Chi era il presidente del Leicester, Vichai Srivaddhanaprabha: l'uomo del miracolo

Premier League

Re dei duty free degli aeroporti. Dal 2010 patron del Leicester poi dei miracoli nel 2016. Dall’onorificenza del re di Thailandia alle partite di polo coi reali inglesi. Le 30mila birre thai regalate ai suoi tifosi per la promozione in Premier e la passione per quel rosso da 200 sterline che metteva in frigorifero. In mezzo la profonda fede buddista, e quei monaci che benedivano lo spogliatoio delle Foxes prima dei big match...

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Un cognome lunghissimo e una carriera nel mondo degli affari ancora più grande. Vichai Srivaddhanaprabha è stato un leader nel suo settore mettendo la firma anche nel mondo dello sport con una delle imprese più incredibili che il calcio ricordi. Leicester campione, e ancora prima dei nomi dei vari Mahrez, Vardy e Ranieri c’è inevitabilmente il suo, quello di chi ha reso possibile l’utopia prendendo un club di Championship e portandolo alla gloria. Il resto è storia, ma chi era l’uomo dietro il miracolo sportivo?

Il profilo

Nato a Bangkok il 4 aprile del 1958 da famiglia cinese e col cognome Raksriaksorn, imprenditore, proprietario e presidente del Leicester dal 2010. Ma soprattutto fondatore e CEO del King Power Group main sponsor del club che ha anche dato il nome allo stadio diventato dei sogni. Settore? Il suo è gruppo leader a livello internazionale nella gestione di negozi duty free aeroportuali. Tutto iniziato nel 1989 con fondazione proprio a Bangkok. E che lo ha portato a diventare, stando a Forbes, uno degli uomini più ricchi del paese con un patrimonio di 4,9 milioni di dollari. Nel mezzo è stato anche ambasciatore della Thailandia e ha cambiato il proprio cognome in Srivaddhanaprabha - onorificenza concessa alla famiglia dal re Bhumibol Adulyadej - termine il cui significato è traducibile in lingua inglese come "light of progressive glory”. Luce di gloria, insomma. Per lui che nel 2010 a capo della holding Asian Football Investments aveva rilevato la proprietà Leicester con un investimento da 39 milioni di sterline. Una decisione lampo - dicono ci mise 30 minuti per chiudere l’affare - e che lo portò poi ad alzare il valore del club a quota 371 milioni in otto anni. Meriti? Ovviamente suoi ma anche del figlio Aiyawatt vicepresidente, e che si innamorò delle Foxes dopo averli visti per la prima volta nel 1997 durante la finale di Coppa di Lega a Wembley.

Col figlio Aiyawatt dopo il trionfo del 2016 (foto Getty)

Dal polo ai monaci buddisti

La storia di Vichai è poi anche quella fatta di stranezze e curiosità, come quella di tanti miliardari e raccontata dal Daily Mail nel 2016 tramite la voce di Alex Hylton, suo ex assistente al Leicester. Un uomo profondamente religioso e legato tanto alle tradizioni della propria terra d’origine quanto a quell’Inghilterra che lo ha adottato. Dal re di Thailandia ricevette l’onorificenza col cambio di nome, coi reali inglesi giocava invece regolarmente a polo, soprattuto insieme al principe Carlo. Uomo schietto ed emotivo: “Guardarlo - diceva al Mail Hylton - era come vedere un tifoso: esultava alle vittorie e si arrabbiava nelle sconfitte, solo che lui lo faceva indossando una camicia elegante e un blazer”. Un uomo dai mille risvolti come quando mandava sul campo del King Power Stadium e nello spogliatoio del Leicester dei monaci buddisti per una piccola benedizione prima delle grandi partite. Fede enorme come quando da ragazzo prese in prestito 400 sterline dal padre per acquistare quattro statuette buddiste poi negli anni diventate da collezione, che ora vale 10 milioni di sterline ed è esposta in un museo nel suo quartier generale di Bangkok. E poi le passioni, come quella bottiglia di vino rosso St. Emilion da 200 sterline (che però amava mettere in frigorifero) e, ovviamente, il calcio.

A sinistra con principe Carlo su un campo di polo. A destra un monaco buddista nello spogliatoio Leicester (foto Daily Mail)

Imprese

La sua storia d’amore col pallone? Si snoda in otto stagioni che hanno fatto grande il piccolo Leicester. Favola da raccontare ai bambini che col pallone vogliono sognare in grande. Prima un decimo posto alla stagione d’esordio e la Premier sfiorata al terzo anno col clamoroso epilogo della semifinale playoff contro il Watford. Poi la “B” inglese vinta per davvero nel 2014 (dopo cui regalò 30mila birre thailandesi “Singha” a tutti i tifosi allo stadio) e il ritorno tra i grandi d’Inghilterra dopo dieci anni di astinenza. In quell’estate il “visionario” Srivaddhanaprabha dichiara di voler spendere 180 milioni di sterline per entrare tra i primi cinque club della nazione nell’arco di tre stagioni. Ce ne mise appena due e la sua promessa “delirante” divenne realtà spendendo soltanto un terzo del budget previsto. Il resto? È storia, dal clamoroso salvataggio dalla retrocessione poi trasformato l’anno successivo, con Ranieri in panchina, nella clamorosa cavalcata verso il titolo. Battuti i giganti: Leicester e Srivaddhanaprabha in cima all’Inghilterra. Poi la Champions e le imprese future: il suo grande lascito alle Foxes.

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