Partite di Serie A rinviate, Marani: "Le istituzioni devono sapere cosa fare e come farlo"

Serie A
Matteo Marani

Matteo Marani

Riportiamo l'intervento di Matteo Marani a Sky Sport poco dopo l'annuncio del rinvio al 13 maggio di Juventus-Inter e delle altre 4 gare a porte chiuse della 26^ giornata

Quello che stupisce, e un po' preoccupa, è l'arrivo improvviso della notizia dei rinvii di cinque partite di campionato. L'esempio parallelo è in Svizzera, dove si è deciso, anche lì, di rinviare le partite ma è stato fatto per tempo, con un giorno di anticipo. Nessuna squadra è partita per i ritiri, come è successo alla Fiorentina andando a Udine per la partita che si sarebbe dovuta giocare questo sabato alle 18. L'impressione è che la situazione non sia tanto governata. È chiaro che siamo di fronte a un quadro di emergenza generale ma, in questo quadro, le istituzioni del calcio hanno il dovere assoluto di sapere cosa fare e come farlo. Il primo punto di ogni campionato è la certezza dei calendari, e questo deve essere chiaro a tutti: un campionato deve avere la certezza del proprio calendario. Se non si può giocare alla presenza del pubblico, come in questo caso, la partita si può giocare a porte chiuse. Impossibile? No, l'abbiamo visto giovedì a Milano in Inter-Ludogorets. Abbiamo visto cosa ha fatto l'Uefa: ha limitato il numero degli accessi delle persone. E la stessa cosa ha fatto la Serie B. Non solo, c'è anche la Coppa Italia: mercoledì la Juve dovrebbe tornare in campo contro il Milan per la semifinale di ritorno, nello stesso stadio in cui non si può giocare il posticipo contro l'Inter. È una situazione molto particolare, la sensazione che arriva è quella di non essere in una situazione di controllo. Ci troviamo in un paradosso: il contrasto con le immagini dell'Olimpico è netto. A Roma, per Lazio-Bologna, ci sono quarantamila persone, a fronte di altri stadi dove non si può nemmeno giocare a porte chiuse.

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