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Caso Jacob Blake, le parole toccanti di Rivers: "Amiamo gli USA, senza ricevere affetto"

NBA

A seguito dell’ennesimo episodio di violenza ai danni di un afroamericano ripreso da uno smartphone, anche l’allenatore dei Clippers ha voluto raccontare la sua storia e spiegare il suo punto di vista, giungendo quasi alle lacrime: “Sono figlio di poliziotto, non condanno gli agenti. Ma è incredibile come noi continuiamo ad amare questa nazione e in risposta non riceviamo mai alcun tipo di affetto”

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L’ennesimo episodio di violenza contro un uomo di colore da parte della polizia ha riacceso nuovamente la protesta nel Wisconsin e in tutti gli Stati Uniti. Scene già viste altre volte, ma che come in un film dell’orrore rinnovano le proteste e la richiesta di giustizia verso una sproporzione nell’utilizzo della forza da parte delle forze dell’ordine che è diventata intollerabile. Il caso di Jacob Blake è emblematico: un uomo che non ascolta gli ordini degli agenti e di spalle, disarmato, si dirige verso la sua auto. I poliziotti lo seguo, lo strattonano e, dopo aver aperto la portiera, sparano sette colpi alla schiena di un uomo che non rappresentava una minaccia. “Un’esecuzione”, “Tentato omicidio”: questi i termini rivolti agli agenti coinvolti da parte della stampa, mentre i giocatori NBA, oltre a mostrare la loro frustrazione rispetto alla questione, si sono chiesti cosa poter fare di utile nel periodo che resta da trascorrere nella bolla di Orlando.

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La risposta più efficace al momento sembra averla data Doc Rivers: l’allenatore dei Clippers ha parlato dell’accaduto ai microfoni dei cronisti a fine gara, spiegando con un emozionante discorso il suo punto di vista: “Mio padre è stato un poliziotto, io credo nella buona fede della maggior parte degli agenti. Non stiamo cercando di condannare un’intera categoria o di portare via i soldi a persone oneste che fanno bene il loro mestiere. Stiamo soltanto provando a difenderci, a proteggere la nostra razza, nel modo più naturale del mondo e come viene fatto da chiunque. Tutto ciò che sentiamo in queste settimane sono parole di paura pronunciate da Donald Trump e da tutti i politici come lui. Loro hanno paura, mentre noi siamo quelli che vengono ammazzati, quelli verso cui si continua a sparare. È pazzesco: noi stiamo continuando ad amare questa nazione, nonostante tutto, ma gli Stati Uniti non sono in grado di restituirci l’affetto che noi mostriamo ogni giorno”. Parole inequivocabili, commosse, che portano quasi alle lacrime Rivers. L’ennesimo messaggio lanciato dal mondo NBA che si spera possa scuotere in parte le coscienze.

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