Marani: "Non so se l'Italia di Mancini partirà da Donnarumma. Allegri? Non è tranquillo"

Serie A

Matteo Marani

La finale di Coppa Italia ha celebrato la forza della Juve e anche i "difetti" del Milan, a partire da quelli del suo giovane portiere. La serata no del Gigio rossonero potrebbe dunque far riflettere il nuovo Ct. Perin o qualcun altro per il dopo Buffon?

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La finale che non ti aspettavi. Sicuramente il portiere rossonero non la dimenticherà presto. Per il risultato della sua squadra e per il suo futuro. Non tanto in rossonero, quanto in azzurro. Dipenderà molto dal nuovo Ct e dall'atteggiamento del diciannovenne.

Nazionale? Donnarumma prima deve dimostrare qualcosa al Milan, non viceversa. E in azzurro...

Io non so se Mancini partirà dal portiere del Milan o gli preferirà Perin o un altro giocatore, magari perché esporlo in questo momento diventa più difficile. Nel caso in cui non fosse lui il “designato” gli consiglierei di non protestare perché non gioca, è lui che deve dimostrare qualcosa al Milan, non viceversa. L’impressione che ha sempre dato Raiola è che fosse Gigi a dover ricevere. Lui deve dare al club o alla Nazionale: quindi lavorare, togliersi questo peso, tapparsi le orecchi e andare avanti. Poi, con il tempo, di certo è destinato a diventare il portiere della nostra nazionale.

 

Il crollo emotivo del Milan. Ora serve l’Europa

Il Milan deve fare di tutto per andare in Europa League passando dalla porta dei preliminari, è vero che porta pesantezza alla stagione, ma ti chiami Milan e non sei una squadra di provincia. Questa squadra ha bisogno di qualche intervento strutturale, l’impalcatura è da rivedere e ridefinire la squadra della prossima stagione. Gattuso ha lavorato bene, sta scontando un po’ di stanchezza e anche di immaturità, questo lo ha riconosciuto anche il suo allenatore. Contro la Juve è stato più un crollo emotivo, nervoso, che non tecnico e fisico.

La Juve vincente ha radici lontane

Per analizzare le “radici” della Juve è necessario partire dal 2010, da quando è passata ad Andrea Agnelli, con lui la squadra ha vinto ormai sette scudetti consecutivi e 4 Coppa Italia. Il management all’inizio ha avuto delle normali difficoltà, ricordo il primo anno con Marotta e Paratici, ma andò già meglio il secondo anno con Conte, un tassello fondamentale nella costruzione della Juventus. I bianconeri si sono costruiti lì. Poi la Juve è stata molto brava a tesaurizzare il vantaggio che aveva sulla concorrenza, anzi, ad aumentarlo. Ogni anno ti dà l’impressione di riuscire a respingere la concorrenza e a dare continuità, dal punto di vista tecnico, di risorse, ma anche da un punto di vista mentale. La finale di Coppa Italia è stata a tratti, il secondo tempo, imbarazzante e delle ultime 4 vittorie, questa è stata senza dubbio la più ampia, indiscussa che la Juve ha fatto. Una prova di forza enorme e totale: è oggettivo, in Italia è la squadra più forte.

Fatturato e campioni: il vantaggio della Juve

I fatturati contano e pesano: non bisogna dimenticare che la Juve ha un fatturato doppio rispetto agli altri club italiani e questo significa partire con un grande vantaggio. A questo aggiungerei le capacità e le competenze sul mercato, oltre al fatto di far lavorare l’allenatore nel migliore dei modi. Io credo che questo vantaggio rimarrà, se il Napoli non ce l’ha fatta quest’anno a rompere il monopolio della Juve, per la prossima stagione, la vedo ancora più dura perché già ripetersi sarà difficile…Le “altre concorrenti” come Roma e Napoli hanno sempre dovuto fare dei sacrifici sul mercato, vedi giocatori importanti Salah, Pjanic, Higuain e temo che succederà anche in questo mercato.

Allegri nella storia come Carcano. Però non è tranquillo….

Per Allegri è un ciclo straordinario, con il quarto scudetto eguaglierebbe Carlo Carcano, unico a conquistare 4 scudetti consecutivi, ma parliamo degli anni 30…Adesso la domanda è questa: tra 10 anni come ci ricorderemo di questa Juve? Diremo “quella di Conte” o “quella di Allegri”? Forse faremo come il Milan di Sacchi o quello di Capello…Ma in fondo quello che l’allenatore toscano sta realizzando è qualcosa di storico, c’è però una cosa che non riesco a capire: il nervosismo di Allegri. Ultimamente lo vedo un po’ più piccato rispetto al solito. La sua celebrazione è indiscussa ed indiscutibile, a volte vedo in lui la tentazione di dire che il riconoscimento non è stato sufficiente. Negli ultimi tempi ha sofferto la critica un po’ di più rispetto a qualche tempo fa. Non lo vedo tranquillo: è come se in questo momento volesse prendersi una rivincita.