Sei Nazioni, Italia tra Irlanda e Scozia: tra polemiche e dubbi di formazione

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Non usano mezze misure nemmeno i media britannici rispetto a quanto successo domenica tra Irlanda e Italia con la doppia inferiorità numerica che ha oltremodo penalizzato gli Azzurri. Oggi le convocazioni di Crowley con il dubbio tallonatore, mentre domani sarà giudicato Faiva

Quanto successo domenica a Dublino, con l’Italia ridotta in tredici uomini dopo l’espulsione di Hame Faiva e le contestuali e necessarie per regolamento uscite di Toa Halafihi e Pierre Bruno e l’ingresso di Ivan Nemer, non ha lasciato certamente indifferente il mondo del rugby internazionale. Al termine della sfida coach Kieran Crowley ha parlato di regola da rivedere e della necessità di adattarsi alla stessa da parte dell’Italia, ma anche di come non se la sia sentita di schierare lo stesso italo-argentino Nemer come tallonatore in un match di questo livello.

Aspetto quest’ultimo altrettanto comprensibile, però Nemer in passato – dimostrazione lo sono stati in lanci in touche più che positivi – ha giocato come numero 2 e forse schierandolo come tallonatore, si sarebbe potuto evitare un passivo così pesante con oltre 50 punti di scarto e 9 mete complessive subite.

Certo con i se e i ma la storia non viene mai scritta e probabilmente l’Italia sarebbe potuta capitare in un pomeriggio no anche restando in parità numerica e non finendo addirittura in dodici dopo il cartellino giallo nel finale a Braam Steyn.

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Gli Azzurri convocati per il match con la Scozia saranno annunciati oggi e il dubbio vero ora è proprio per la maglia numero 2. Probabile un richiamo per l’ex capitano Luca Bigi, in assistenza al giovane triestino Giacomo NicoteraDomani sarà, invece, giudicato via zoom dal comitato disciplinare composto dal gallese Simon Thomas, dallo scozzese ex tecnico Frank Hadden e dall’ex pilone sudafricano Lawrence Sephaka, il neozelandese Hame Faiva, espulso dall’arbitro georgiano Nika Amashukeli al 19’ del primo tempo per un placcaggio pericoloso ai danni dell’omologo irlandese Dan Sheehan. La Federazione ha presentato una memoria difensiva e accusato la squadra arbitrale di non aver tenuto lo stesso metro di giudizio, considerando un fallo simile attorno al 63’ ai danni del mediano di mischia azzurro Alessandro Fusco.

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I quotidiani italiani possono tranquillamente essere tacciati di partigianeria, accusando l’arbitro georgiano di eccessiva fiscalità nel rosso comminato a Faiva – ma la regola è chiara e non ci sono dubbi né fattori mitiganti; venerdì sera nella partita under 20 tra Scozia e Francia, l’ala francese Jefferson Joseph è stata mandata fuori dopo 13’ dalla “nostra” Clara Munarini per un intervento testa contro testa per il solo fatto di non essersi abbassato e pertanto la regola vale per tutti -, accusando l’esordiente Amashukeli di essere filo-irlandese, avendo completato il proprio tirocinio proprio con l’Irfu: uno degli italici mali nel voler sempre cercare un colpevole all’esterno invece di guardare in casa propria. Certo comunque la partita e quanto successo a partire dal 19’ hanno avuto un’eco mediatica notevole e pure i ben più esperti e preparati giornalisti britannici hanno apertamente parlato di farsa.

Le reazioni sui media oltremanica

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Lamaro: "Frustrante dover giocare in tredici"

Pesantissimo il paragrafo di apertura del Daily Telegraph: “Il rugby ha una tendenza a spararsi da solo nel piede di tanto in tanto, con le sue labirintiche leggi – scrivono -. In questa partita, con l’Italia in 13 per un’ora per l’applicazione di una delle regole meno note di World Rugby, è stato come usare un bazooka su una gamba già in cancrena. Un assoluto atto di autolesionismo”. Di vittoria farsa parla pure il Guardian, sottolineando lo spettacolo deprecabile: “Per chi era venuto alla ricerca di divertimento, il pomeriggio aveva perso ogni attrattiva. Ciò che è successo dopo è stato assolutamente terribile”. Di regola strana ha parlato persino il tecnico irlandese Andy Farrell, nelle interviste post match dichiarando: “Capiamo perché la regola è stata introdotta ma allo stesso tempo credo che situazioni del genere porteranno l’attenzione di tutti sulla stessa e si dovrà rimetterci mano per migliorarla”.

Effetto boomerang pure sull’Irlanda

Paradossalmente, poi, sono molti i media che sottolineano la scarsa prova da parte dell’Irlanda contro un’Italia invece definita stoica e coraggiosa. La Green Army secondo i pundit più accreditati avrebbe dovuto segnare molto di più e meglio ed è sembrata altrettanto frustrata e sconvolta da quanto successo, senza essere inizialmente in grado di trovare una reazione e adattarsi, sin dalla prima mischia, quando l’Italia ha dovuto difendere tutto il campo con due uomini in meno sullo spazio, ma O’Mahony e compagni non sono comunque riusciti a segnare.

“L’Irlanda non si sentirà certo a proprio agio se il risultato dovesse avere un effetto sul torneo, dato che la sfida è stata rovinata da una regola folle del rugby che ha agito orribilmente a svantaggio dell’Italia – viene scritto sul Times -. Considerando che hanno giocato per tre quarti di partita contro tredici uomini e gli ultimi cinque minuti contro dodici, l’Irlanda avrebbe dovuto segnare ben più di nove mete. A volte si sono incartati da soli nella frenesia di cercare spazi e superiorità, mentre l’Italia resisteva eroicamente. Niente di tutto questo, comunque, sembrava reale: è stata una farsa”. Times che naturalmente punta il dito sulla regola e non sulla direzione arbitrale, continuando “l’Italia si è trovata in pochi istanti da 15 a 14 e poi 13 uomini. Potete immaginare la loro sorpresa e quella degli spettatori e persino dei giocatori dell’Irlanda. Il problema non è stato l’arbitro ma la regola, che chiaramente non rispecchia il suo scopo. Era stata pensata come deterrente per le squadre che fingevano infortuni in prima linea per evitare problemi in mischia, ma in questa situazione è stata un’assurdità. Ora World Rugby di sicuro dovrà rivederla e forse lascerà agli arbitri spazio per determinare singolarmente ciascun caso. Anche se non sarà un gran sollievo per l’Italia”.