardi di gennaio), ma dovrebbe entrare in vigore a partire dalla stagione 2021-22. Servirà ancora molto lavoro — anche con il coinvolgimento del Congresso — per stabilire precisamente cosa è permesso e cosa no, in modo da evitare l’inserimento di “booster” che possano sfruttare questi tipi di accordi per le prestazioni atletiche degli studenti. “È di vitale importanza che rimanga un certo livello di integrità e giustizia” ha detto Val Ackerman, commissioner della Big East. “Crediamo che mettere dei paletti ai booster ci aiuti a mitigare il rischio di incentivi durante il recruiting”. Già a settembre la California — seguita poi da altri stati — aveva introdotto una legge chiamata “Fair Pay to Play” nella quale di fatto autorizzava gli atleti a ricevere soldi da terze parti in accordi di sponsorizzazione o ad assumere agenti, circostanza attualmente proibite dallo status “amatoriale” che la NCAA vuole difendere a tutti i costi. Se dovesse venire meno, infatti, la NCAA dovrebbe difendersi dalle violazioni per l’anti-trust in tribunale e non godrebbe più delle esenzioni fiscali per nonprofit che sono fondamentali per il modello di business attuale. Due situazioni che dovrebbero essere preservate nel nuovo sistema, accelerato anche (almeno per quanto riguarda la pallacanestro) dall’entrata della G-League nella corsa ai migliori giovani d’America, mettendo sotto contratto tre prospetti cinque stelle come Jalen Green, Isaiah Todd e Naishen Nix.

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