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NBA, Austin Rivers risponde a Irving: "Il 99% di noi non ha i suoi soldi"

REAZIONI
©Getty
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In un commento su Instagram, il giocatore degli Houston Rockets ha spiegato perché è a favore del ritorno in campo: "Con i soldi che guadagneremmo, potremmo aiutare ancora di più il movimento Black Lives Matter, che supporto al 100%. Mi piace la passione di Kyrie, ma non al costo delle carriere dei giocatori. Possiamo giocare e aiutare il cambiamento contemporaneamente"

La conference call organizzata da Kyrie Irving ha acceso il dibattito tra i giocatori se tornare in campo sia un beneficio o una distrazione per quello che sta succedendo negli Stati Uniti, dalle proteste sociali al movimento Black Lives Matter. E se Irving sostiene che questo non è il momento di tornare a giocare, ce ne sono altri invece che la pensano in maniera opposta: “Io non vedo nessuna correlazione” ha scritto Austin Rivers in un lungo commento a un post che riportava le parole di Irving durante la call. “Tornare in campo permetterebbe di mettere soldi nei portafogli dei giocatori NBA. Con quei soldi possiamo aiutare ancora di più e continuare a dare il nostro tempo e le nostre energie al movimento Black Lives Matter, che supporto al 100%. Perché il cambiamento deve accadere e le ingiustizie vanno avanti da troppo tempo”. La motivazione sociale, poi, non è di secondaria importanza secondo Rivers: “La NBA è una lega prevalentemente afro-americana, così come il nostro pubblico. Dare intrattenimento e speranza ai ragazzini è importante. Tenere in casa alcuni di loro davanti alla tv invece di farli uscire a mettersi nei guai (per via degli ambienti ingiusti e le ineguaglianze in cui sono messi) è importante. Non dico che il basket sia la cura, ma può dare una mano”.

Rivers: "Si può sia giocare che aiutare il cambiamento, le due cose non si escludono"

Nel ragionamento di Rivers hanno la loro importanza anche i soldi: “Ci sono tanti giocatori che conosco che hanno bisogno dei loro assegni. Il 99% della NBA non ha fatto i soldi che ha uno come Kyrie. Le conseguenze di non tornare in campo con i soldi delle tv, il contratto collettivo potrebbero davvero danneggiare la pallacanestro. Addirittura cancellare la prossima stagione. Amo la passione di Kyrie per aiutare questo movimento, è ammirevole e di ispirazione… ma deve essere utilizzata nella maniera giusta, non al costo dell’intera NBA e delle carriere dei giocatori. Si possono fare entrambe le cose: possiamo giocare e possiamo aiutare il cambiamento per le vite nere in questo paese. E penso che lo abbiamo già fatto! Ma cancellare o boicottare il ritorno non aiuta, secondo me. I ragazzi vogliono giocare e aiutare il cambiamento!!!!":

Lou Williams e Howard: “Questo non è il tempo di giocare”

Ci sono altri giocatori invece che si sono apertamente schierati contro il ritorno in campo, tra cui Lou Williams e soprattutto Dwight Howard. Il primo su Instagram rispondendo a un utente ha detto: “Stiamo combattendo per un cambiamento radicale. Lo sport è un fattore di cura, su questo siamo d’accordo. Ma in questo clima è una distrazione. La gente non vede l’ora di stare in casa a bere birra e guardare pallacanestro invece di stare fuori a combattere per l’uguaglianza. Ed è solo un aspetto della questione”. (Williams su Twitter ha poi detto di non aver mai sostenuto che non sarebbe tornato a giocare). Anche Dwight Howard, in un comunicato diffuso da CNN, ha sostenuto posizioni simili: “Il basket o l’intrattenimento in generale non è necessario in questo momento. Amerei vincere il mio primo titolo NBA, ma l’unità della mia gente sarebbe un trofeo ancora più grande, ed è troppo bello per poterci rinunciare”.

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