Premier League, Liverpool: ecco cosa fare per fermare il Manchester City

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Flavio Fusi

Il Liverpool di Klopp è cambiato rispetto alla partita d'andata ed è in uno splendido momento di forma: basterà per mettere in difficoltà il Manchester City di Pep Guardiola?

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Alla sua seconda stagione alla guida del Manchester City, Pep Guardiola ha di fatto privato di significato la corsa al titolo della Premier League battendo un record dopo l’altro: gli "Sky Blues" sono primi incontrastati ed imbattuti, con 20 vittorie in 22 partite. Hanno il miglior attacco e la miglior difesa e, soprattutto, 15 punti di vantaggio sui rivali del Manchester United secondi. Ecco, quindi, che persino una partita di cartello, come quella che vedrà impegnati gli uomini di Guardiola ad Anfield Road contro il Liverpool di Klopp, rischia di influire solo sulla corsa per la Champions League.

I “Reds”, da parte loro, sono stati capaci di mettere in fila 13 risultati utili consecutivi e c'è più di una ragione per pensare che possano mettere in discussione l’imbattibilità del City, non solo perché non perdono in casa dal 2003 contro la squadra dello sceicco Mansur.

All’andata il Liverpool fu piegato per 5-0, un risultato roboante su cui influì anche l’espulsione di Mané che costrinse gli ospiti a giocare in dieci per oltre metà gara. Tutta la recente copertura mediatica sulla squadra del Merseyside si è concentrata sul calciomercato: prima Klopp ha acquistato Van Dijk per 75 milioni di sterline facendo di lui il difensore più costoso della storia (e se la cifra non vi torna ancora leggete qui); poi ha ceduto Coutinho al Barcellona per una cifra praticamente doppia (142 milioni di sterline); negli ultimi giorni pare stia invece facendo di tutto per far arrivare subito Naby Keita a Liverpool, acquistato dal Red Bull Lipsia ma che in teoria doveva arrivare a giugno.

Il clamore suscitato dalle cifre in ballo nelle recenti operazioni del Liverpool ha però messo da parte tutti i resoconti dal punto di vista tecnico e tattico. In questa stagione i “Reds” hanno subito 25 gol in 22 partite, cioè praticamente lo stesso ammontare della scorsa stagione (1,1). Ma dei 25 totali, 9 sono stati incassati nelle due gare contro il City ed il Tottenham. Storicamente, il Liverpool di Klopp subisce poche conclusioni – quest’anno è secondo nella classifica delle squadre che hanno subito meno tiri in Premier – ma i pochi tiri che incassa sono spesso ad alta percentuale di realizzazione. Lo stile aggressivo che vuole una linea alta sul campo e pronta a recuperare il possesso appena viene perso, espone inevitabilmente la squadra ai contropiedi.

Per l’allenatore tedesco le cose sono cambiate dai tempi di Dortmund. Il suo stile “heavy metal” come lui stesso lo ha definito, non è più una novità ed anzi, nel panorama europeo si sono moltiplicate le squadre che come la sua puntano sull’intensità. Allo stesso tempo però, anche le avversarie hanno cominciato a prendere le contromisure e a capire come colpire alle spalle dell’ultima linea. All’andata con il City, De Bruyne riuscì a trovare gli attaccanti in profondità con una precisione quasi disarmante, così come era disarmante la facilità con cui la difesa dei “Reds” si sfaldava.

De Bruyne verticalizza per Agüero con il pallone che passa esattamente tra Matip e Klavan, entrambi impegnati a guardare la palla, e il “Kun” si ritrova la strada spianata verso il gol del vantaggio.

La sconfitta con il City dell'andata, così come quella con il Tottenham, in cui si sono verificate situazioni di gioco similari, hanno portato Klopp a rivedere in parte i suoi piani. Tra fine ottobre e novembre, il Liverpool ha cominciato a sperimentare alternative al “Vollgasfussball” che gli permettessero anche di difendere a ritmi più bassi, pensando a consolidare lo spazio orizzontalmente e verticalmente piuttosto che a recuperare il pallone al più presto possibile.

Esemplare in questo senso la gara dello scorso contro il Manchester United (0-0) in cui la squadra di Mourinho è stata capace di far registrare un solo tiro in porta e di toccare la palla in area di rigore solo in 6 occasioni. 

Un altro esempio dei rischi della difesa alta del Liverpool, stavolta dalla partita con il Tottenham: sul rilancio di LLoris, c’è solo Matip tra Kane e la porta. Il capocannoniere della Premier guida il contropiede fino allo scarico su Son e gli Spurs si portano sul 2-0.

Questa sorta di compromesso tattico, con un approccio più prudente, può essere anche un modo per Klopp di non ripetere gli stessi errori che lo scorso anno, quando proprio in questo momento della stagione il Liverpool soffrì un evidente calo fisico che portò a una serie di risultati negativi.

La domanda, adesso, è che partita farò il Liverpool contro una squadra offensiva come il City. Entrambi gli approcci, quello classico e quello più prudente, hanno dei pro e dei contro. Se si guarda unicamente al risultato, nella partita di andata contro il City, il classico “stile Klopp” ha fallito miseramente, ma va detto il primo tempo era stato sostanzialmente equilibrato e solo dopo il gol dell’1-0 e il cartellino rosso a Mané il sistema di gioco ha mostrato tutti i suoi punti deboli.

Ma anche l'applicazione del nuovo mitigato approccio difensivo ha delle controindicazioni. Anzitutto non si può sorvolare su un fatto innegabile: i “Reds” non sono abituati a difendere con le linee più basse, accampati di fronte alla propria area di rigore, e di certo la difesa non è il reparto più affidabile (probabile ragione per cui si è deciso di acquistare Van Djik indipendentemente dalla valutazione che ne aveva fatto il Southampthon). Adottare una strategia difensiva di questo tipo, contro una squadra diventata maestra ad attaccare le difese schierate e capace di muovere il pallone a volontà, vuol dire porre un’enorme pressione tecnica e psicologica sui difensori, costringendoli quindi a vivere 90 minuti senza margine di errore.

Allo stesso tempo, però, difendere bassi potrebbe permettere di aprire il campo per gli attacchi in transizione di Mané, Firmino e Salah (vice-capocannoniere con 17 gol in campionato), oltre che di Chamberlain, che sarà probabilmente schierato a centrocampo.

È probabile, quindi, che assisteremo a un bilanciamento tra i due approcci, anche perché il Liverpool è una delle poche squadre in grado di competere con il City sul piano dell’intensità. Se le due gare in Champions League contro il Napoli ci hanno insegnato qualcosa, è che persino la macchina perfetta di Guardiola può essere messa in difficoltà da una pressione organizzata.

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