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Wimbledon, risultati di oggi: Norrie in semifinale, Goffin battuto in 5 set

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Michela Curcio

©IPA/Fotogramma

Londra ha un nuovo eroe: Cameron Norrie conquista la sua prima finale Slam dopo aver battuto in un match epico il belga David Goffin. Venerdì la sfida quasi impossibile contro Djokovic. Nel tabellone femminile prosegue la favola di Maria, che se la vedrà con Jabeur. Tutto da vivere in diretta esclusiva su Sky Sport e in streaming su NOW

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Era la sfida che non ci si aspetta tra chi voleva essere profeta in patria, ma ha avuto bisogno di compiere un quarto di secolo per entrare nel gotha del tennis e chi, a 30 anni, si chiede se ogni quarto di finale in uno Slam non possa essere “l’ultima volta” per rompere un soffitto di cristallo che sembra infrangibile. Alla fine a guadagnarsi la prima semifinale a Wimbledon – e in un Major – è stato Cameron Norrie, che ha sconfitto David Goffin al termine di una vera e propria battaglia in cinque set, terminata con il punteggio di 3-6, 7-5, 2-6, 6-3, 7-5 in tre ore e trentuno minuti di gioco. 

 

La cronaca del match

Per raggiungere il traguardo tanto sognato e agognato, il britannico ha dovuto a tratti aspettare che la tempesta passasse, travolto dalle geometrie ordinate e delicate di un Goffin a tratti accademico: sei punti persi su ventisette al servizio, un unico balbettio sull’1-1 in forma di un game ai vantaggi e il timing sempre impeccabile sul lungolinea: così il belga è sembrato a tratti invincibile per quasi un’ora. Perso il primo set, deciso dal break sul 3-2, Norrie ha annullato una palla break potenzialmente sanguinosa in apertura di secondo parziale ed è risalito da 0-40 nel quinto game, ma nulla ha potuto nel settimo gioco, quello che è definito il crocevia che separa i cinici dagli indecisi. A lasciarsi travolgere dalla confusione e dalle indecisioni, però, inaspettatamente è stato proprio Goffin, che invece di avviarsi in fretta verso un vantaggio di due set a zero, ha subito il controbreak immediato. Altrettanto confuso e indeciso è stato poi David in un altro momento chiave di partita: il dodicesimo game, quello che ti regala il tiebreak o ti spedisce negli inferi di un match che si prolunga. Break a 15 e in un attimo, un dominio di un’ora e mezza è stato completamente cancellato da un “semplice” 7-5

 

A chi sostiene che nulla si ripeta due volte di seguito, andrebbero poi mostrati terzo e quarto set di questo quarto di finale a Wimbledon. Il 6-2 con cui Goffin si è riportato in vantaggio è stato un altro manifesto di geometria applicata al tennis, con Norrie che ha evitato un punteggio più pesante soltanto per orgoglio e grazie al tifo a favore. Il 6-3 con cui il britannico ha risposto al belga, invece, è stato un esempio lampante di come sia fondamentale rimanere sempre attaccati alla partita mentalmente, per avvertire con lucidità il momento in cui, più o meno dal settimo game in poi, il vento cambia e i dubbi diventano più pronunciati. 

 

Ora la sfida con Djokovic

A inizio quinto set sembrava impossibile prevedere per chi il destino avesse una preferenza e quindi la partita non poteva che decidersi sui dettagli: Goffin non ha sfruttato la palla break avuta in apertura, Norrie ha capitalizzato quella in chiusura, al termine di un game lampo in cui il belga ha perso il servizio a zero. In semifinale ci va Cameron, il quarto profeta in patria a Wimbledon nell’era Open dopo Roger Taylor, Tim Henman e Andy Murray. A lui il compito, quasi proibitivo, di fermare la striscia di 26 vittorie di fila di Novak Djokovic a Wimbledon. Forse sarà meglio chiamare il “Sir” di Glasgow per qualche consiglio.

Wimbledon femminile, in semifinale Maria-Jabeur

Tatjana la mamma, classe 1987, con il rovescio a una mano e lo slice velenoso, Jule il prodigio che quasi potrebbe esserle figlia, classe 1999, con una dirompente combinazione di servizio e dritto propria di un’epoca ultra-moderna e qualche problema fisico che ne ha frenato la transizione da juniores ad adulta: il primo quarto di finale femminile tra Niemeier e Maria è un derby tutto tedesco che ricorda soltanto nella nazionalità la sfida da thriller tra le due coetanee Angelique Kerber e Sabine Lisicki, andata in scena dieci anni prima, sempre nei quarti di finale di Wimbledon.  Ai nastri di partenza, la Maria è la più tesa: il servizio è legnoso, le gambe sono rigide nell’esecuzione di chop, slice e volee e Niemeier si prende subito il break in apertura, sprecando anche due opportunità di 3-0 pesante. La tedesca più giovane per un attimo soffre il contraccolpo e nel game successivo finisce sotto 0-30 con due doppi falli, a cui ne seguirà un terzo sulla palla game, ma si salva con il dritto e con coraggio a rete. I doppi falli saliranno a sei a fine parziale ma la Niemeier comunque riesce a difendere il break in apertura e dopo 36 minuti la classe 1999 di Dortmund è a un set dalla prima semifinale Slam in carriera. Nonostante la Maria dia l’impressione di essere un po’ più a proprio agio in campo, anche nel secondo set la tedesca più anziana subisce il break a freddo nel primo game. Con le spalle al muro, però, la trentaquattrenne di Bad Saulgau si riscatta con una smorzata perfetta e una volee in ginocchio e si riporta in parità, complici anche altri due doppi falli di Niemeier. La tedesca più giovane ora paga l’inesperienza, subisce un altro break e va sotto 1-3. La ragnatela di Tatjana diventa sempre più intricata e Jule è in affanno negli spostamenti laterali: con queste premesse la partita va al terzo set. La Niemeier è la prima ad andare in vantaggio di un break, ma, come contro la Ostapenko, la Maria non si dà per vinta e si riporta in parità sul 4-4. Sul 5-5 Jule spedisce in rete la risposta sulla palla break: sarà il preludio di un game successivo che termina con una volee affossata a rete sul match point. In semifinale ci va mamma Tatjana la cui favola sembra proprio non voler finire.

 

Parola d’ordine: vintage. Marie Bouzkova e Ons Jabeur giocano entrambe un tennis divertente, estroso, ricco di variazioni, di slice, di smorzate e di adattabilità su qualsiasi superficie, ma, se stuzzicate, non disdegnano fucilate con il dritto (la tunisina) e vincenti impossibili raggomitolata sul rovescio (la ceca). Ed è esattamente questo il canovaccio che caratterizza la partita nei primi game. La Jabeur è la prima ad avere una palla break già nel primo game, propiziata da un dritto fulminante, ma la Bouzkova è la prima ad andare avanti nel punteggio, con un break nel quinto gioco. La ceca è in trance agonistica e sfreccia sulle smorzate, per la verità anche buone di Ons, salendo fino al 30-0 in risposta nel settimo game. La Jabeur si salva e, rinvigorita dal pericolo scampato, si procura due palle per il controbreak subito dopo, ma spreca soprattutto la seconda con un’altra palla corta leziosa. La Bouzkova chiude il primo set per 6-3 ed è a un set dalla prima finale Slam in carriera. Nel secondo parziale, però, tutto cambia: Ons non vuole sprecare la chance di una carriera e strappa il servizio tre volte su quattro alla ceca, che sente il momento, ma che è anche sempre più stanca per la generosa difesa a fondocampo. Il 6-1 con cui la tunisina allunga la partita è destinato a ripetersi anche nel terzo set. La Bouzkova ormai è in debito di ossigeno, mentre la Jabeur sembra mentalmente sciolta anche nel volto. La partita praticamente termina sull’1-1, 40-0, quando, dopo aver vinto un incredibile punto durante il quale era anche scivolata, la ceca esce anche emotivamente dalla partita, fino al definitivo 6-1. In semifinale la Jabeur affronterà la tedesca Tatjana Maria. Per entrambe, sembra logico pensare che il match sarà l’occasione di una vita.