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NBA, la frustrazione di Steph Curry e il suo futuro (con l’ombra di LeBron James)

PAROLE
©Getty

I Golden State Warriors hanno un record di 4-11 dopo la pausa per l’All-Star Game, tra cui sette sconfitte nelle ultime otto gare disputate. Neanche i 37 punti di Steph Curry sono riusciti a evitare il ko contro Atlanta, e la frustrazione del due volte MVP è apparsa evidente: “Avevamo tutti aspettative più alte per questa stagione, spero che nello spogliatoio tutti odino perdere”. Con il contratto in scadenza nel 2022, c’è già qualcuno che parla di un corteggiamento da parte di LeBron James

I Golden State Warriors sapevano che avrebbero affrontato parecchie difficoltà in questa stagione, specialmente dopo la tremenda notizia dell’infortunio di Klay Thompson prima ancora di cominciare il training camp. Neanche loro però forse si aspettavano di faticare così tanto nella seconda metà di stagione, e come ammesso dallo stesso Draymond Green la prospettiva di combattere strenuamente solo per agganciare un posto nel torneo play-in non è esattamente motivante. Dopo la pausa per l’All-Star Game la squadra di coach Steve Kerr ha faticato enormemente, vincendo solo 4 delle 15 partite disputate e scivolando fino al decimo posto nella Western Conference, quattro partite sotto il 50% di vittorie per la prima volta in stagione. E neanche la botta tremenda del -53 subito contro i Toronto Raptors è sembrato scuotere sufficientemente i californiani, a cui non è servito il ritorno in campo di uno Steph Curry da 37 punti contro gli Atlanta Hawks per ritrovare la vittoria. “È dura” ha ammesso il due volte MVP parlando di come i suoi compagni stanno affrontando questo momento complicato. “Diciamoci le cose come stanno: tutti noi avevamo aspettative più alte per questa stagione. I ragazzi vogliono fare bene, vogliono andare in campo e andare oltre ciò che ci si aspetta da loro. E quando non accade è frustrante. Spero che questa situazione li pungoli, che li faccia sentire a disagio, che li motivi a continuare a lavorare e ad avere voglia di migliorarsi. Spero che nessuno sia contento di essere solamente una squadra mediocre. In questa parte finale scopriremo di che pasta siamo fatti”.

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Solitamente Curry è un po’ più misurato nelle sue dichiarazioni sulla propria squadra e sui propri compagni, lasciando a Draymond Green il compito del “poliziotto cattivo” dello spogliatoio. Ma anche la sua frustrazione è apparsa evidente dopo una gara in cui ha dovuto stringere i denti e giocare sul dolore dell’infortunio al coccige non completamente smaltito. “Non si può giocare come abbiamo fatto noi nell’ultimo periodo e aspettarsi che qualcosa cambi. La situazione è quella che è. Dobbiamo farei gli aggiustamenti necessari, ma ora come ora fa tutto schifo. Perdere fa schifo. È una sensazione orribile nello spogliatoio, non c’è niente per cui sorridere. Questo è il sentimento nella squadra”. Soprattutto gli Warriors non sembrano riuscire a sistemare i loro difetti, come ad esempio un numero incredibile di falli: anche contro Atlanta ne hanno commessi 26, a fronte di soli 25 assist. “Non so cosa dire, è tipo la ventesima volta che mi viene fatta la stessa domanda e non abbiamo ancora trovato il modo di porre rimedio. È responsabilità nostra fare attenzione ai dettagli ed essere sempre nella giusta posizione. Abbiamo molto in cui migliorare e abbiamo una sfida da affrontare, ma se non altro ci dà qualcosa da dimostrare nelle ultime 20 partite. Spero che tutti nello spogliatoio odino perdere e lo usino come motivazione per darci dentro, rimanere uniti e trovare un modo per uscirne”.

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Su tutta la situazione aleggia poi anche il futuro del 33enne, il cui contratto è in scadenza nel 2022 e per il quale le negoziazioni per un’estensione sono già finite nel nulla, come ammesso anche dal GM degli Warriors Bob Myers. “È stata una di quelle situazioni per cui ci siamo detti: ‘Parliamone un po’’” ha detto Myers a The Athletic. “È stata una pre-season molto affrettata, poi è successo quello che è successo con Klay e tutto il resto con il COVID, che ha reso tutto molto particolare. Nella sua testa, la durata del contratto conta molto. Non c’è stato alcun litigio, nessuno era arrabbiato. Semplicemente ci siamo detti: ‘Parliamone alla fine della stagione’. E penso che questo significhi che tutti si sentono a proprio agio in questa situazione, nessuno l’ha presa male”. In realtà ci sono motivazioni strettamente economiche per cui a Curry non conveniva estendere il suo contratto nella passata off-season: per le regole della NBA, in quella finestra temporale avrebbe potuto aggiungere solo tre anni al suo contratto per un totale di 155.7 milioni di dollari. Nell’estate del 2021, invece, potrà aggiungere quattro anni a 215.3 milioni di dollari complessivi. E se aspetterà l’estate del 2022 — a 34 anni compiuti — potrà firmare un quinquennale da 278.8 milioni di dollari. Non c’è differenza economica tra un contratto e l’altro se paragonati sul singolo anno: quello che cambia è la durata massima dell’accordo, e secondo quanto detto da Myers è la motivazione principale per il due volte MVP — che nel 2026-27 potrebbe guadagnare l’astronomica cifra di 63.4 milioni di dollari.

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Curry ha sempre detto di volersi ritirare con gli Warriors, l’unica squadra con cui ha giocato nella sua carriera e di cui è già ora il miglior giocatore di sempre. E con ogni probabilità sarà così, anche perché nessuno sul mercato può offrire tanti soldi come loro. Ma cosa potrebbe succedere se la squadra dovesse continuare a galleggiare nella mediocrità anche il prossimo anno? Brian Windhorst di ESPN (uno che ha cominciato la sua carriera giornalistica seguendo LeBron James quotidianamente sin dal liceo) in uno dei suoi ultimi podcast ha messo in giro la voce che James abbia cominciato a “corteggiare” Curry nell’ultimo All-Star Game, la prima occasione in cui i due hanno potuto giocare — seppur per poco tempo — nella stessa squadra. “Per essere chiari: Steph è eleggibile per un’estensione di contratto quest’estate, e LeBron ha cominciato a reclutarlo alla pausa per l’All-Star Game” ha detto il giornalista di ESPN, anche se i suoi stessi colleghi nella trasmissione non sembravano convinti che fosse un’ipotesi realistica vedere Curry lontano dai Golden State Warriors. È pur vero che dopo la partita James ha twittato tutta la sua felicità per aver giocato insieme a Curry, definito “Il miglior tiratore di sempre” e “Uno che ha cambiato il gioco da solo”, oltre a sottolineare che entrambi sono nati ad Akron (peraltro nello stesso ospedale, seppur a distanza di quattro anni). Che il loro destino sia quello di giocare assieme anche nelle partite vere? Al momento è impossibile anche a livello di salary cap, ma la NBA ci ha abituati a vedere cambiare le cose rapidamente.

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