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NBA, Michael Jordan e la gara da record di Atlanta: 62.000 spettatori al Georgia Dome

the last dance
©Getty

Il 27 marzo 1998 furono 62.046 le persone che affollarono gli spalti del George Dome di Atlanta per assistere all'ultima partita di MJ in maglia Bulls in città: un evento unico, a cui nessuno volle rinunciare; il pubblico pagante più numeroso che abbia mai assistito a un match NBA

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Quale può essere il motivo per spingere più di 10.000 persone a pagare per assistere a una partita di pallacanestro, consapevoli di non riuscire a vedere il parquet dal posto per cui hanno acquistato il biglietto? Semplice, Michael Jordan alla sua ultima apparizione in città (in maglia Bulls). In quel caso, basta esserci. Per questo il 27 marzo 1998 ben 62.046 spettatori - il pubblico più grande della storia NBA presente sugli spalti in una singola partita - accolse MJ e la sua Chicago in città, in un match poi vinto senza grossi problemi dai campioni in carica per 89-74 (34 i punti di Jordan, neanche a dirlo il miglior realizzatore della sfida). Una presenza così massiccia resa possibile dal fatto che dal 1997 al 1999 gli Atlanta Hawks giocarono al George Dome, mentre la Philips Arena era ancora in fase di costruzione. L’Atlanta Journal-Constitution del giorno seguente raccontò nel dettaglio un evento che è rimasto per sempre legato alla città, con un incipit all’articolo d’apertura del quotidiano dai toni enfatici che descrive quella gara come un autentico trionfo: “Quando finalmente si spensero le luci del George Dome, le persone che stavano tornando a casa capirono di aver fatto parte di qualcosa di storico”. Mettere insieme un pubblico così numeroso non fu complicata, vista la capacità attrattiva di MJ e la presa che aveva sui tifosi in giro per gli Stati Uniti: già nella prima gara stagionale dei Bulls in Georgia erano stati 45.790 gli spettatori presenti - sesta partita di sempre per pubblico pagante - tanto da aver fatto pensare agli organizzatori di preparare ben 50.000 posti per l’ultimo match di regular season: “Ma la domanda è stata così importante che ci siamo sentiti in dovere di fare uno sforzo ulteriore per garantire a quante più persone possibile l’opportunità di assistere alla gara”, racconta in un’intervista dell’epoca il presidente Stan Kasten.

L’incasso dei biglietti extra dato in beneficienza: “Sono andati a ruba”

A quel punto infatti fu necessario inventarsi qualcosa, per sfruttare anche quei posti che non permettevano di avere una visuale chiara verso il parquet: “Abbiamo deciso di mettere in vendita 3.000 biglietti in più e donare il ricavato in beneficienza [per aiutare le vittime di un uragano colpite nel febbraio di quell’anno, ndr], sottolineando però che da quelle posizioni sarebbe stato complicato sperare di vedere il parquet. Nonostante l’avviso, i biglietti sono andati a ruba in poco tempo. A quel punto abbiamo detto: “Perché non puntare a fare il record di spettatori?”. E abbiamo aggiunto altri tagliandi”. La partita da battere era quella del  29 gennaio 1988 tra Pistons e Celtics, giocata al Pontiac Silverdome - lo stadio della città del Michigan, in cui presero posto sugli spalti ben 61.983 spettatori per assistere al testa a testa tra Larry Bird e Isiah Thomas. L’obiettivo quindi era vendere un centinaio di tagliandi in più che permisero al costo di 5 dollari a biglietto di dare in beneficienza una cifra cospicua. La fila 26 del settore 311 del Georgia Dome in quella serata - il posto più lontano di tutti dal campo - era distanza circa 300 metri. Un puntino lontano, ma mai come in quel caso l’importante era esserci: “Avessimo avuto 100.000 biglietti, avremmo venduto anche quelli”. Tutti sarebbero stati disposti a spendere qualcosa pur di vedere MJ.

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