Marani: "Non so se l'Italia di Mancini partirà da Donnarumma. Allegri? Non è tranquillo"

Serie A

Matteo Marani

La finale di Coppa Italia ha celebrato la forza della Juve e anche i "difetti" del Milan, a partire da quelli del suo giovane portiere. La serata no del Gigio rossonero potrebbe dunque far riflettere il nuovo Ct. Perin o qualcun altro per il dopo Buffon?

MANCINI NUOVO CT: LA CONFERENZA DI PRESENTAZIONE

L'ALTRO PORTIERE: LA NOTTE DI GIGIO

GATTUSO: "4-0 BUGIARDO. ORA 180' DI BATTAGLIA"

L'OLIMPICO È L'OLIMPO DI ALLEGRI - LA RASSEGNA STAMPA POST FINALE

La finale che non ti aspettavi. Sicuramente il portiere rossonero non la dimenticherà presto. Per il risultato della sua squadra e per il suo futuro. Non tanto in rossonero, quanto in azzurro. Dipenderà molto dal nuovo Ct e dall'atteggiamento del diciannovenne.

Nazionale? Donnarumma prima deve dimostrare qualcosa al Milan, non viceversa. E in azzurro...

Io non so se Mancini partirà dal portiere del Milan o gli preferirà Perin o un altro giocatore, magari perché esporlo in questo momento diventa più difficile. Nel caso in cui non fosse lui il “designato” gli consiglierei di non protestare perché non gioca, è lui che deve dimostrare qualcosa al Milan, non viceversa. L’impressione che ha sempre dato Raiola è che fosse Gigi a dover ricevere. Lui deve dare al club o alla Nazionale: quindi lavorare, togliersi questo peso, tapparsi le orecchi e andare avanti. Poi, con il tempo, di certo è destinato a diventare il portiere della nostra nazionale.

 

Il crollo emotivo del Milan. Ora serve l’Europa

Il Milan deve fare di tutto per andare in Europa League passando dalla porta dei preliminari, è vero che porta pesantezza alla stagione, ma ti chiami Milan e non sei una squadra di provincia. Questa squadra ha bisogno di qualche intervento strutturale, l’impalcatura è da rivedere e ridefinire la squadra della prossima stagione. Gattuso ha lavorato bene, sta scontando un po’ di stanchezza e anche di immaturità, questo lo ha riconosciuto anche il suo allenatore. Contro la Juve è stato più un crollo emotivo, nervoso, che non tecnico e fisico.

La Juve vincente ha radici lontane

Per analizzare le “radici” della Juve è necessario partire dal 2010, da quando è passata ad Andrea Agnelli, con lui la squadra ha vinto ormai sette scudetti consecutivi e 4 Coppa Italia. Il management all’inizio ha avuto delle normali difficoltà, ricordo il primo anno con Marotta e Paratici, ma andò già meglio il secondo anno con Conte, un tassello fondamentale nella costruzione della Juventus. I bianconeri si sono costruiti lì. Poi la Juve è stata molto brava a tesaurizzare il vantaggio che aveva sulla concorrenza, anzi, ad aumentarlo. Ogni anno ti dà l’impressione di riuscire a respingere la concorrenza e a dare continuità, dal punto di vista tecnico, di risorse, ma anche da un punto di vista mentale. La finale di Coppa Italia è stata a tratti, il secondo tempo, imbarazzante e delle ultime 4 vittorie, questa è stata senza dubbio la più ampia, indiscussa che la Juve ha fatto. Una prova di forza enorme e totale: è oggettivo, in Italia è la squadra più forte.

Fatturato e campioni: il vantaggio della Juve

I fatturati contano e pesano: non bisogna dimenticare che la Juve ha un fatturato doppio rispetto agli altri club italiani e questo significa partire con un grande vantaggio. A questo aggiungerei le capacità e le competenze sul mercato, oltre al fatto di far lavorare l’allenatore nel migliore dei modi. Io credo che questo vantaggio rimarrà, se il Napoli non ce l’ha fatta quest’anno a rompere il monopolio della Juve, per la prossima stagione, la vedo ancora più dura perché già ripetersi sarà difficile…Le “altre concorrenti” come Roma e Napoli hanno sempre dovuto fare dei sacrifici sul mercato, vedi giocatori importanti Salah, Pjanic, Higuain e temo che succederà anche in questo mercato.

Allegri nella storia come Carcano. Però non è tranquillo….

Per Allegri è un ciclo straordinario, con il quarto scudetto eguaglierebbe Carlo Carcano, unico a conquistare 4 scudetti consecutivi, ma parliamo degli anni 30…Adesso la domanda è questa: tra 10 anni come ci ricorderemo di questa Juve? Diremo “quella di Conte” o “quella di Allegri”? Forse faremo come il Milan di Sacchi o quello di Capello…Ma in fondo quello che l’allenatore toscano sta realizzando è qualcosa di storico, c’è però una cosa che non riesco a capire: il nervosismo di Allegri. Ultimamente lo vedo un po’ più piccato rispetto al solito. La sua celebrazione è indiscussa ed indiscutibile, a volte vedo in lui la tentazione di dire che il riconoscimento non è stato sufficiente. Negli ultimi tempi ha sofferto la critica un po’ di più rispetto a qualche tempo fa. Non lo vedo tranquillo: è come se in questo momento volesse prendersi una rivincita.  

Arriva sempre primo

Ricevi live da SkySport le breaking news sui principali eventi sportivi. Per accettare le notifiche devi dare il consenso nel successivo popup.

Ricevi le notifiche

Fai login per ottenere il meglio subito

Accedi con il tuo Sky ID o registrati in pochi istanti.