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NBA, Kyrie Irving contro i giornalisti: a rispondere sono Kevin Love e… Kasparov

la polemica
©Getty

Prosegue lo scontro tra l’All-Star di Brooklyn e i media con i quali Irving non ha voluto parlare durante la media week, sottolineando di non avere intenzione di mettere a disposizione di “pedoni” le sue dichiarazioni. Un atteggiamento criticato dal suo ex compagno Kevin Love, mentre il più famoso scacchista russo degli ultimi decenni ha trovato le parole più adatte per concludere con una battuta l'ennesima polemica che vede Irving protagonista

Pawns, questa la parola della discordia. Ennesimo pretesto da impugnare da parte di Kyrie Irving per puntare il dito contro i giornalisti, già multato dalla NBA per un totale di 50.000 dollari (equamente divisi tra lui e i Nets) e ancora convinto di portare avanti la sua battaglia. L’intenzione dell’ex giocatore di Cavaliers e Celtics infatti è quella di non parlare con i giornalisti per tutta la stagione. Pawns, dicevamo: pedoni, forse più pedine nell’accezione che in italiano diamo a una parola usata per indicare persone che vengono guidate dall’alto, manipolate, di certo non libere. Il suo “non parlo con chi si fa pilotare”, appunto con i pedoni, arriva a margine di una storia su Instagram in cui, riprendendo alcune parole di Malcolm X, Irving sottolinea la speranza che i soldi della multa vengano utilizzati per aiutare chi è in difficoltà. “Smettetela di distrarre me e i miei compagni e apprezzate l’arte che mettiamo in mostra”, un altro dei passaggi delle sue dichiarazioni poi terminate con l’ennesimo attacco contro i media. Frasi che non sono passate inosservate e su cui è tornato, tra gli altri, anche Kevin Love - che con Irving ha condiviso lo spogliatoio (e un titolo NBA) in Ohio. Dal suo punto di vista non ci sono dubbi: “Definire pedone una persona, prima ancora che un professionista, è certamente una mancanza di rispetto, un segno di disprezzo”.

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Le parole di Love si inseriscono in un contesto più ampio, con il giocatore dei Cavaliers che ha parlato della sua esperienza personale nel corso della sua carriera nel rapporto con i media: “Voi giornalisti qui a Cleveland sapete bene che quando sono arrivato ero molto timoroso, non riuscivo neanche a guardarvi negli occhi. Era figlio del mio stato d’animo a quel tempo, ma il più grande insegnamento a riguardo l’ho ricevuto dal grande Flip Saunders che una volta mi disse: “Ascolta, tutti hanno un ruolo da recitare”. E da lì ho capito che i giornalisti, come noi, sono impegnati a fare al loro meglio il proprio lavoro. E credo che se da entrambe le parti c’è questo impegno, le cose possono funzionare. Ho sempre tenuto bene a mente le parole del mio ex allenatore, questo è soltanto il modo in cui voi giornalisti vi guadagnate da vivere. Sono grato del fatto che tutti abbiamo l’opportunità di lavorare, di poter ritornare a fare ciò che più amiamo. Di parlare e confrontarci, anche a distanza attraverso il video [la conferenza stampa di Love è stata tenuta via Zoom, come tutte le interviste in questa prima settimana di training camp, ndr]. Detto questo, ho capito da dove arrivano le parole di Kyrie, ma io non voglio essere divisivo. Gli voglio bene, so che è cambiato, ma non conosco cosa gli passi per la testa in questo momento. Sottolineo: sono convinto che ognuno abbia un ruolo, così come sono certo delle buone intenzioni e della voglia di migliorare le cose da parte di Irving”.

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A concludere un po’ la questione, e a strappare un sorriso ai suoi follower su Twitter invece, ci ha pensato Garry Kasparov - uno dei più famosi scacchisti al mondo degli ultimi decenni, evidentemente attirato dall’utilizzo della parola “pedoni” a lui molto familiare. Il campione russo, riprendendo il tweet con la storia Instagram di Irving e le sue parole, ha commentato dicendo: “Non c’è nulla di male nel parlare con i pedoni. È quando iniziano a risponderti che capisci di avere un problema!”. Non sarà il caso dell’All-Star dei Nets, almeno non nel prossimo futuro, stando a quanto filtrato da persone vicine a lui a Brooklyn che sottolineano la sua convinzione nell’andare avanti in questa battaglia e con il silenzio stampa. Un ennesimo colpo di testa che potrebbe costare caro (visto che in NBA le interviste sono garantite da onerosi contratti da miliardi di dollari che televisioni, e non solo, elargiscono alla lega) e una polemica che non sembra ancora del tutto conclusa con la battuta di Kasparov.