Presente all’All-Star Weekend di Los Angeles per allenare i migliori talenti under 17 in arrivo da tutto il mondo, Danilo Gallinari ha parlato del suo presente e del suo futuro ai microfoni di Sky Sport. E tra celebrazioni in giro tra New York, Denver e Porto Rico e la possibilità di diventare dirigente in qualche squadra NBA, per ora l’impegno principale del Gallo consiste nella cura dei tre figli
Danilo Gallinari all’All-Star Game: spiegaci un po’ cosa stai facendo qui a Los Angeles in questi giorni?
Sono qui per Basketball Without Borders, il camp organizzato dalla NBA a cui sono invitati i 40 migliori talenti under 17 del mondo. Faccio parte dello staff degli allenatori e quindi stiamo allenando i ragazzi per tre giorni. La mattina è dedicata alle sessioni di allenamento e poi il pomeriggio i ragazzi possono godersi tutti gli eventi sportivi e non che girano attorno all’All-Star Weekend.
Tu stesso da giovane avevi partecipato a Basketball Without Borders, giusto?
Esatto, io ho partecipato alla primissima edizione nel lontano 2003 a Treviso. L'ho fatto per due anni di fila e poi sono tornato a farlo come giocatore NBA in giro per il mondo.
A novembre hai annunciato il ritiro dal basket. Hai ricevuto tantissimi messaggi, tantissime celebrazioni da parte di tutte le squadre in cui hai giocato e anche da quelle di cui sei stato avversario. Due giorni fa sei stato a Denver dove ti hanno concesso un bellissimo tributo. Raccontaci l'emozione di tornare su quel campo.
Ho provato davvero tante emozioni, finché non le vivi non ti rendi conto, però è stato veramente bello. Il palazzetto era pieno, mi hanno fatto una bellissima sorpresa. Ringrazio i Nuggets adesso e li ringrazierò sempre. Spero che questa cosa si trasformi magari in un appuntamento annuale e di tornare sempre a Denver, che è un po' la mia seconda casa, visto che è l'unica società dove sono stato per più di due anni. Ci sono tanti ricordi e tante amicizie che mi legano ai Nuggets e ho vissuto due giorni intensi ma bellissimi.
Il futuro del Gallo: tra famiglia e pallacanestro
Cosa farà Danilo Gallinari da grande? Ci hai già pensato? Hai sempre detto che ti piacerebbe restare nel mondo della NBA, ma in che ruolo?
Il ruolo fondamentale e principale adesso è quello del papà. Avendo tre bambini sono molto impegnato a casa e mi piace passare molto tempo con la famiglia e con loro tre in particolare. Poi, sì, vorrei restare nel mondo della NBA, ma non come allenatore perché non penso di essere tagliato per il ruolo, magari a livello dirigenziale mi piacerebbe provare a dare il mio contributo. Sto cercando di capire qual è l'opzione più interessante. Ci sto lavorando in questi ultimi tempi.
Stai seguendo l'NBA? Quali squadre ti piace guardare in questo momento da appassionato e tifoso?
Anche per il legame che ho con queste due franchigie, a Ovest penso che Oklahoma City e Denver siano le due squadre più forti. A Est è un po' più difficile capire quali saranno gli equilibri, però ci sono tantissime squadre forti. Sono stato recentemente a New York per una celebrazione simile a quella di Denver e per vedere Riccardo Fois, che fa parte dello staff, ed è bello vedere il successo che la squadra sta avendo anche grazie al suo apporto in allenamento e in panchina.
L'altro argomento caldo adesso è lo sbarco della NBA in Europa. Se ne è parlato tanto, se ne sta parlando tanto in questi giorni. È probabile che ci sarà una squadra a Milano e forse una a Roma, qual è la tua idea in proposito? Sei stato coinvolto? Speri di farne parte?
Sì, so quello che sappiamo tutti, leggendo un po' sui giornali. Non so molto di più, però immagino che i processi si stiano muovendo in modo molto veloce. L'idea, d’altronde, è quella di partire per la stagione 2027-28 e quindi manca veramente poco. Immagino che per organizzare il tutto si stia veramente andando spediti.Penso che nei prossimi mesi ci saranno notizie molto importanti in merito a cosa succederà, soprattutto per quanto riguarda Milano e Roma. Sono un po' uno spettatore anch'io, quindi sto cercando di vedere e capire anch'io un po' da fuori.
A marzo tornerai a Porto Rico dove celebrerete il titolo vinto lo scorso anno Cosa farete?
Per me sarà un marzo in cui farò un po' avanti e indietro da Porto Rico perché farò anche da telecronista per le partite del nazionale femminile italiana (le azzurre saranno impegnate nelle gare di qualificazione ai Mondiali N.d.R.). Spero poi che il mio amico Andrea Capobianco mi dia l'opportunità di allenarmi con le ragazze. E il 22 marzo ci sarà la prima partita di campionato dove i Vaqueros giocheranno contro Santurce, nella riedizione di quella che è stata la semifinale dell'anno scorso. Ci sarà la celebrazione del campionato vinto con consegna dell'anello e alzeremo il banner verso il soffitto del palazzetto.
L’ultima domanda non può che riguardare Chris Paul. È notizia di ieri il suo ritiro dal basket, tu ci hai giocato insieme per una stagione a Oklahoma City: qual è il tuo ricordo di questo giocatore fantastico?Penso sia stato uno dei migliori playmaker della storia della NBA, se non addirittura il migliore, e che sia stato uno dei migliori giocatori del mondo. Ho avuto la fortuna di giocare con tanti playmaker fortissimi, e anche se con Paul ho giocato solo un anno, quello è stato un anno particolare perché è stato l'anno del Covid e in quell’esperienza abbiamo maturato un legame speciale. E quella è la cosa che mi tengo più stretta in merito ad un campione straordinario come lui.