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Coronavirus, la Casa Bianca aiuterà la NBA a tornare in campo

CORONAVIRUS
©Getty
WASHINGTON - MAY 31:  The exterior view of the south side of the White House is seen May 31, 2005 in Washington, DC. Vanity Fair Magazine reported that former FBI official W. Mark Felt claimed himself was ?Deep Throat,? the anonymous source who provided information to Washington Post reporter Bob Woodward?s famous Watergate investigation report that led to the former President Richard Nixon's resignation.  (Photo by Alex Wong/Getty Images)

La lega avrà tutto il sostegno possibile dal governo degli Stati Uniti nel tentativo di ritornare in campo, così come qualsiasi altra lega professionistica statunitense. Nel frattempo la NBA supporterà uno studio della Mayo Clinic per identificare gli anticorpi al COVID-19

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Mentre la NBA studia la maniera migliore per poter tornare in campo, di sicuro può contare sul supporto del governo centrale degli Stati Uniti. Già qualche settimana fa il Presidente Donald Trump si era detto a favore del ritorno in campo degli sport professionistici, una posizione confermata anche da un membro della Casa Bianca a The Athletic, affermando che il governo farà tutto il possibile per aiutare la NBA e qualsiasi altra lega a tornare in campo. Le tempistiche della NBA, secondo quanto scritto da Shams Charania, rimangono sempre le stesse: ricominciare gli allenamenti attorno a metà-fine giugno, giocare a luglio e finire a settembre. Si tratta però più che altro di una speranza, visto che — come detto dal Dr. Anthony Fauci — è il virus a determinare la timeline, non le persone. Una decisione sul finire o meno la stagione è attesa per la prima o la seconda settimana di giugno, ma prima di tutto sarà necessario capire da questa e la prossima settimana se anche un ritorno contingentato e individuale agli allenamenti sia fattibile o meno. Secondo quanto scritto da Charania, il piano è testare tutti all’interno di un periodo di due settimane di quarantena, per poi consentire — dopo un ulteriore tampone — a quei giocatori risultati negativi di iniziare un training camp di 14 giorni. 

La NBA sostiene la Mayo Clinic per i test sierologici

Nel frattempo la NBA ha deciso di fare la sua parte sostenendo le ricerche della Mayo Clinic sui test sierologici per la ricerca di anticorpi contro il coronavirus. La Mayo Clinic - sponsor dei Minnesota Timberolves - avrà a disposizione il plasma dei giocatori NBA che hanno contratto il COVID-19 superandolo, come ad esempio Marcus Smart che aveva già messo a disposizione il suo sangue per la ricerca. “Un test sierologico positivo suggerisce che un paziente abbia meno probabilità di essere infettato o re-infettato rispetto agli individui senza anticorpi nel loro sangue” ha spiegato la direttrice del laboratorio Elitza Theel. “In ogni caso, stiamo continuando a imparare di più sul livello e la durata di questa protezione immunitaria, e non possiamo dire per certo quanto può durare”. La stessa clinica ha sottolineato come il plasma degli atleti NBA possa essere utile per identificare gli anticorpi per via del loro volume superiore alla norma, aiutando in futuro lo sviluppo di un vaccino contro il coronavirus.

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