Esplora Sky TG24, Sky Sport, Sky Video
user
18 ottobre 2018

Defoe, un tatuaggio per ricordare Bradley Lowery: la storia della loro amicizia

print-icon

La prima partita a settembre del 2016, mano nella mano contro l’Everton. Diego Costa che gioca con lui e “Brads" che segna un rigore poi gol del mese della Premier League. Wembley, le mani alle orecchie per il frastuono in Nazionale, e ora quel tatuaggio. Indelebile come la loro amicizia

DEFOE, L’ULTIMO COMMOSSO SALUTO A BRADLEY

L’eroe che diventa amico. La star del calcio che scende dal suo Olimpo e si sdraia in un letto di ospedale accanto a lui. Defoe quel giorno era diventato soltanto Jermain, lì insieme a Bradley, “Brads” - come quel tatuaggio sul polso destro che adesso si porterà dietro per tutta la vita. Indelebile e inciso sulla pelle, come il ricordo del piccolo Bradley, Lowery di cognome. Diventato simbolo alla lotta a quel neuroblastoma che l’ha strappato dall’abbraccio che tutta l’Inghilterra e il mondo del calcio gli aveva riservato. Legame speciale quello tra i due, tra l’ex idolo e un bambino poi diventato migliore amico fin dal primo incontro nel settembre del 2016. Da una parte chi nel Sunderland ci giocava, e segnava tanti gol. Dall’altra il piccolo con un tubicino che entrava nella narice, ma anche con gli occhi pieni di emozione nell’essere a tu per tu con quel gigante del pallone che una volta guardava solo in tv. L’Everton l’avversario del giorno, lo stadio pieno e tutto il pubblico a intonare quella frase che poi il maxi schermo proietterà col suo piccolo viso sorridente, e i due pollici alti: “There's only one Bradley Lowery”. Sì, uno solo che però diventerà poi un simbolo, per tanti. Lo Stadium of Lights, lo stadio della luce, è pieno, e batte le mani a ritmo. E Brads? Semplice: “È stato fantastico. Ho incontrato Jermain Defoe, il mio calciatore preferito, e tutti hanno urlato il mio nome. Grazie!”. Detto con la tenerezza e l’energia che solo un bimbo può avere. Fuori, prima della partita, tutti i programmi in vendita avevano una scritta: “Il ricavato in beneficenza per supportare la lotta di Bradley”. Che intanto abbracciava il suo nuovo amico che lo portava in trionfo di fronte a oltre 40mila spettatori.

Poi i due si sono rivisti. Spesso, anzi, quasi sempre. Quando Bradley era in forze e poteva scendere in campo mano nella mano con Jermain, che nel frattempo in partita segnava e regalava sempre un pensiero speciale dopo ogni rete al grande amico. A dicembre contro il Chelsea nel riscaldamento in campo c’è anche Brads: scarpette dell’Adidas, calzamaglia nera e guantini rossi, perché in Inghilterra, si sa, fa sempre freddo. A fine partita la foto con tutti i Blues che a stagione conclusa vinceranno il campionato. Prima i palleggi col burbero Diego Costa, uno che in campo lotta e attacca brighe praticamente con chiunque ma che poi ha un cuore grande così. Lo spagnolo gioca con lui e poi gli sistema il pallone fermo in area per un calcio di rigore. Begovic, tra i pali, si butta dalla parte opposta e tutto lo stadio esplode: “Gol! Gol!” - Bradley ha segnato. E qualche giorno dopo la Premier League eleggerà la sua rete come la più bella del mese di dicembre, come si fa coi grandi fuoriclasse. Perché Brads è diventato, e per sempre sarà, proprio quello: un fenomeno, del sorriso e di resilienza, come quando un paio di mesi dopo è Defoe a fargli visita, in ospedale. “Quel giorno entrai nella sua stanza e lui mi saltò al collo, dicendomi: ‘Su, entra nel letto con me’. Allora mi ha coperto e poi ha chiesto a sua mamma: ‘Non è che potresti spegnere le luci? Grazie’ ”. Perché l’amicizia, quella vera, è anche una cosa scontata. E naturale. Defoe? “Dite a Moyes che domani mattina all’allenamento non vengo, sto qui col mio amico”. Quella notte e per sempre.

(Foto Twitter @Bradleysfight)

La lotta col neuroblastoma il piccolo Bradley la perderà di lì a poco, nel luglio del 2017. Quando la famiglia, il mondo della Premier League, l’Inghilterra ma anche e soprattutto Jermain si sono fermati a riflettere su quel bimbo di soli sei anni che oggi non c’è più. Ma che vivrà per sempre nel loro ricordo. Indelebile come le grandi emozioni: le ovazioni del pubblico di Sunderland, il gol al Chelsea e anche quel debutto in Nazionale da far impallidire tutti i fuoriclasse d’oltre Manica. Il giorno cade a marzo, nell’amichevole contro la Lituania dove Defoe torna a vestire la maglia dei Tre Leoni quattro anni dopo l’ultima volta. Non è capitano ma entra comunque in campo per primo, ovviamente con Brads a tenergli la mano poi mollata per usarla, entrambe, per coprirsi quelle orecchie non abituate all’ovazione di Wembley, tempio sacro del calcio di tutti i tempi. L’immagine diventa così la più tenera che questa, e tante altre storie, abbiano mai raccontato: ”Era il mio migliore amico. Lui era genuino. Amava il calcio. Lui mi amava e io l'amavo. Non c'era niente che potessi dargli se non la mia amicizia”. Quella vera e che non finirà mai. Ricordi che rimarranno per sempre. Come il tatuaggio “Brads” inciso proprio sul braccio destro, che usi quando vuoi portare la mano sul cuore.

LE ULTIME NOTIZIE DI SKYSPORT

I PIU' LETTI DI OGGI
I più letti di oggi