Villarreal, dopo il calvario Cazorla torna al gol

Europa League

Marco Salami

Undici operazioni, 21 mesi di stop, un piede quasi amputato, dieci centimetri di tendine della caviglia persi e la voglia di non mollare mai. Santi Cazorla torna al gol col suo Villarreal: è la fine di un incubo 

CAZORLA: "ORA MI SENTO UN PUZZLE"

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L’esultanza è rabbiosa. Santi Cazorla segna dal dischetto il rigore che vale il pareggio: 3-3, quello tra il suo Villarreal e il Rapid Vienna. Nemmeno il tempo di rimettere la palla al centro: l’arbitro di minuti di recupero ne ha dati quattro, e il cronometro segna novantacinque e quaranta. Fischio finale. Lui batte il portiere e calcia ancora in rete, poi raccoglie la palla e la spara al cielo: un gol e un’esultanza che sanno di liberazione. Lui li ha aspettati per 755 giorni, dal 10 settembre del 2016 in Premier con la maglia dell’Arsenal al 4 ottobre in Europa League: in mezzo undici operazioni, 21 mesi di stop, un piede quasi amputato, dieci centimetri di tendine della caviglia persi e la voglia di non mollare mai. “Nessuno credeva in me, ma io l'ho fatto” - virgolettato di Cazorla di più di un anno fa, quando lo spagnolo raccontava delle sue otto operazioni che poi sarebbero ancora aumentate. Lui non si è mai arreso, contro la Real Sociedad in agosto la prima partita ufficiale dopo che la parola “calvario” era diventata più sua di qualsiasi altro calciatore. Santi è tornato. A casa, già sua tra il 2003 e il 2006 e tra il 2007 e il 2011, dopo una presentazione “magica” dove un illusionista lo faceva comparire al centro del campo tra una nube di fumo e dopo un incubo che sembrava non aver mai fine.

Le tappe

Il lungo calvario di Santi Cazorla ha inizio addirittura nel 2013: sembra una vita fa, ma per lo spagnolo da quel momento il tempo sembrava essersi fermato. È amichevole: Spagna contro Cile, Cazorla si fa male ed esce dal campo per un infortunio al piede destro, primo di una lunghissima serie. Lui? Stringe i denti, come ha sempre detto, e gioca soffrendo. “Il dolore era talmente forte che nel riscaldamento quasi mi mettevo a piangere, ma una volta che mi ero scaldato tutto diventava più sopportabile”. Sì, fino al primo lungo stop nel dicembre del 2015, quando a fermarlo è però un ginocchio, rottura del collaterale: Santi sotto i ferri. Prima però di affrontare il vero problema a quel tendine della caviglia che non voleva proprio andare posto. È il 2016, l’ultima partita giocata prima del rientro col Villarreal è in Champions League contro il Ludogorets, Santi ha la “19” dei Gunners sulla schiena e sforna anche un assist per Özil, poi però la mano si alza e lui deve fermarsi: “Ero in lacrime, ho una soglia davvero alta ma in quel momento non potevo più sopportare nulla. I medici? Mi dissero che se fossi riuscito a tornare a giocare con mio figlio in giardino mi sarei dovuto considerare soddisfatto”. E allora operazione uno, due, tre, quattro e così via. “Ma la ferita non mi si cicatrizzava, continuava ad aprirsi, si infettava: a volte si vedeva anche il tendine scoperto…” Un’infezione che per poco non ha portato all’amputazione. E lui? Stessa storia: non molla. L’uomo che lo rimette in sesto è il dottor Sanchez, esperto della città di Vitoria. Abbandonati i medici inglesi pessimisti, col connazionale tutto sembra andare per il meglio, e il 29 maggio 2017 c’è un nuovo intervento di ricostruzione del tendine, l’ultimo, forse…

Il rigore di Cazorla contro il Rapid (foto villarrealcf.es)

Yellow Submarine

Le otto operazioni sembrano così alle spalle, l’Arsenal è sempre lì con lui e la data di rientro è il gennaio del 2018: non succederà. Nel novembre del 2017 un nuovo problema e una nuova operazione che ne fanno slittare ancora il rientro. Santi recupera piano piano, ma alla fine nelle statistiche sportive il suo nome è completamente assente dalla stagione 17-18: zero. Tra giocate e panchine, con prime squadre o con squadre riserve per rimettersi in forma. L’Arsenal, sempre accanto, lo cede in estate al Villarreal, il sottomarino giallo dove lui si sente a casa e pronto per giocare, finalmente. Al Daily Mail non molto tempo fa racconta tutte le sue sfortune in un’intervista condita da immagini shock, quelle rimaste sul suo cellulare dopo quei 21 mesi di calvario. “Sono come un puzzle - scherza Santi ricordando quei momenti - ci sono parti di me in posti in cui non dovrebbero esserci. Il totale delle operazioni? Undici: era come se il mio osso fosse diventato di plastilina, l'infezione l'aveva quasi mangiato. Per ricostruirmi hanno preso parte della pelle sulla coscia e me l'hanno messa nel braccio. Questo per coprire l'arteria, perché dovevano prendermi la pelle dal braccio per mettermela sul piede. Così mi hanno fatto un tendine nuovo”. Quanta sofferenza. Ma parola d’ordine sempre uguale: “Ho combattuto per tutto questo e ora devo sfruttarlo al meglio!”. A partire da un gol per esempio. Quello col suo Villarreal: di rabbia ma anche di liberazione.

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