Juventus-Lione, le chiavi tattiche della sfida

CHAMPIONS

Federico Aquè

©LaPresse

Le due squadre si ritrovano dopo oltre 5 mesi molto diversi: la Juventus ha giocato ogni 3 giorni, il Lione una sola partita ufficiale. Squadre in campo venerdì alle ore 21, diretta su Sky Sport Uno e Sky Sport 252

JUVE-LIONE LIVE

Come nella scorsa edizione, per tornare ai quarti di Champions League la Juventus è chiamata alla rimonta, dopo la sconfitta per 1-0 di oltre cinque mesi fa contro il Lione. Dalla gara di andata sono cambiate molte cose, ma il contesto dovrebbe essere simile, con i bianconeri a controllare la palla per la maggior parte del tempo e la squadra di Rudi Garcia attenta a non disordinare il suo schieramento accettando lunghe fasi di difesa posizionale.

 

Nella conferenza stampa della vigilia l’ex tecnico della Roma ha provato a spostare ancora di più le pressioni sulla Juve, ma si è anche mostrato fiducioso: «Rispetto a una volta è vero che la Juventus subisce più gol: noi non andiamo a Torino per difenderci, vogliamo approfittarne e segnare perché così la gara sarebbe più facile». È difficile comunque credere che per riuscire in questo piano il Lione prenderà più rischi rispetto alla partita di andata, quando aveva limitato il palleggio bianconero fino a non concedere nemmeno un tiro in porta.

 

In quell’occasione ogni dettaglio difensivo preparato da Garcia aveva funzionato. Le due punte avevano schermato Pjanic escludendolo dalla prima circolazione. La posizione ibrida di Aouar sul centro-sinistra, all’inizio alta per non concedere il passaggio in verticale a de Ligt e poi, sullo sviluppo dell’azione, più bassa di fianco ai centrocampisti, aveva aiutato a contenere il possesso della Juve sul lato più pericoloso, quello destro. La difesa a cinque e i due centrocampisti, Bruno e Tousart, avevano gestito il palleggio centrale senza aprirsi sugli inserimenti delle mezzali e sui movimenti incontro di Dybala e Ronaldo.

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In questo caso Bonucci evita il fraseggio corto e va diretto sull’ultima linea, anche perché in mezzo al campo non ci sono linee di passaggio disponibili. Pjanic è schermato e le mezzali si sono alzate. L’unico a muoversi incontro è Ronaldo a sinistra.

 

Per far risalire la palla la Juve doveva appoggiarsi alle iniziative di Ronaldo e Dybala ma non aveva mai tirato in porta. Al contrario di Sarri, che non era riuscito a creare le condizioni per far brillare le sue stelle, Rudi Garcia era invece riuscito a ottenere il massimo dal talento a sua disposizione. Aveva scelto di aggirare il pressing della Juve con i cambi di gioco, soprattutto da sinistra verso destra, e poi aveva dato ampia libertà ad Aouar di gestire il possesso nella metà campo avversaria. Proprio Aouar aveva cambiato la partita con la giocata decisiva, l’assist a Tousart con un cross dopo un bel dribbling a sinistra, in un momento in cui la Juve era in inferiorità numerica per la temporanea assenza di de Ligt, ferito alla testa.

 

Più che l’atteggiamento delle due squadre, è probabile che saranno le assenze e i rientri di alcuni giocatori importanti a far cambiare le condizioni rispetto alla gara di andata. Nella Juve il dubbio più grande riguarda Dybala. «Non so se verrà convocato, è ancora nelle mani dello staff medico. Vedremo se riusciremo a portarlo in campo o in panchina», ha detto Sarri alla vigilia. Senza l’argentino i bianconeri hanno più difficoltà a far circolare la palla a destra con rotazioni e scambi di posizione, e quindi sono più prevedibili. Con Higuaín, però, guadagnano in presenza in area e in capacità di tenere impegnati i centrali per aprire spazi tra le linee, due aspetti fondamentali soprattutto se, come è prevedibile, la Juve si troverà di fronte una squadra chiusa.

 

Al Lione invece mancherà Tousart, autore del gol decisivo all’andata, nel frattempo ceduto all’Hertha Berlino. In attacco ha però recuperato il giocatore più forte e affermato, Memphis Depay, assente cinque mesi fa per un infortunio al ginocchio. L’olandese dovrebbe formare la coppia di attaccanti con Dembélé, ma in realtà è un accentratore senza posizione fissa, con un’ambizione sconfinata, che si sposta di continuo nella zona della palla per alzare la pericolosità dell’azione. Forse può togliere un po’ di centralità ad Aouar, ma Rudi Garcia ha spesso dimostrato di saper organizzare le sue squadre attorno ai giocatori di maggior talento, tirando fuori il massimo dalle sue stelle. La connessione tra il centrocampista francese e Depay potrebbe quindi essere la più difficile da gestire per la fase difensiva bianconera.

 

Per riuscire nella rimonta, comunque, per la Juve sarà importante innanzitutto alzare la qualità della circolazione. Durante la stagione spesso il palleggio non è stato fluido come avrebbe voluto Sarri, però dalla ripresa del campionato i bianconeri hanno sofferto soprattutto le squadre che li hanno aggrediti fin dalle prime fasi dell’azione, come l’Atalanta e il Sassuolo. Il Lione dovrebbe invece concentrarsi sul mantenimento di un blocco ordinato, e la Juve dovrà quindi mostrarsi abile a gestire il possesso con pazienza senza scadere in una circolazione lenta e innocua come le è capitato nella partita di andata.

 

A livello fisico le due squadre sono in condizioni molto diverse. Dalla ripresa della stagione dopo la sosta per la pandemia di Covid-19, la Juve ha giocato tante partite ravvicinate in un mese e mezzo, il Lione ha giocato una sola partita ufficiale, la finale di Coppa di Lega persa ai rigori contro il Paris Saint-Germain. Forse i bianconeri potranno alzare i ritmi più facilmente, e anche per questo è possibile che alla squadra di Garcia convenga tenere la partita bloccata. Se lo aspetta anche Sarri, per cui l’esito di questa partita potrebbe spostare i giudizi sulla sua prima stagione alla Juventus: «Mi aspetto una partita difficile contro una squadra solida, che fa densità e bene, fanno buone ripartenze. La sensazione è che stiano bene fisicamente, che abbiano fatto un lavoro mirato su questo periodo della stagione». Non è un aspetto da sottovalutare, considerate le condizioni eccezionali in cui si giocherà la sfida. Il modo in cui le squadre sapranno gestire le energie, partendo da situazioni così distanti, sarà uno dei fattori più decisivi per la qualificazione.

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