Addio Franco Baresi: le Coppe Campioni, il numero ritirato, capitano eterno. La sua storia
È nato “Piscinin” ed è cresciuto “Kaiser Franz”. Ha portato il Milan dalla Serie B sul tetto d'Europa, diventando il simbolo di una delle squadre più forti e rivoluzionarie di sempre. Con l'Italia è stato campione del mondo senza giocare e ha disputato una finale 25 giorni dopo essersi rotto il menisco. Franco Baresi, difensore, capitano, leggenda rossonera e del calcio italiano. Per lui 19 stagioni e infiniti titoli con un'unica maglia e la fascia al braccio
I PRIMI PASSI COL FRATELLO BEPPE
- Franco Baresi nasce a Travagliato, in provincia di Brescia, l'8 maggio 1960, due anni dopo il fratello Giuseppe. Giocano insieme nell'oratorio e nelle strade del paese finché non sono costretti a separarsi. Giuseppe entra a 14 anni nelle giovanili dell'Inter. Franco invece non passa il provino: ce la farà con il Milan. L'inizio di una storia lunghissima. Non senza difficoltà: a 14 anni è già orfano di entrambi i genitori
L'ESORDIO
- Arriva prestissimo, a 17 anni, in un Verona-Milan del 23 aprile 1978. È il Milan del direttore tecnico Nereo Rocco, dell'allenatore Nils Liedholm e del capitano Gianni Rivera. Tutti stravedono per lui nonostante sia il Piscinin, soprannome ispirato dal massaggiatore Paolo Mariconti per via dell'esile statura. Eppure, da Piscinin, è già il libero titolare nella stagione successiva, quella dello scudetto della stella, il decimo.
SUBITO CAMPIONE DEL MONDO
- Baresi è precoce anche in azzurro. A 20 anni viene convocato da Bearzot per l'Europeo casalingo del 1980. Resta nel giro della Nazionale e partecipa alla spedizione trionfale del Mondiale 1982 in Spagna. Senza giocare un minuto: nel suo ruolo c'è un certo Gaetano Scirea. L'esordio avviene soltanto nel dicembre successivo al Mundial contro la Romania. Baresi resta sempre uno dei migliori calciatori italiani, pur scendendo in B col Milan. Abbandonato, mai.
LA DOPPIA RETROCESSIONE (E PROMOZIONE)
- Per lo scandalo del calcio-scommesse, il Milan viene retrocesso d'ufficio una prima volta al termine della stagione 1979/1980. Per Baresi esiste solo il rossonero: rifiuta tutte le offerte di mercato, così come nel 1982. Lì la retrocessione arriva sul campo anche a causa di un'infezione al sangue che lo tiene lontano quattro mesi dal campo. Ignorata la corte della Juve di Agnelli, riporta ancora il Milan in A e ne diventa il capitano. E poi leggenda.
LA NUOVA ERA CON BERLUSCONI E SACCHI
- In un'intervista al Corriere della Sera nel 2020 per i suoi 60 anni, Baresi menzionò le cinque persone più importanti per la sua carriera: Rocco, Rivera, Liedholm, Berlusconi e Sacchi. Se le prime tre lo avevano lanciato nel mondo del calcio, le ultime due lo aiutano a diventare uno dei migliori giocatori di sempre. Berlusconi diventa proprietario e presidente del Milan nel 1986. L'arrivo in elicottero sull'Arena. Baresi il primo a scendere. Inizia la storia del Grande Milan
IN ITALIA, IN EUROPA E NEL MONDO
- Il Milan di Berlusconi e Sacchi, degli olandesi e di capitan Baresi diventa campione d'Italia nel 1988 al termine di un bellissimo duello contro il Napoli di Maradona. Nella stagione successiva, a 20 anni dall'ultima, viene alzata al cielo la Coppa dei Campioni nella finale dominata 4-0 sulla Steaua Bucarest. Passano pochi mesi e arrivano le due Supercoppe contro Sampdoria e Barcellona. Chiude il cerchio l'Intercontinentale con il trionfo sull'Atletico National. Il ciclo era appena all'inizio
IL SIMBOLO DELLA RIVOLUZIONE SACCHIANA
- Il Milan sacchiano non è soltanto un club vincente, ma una squadra tatticamente rivoluzionaria. Basata su una proposta di gioco offensiva e brillante, alimentata dal pressing e da una difesa coraggiosa, molto più alta in campo e con 4 uomini in linea senza più il classico libero. Baresi diventa 'Kaiser Franz', in onore del fortissimo Beckenbauer. Incarna il cambiamento culturale, il leader che detta i movimenti del fuorigioco, che esce in anticipo e fa ripartire l'azione. Anche contro i più forti.
QUASI PALLONE D'ORO (ANZI NO)
- Nel 1989, anno dell'affermazione europea e mondiale del Milan, Baresi sfiora la conquista del Pallone d'Oro. Lo precede soltanto il compagno di squadra Marco Van Basten per 39 voti. Nel 1990 fa il bis di Champions e Intercontinentale. Molti anni dopo (correva il 1997) quel Pallone d'Oro glielo consegnò proprio Silvio Berlusconi, come a dire 'nessuno lo avrebbe meritato più di te, Franco'.
CAPITANO DEGLI 'INVINCIBILI' DI CAPELLO
- Nel 1991 il timone di Sacchi viene ereditato da Capello. Il Milan continua a vincere e impone un dominio incontrastato in Italia: tre campionati di fila dal 1992 al 1994 e un quarto nel 1996. Viene accentuata la qualità difensiva della squadra, comprovata da una striscia-record clamorosa: 58 incontri consecutivi in campionato senza perdere, dal 26 maggio 1991 al 14 marzo 1993. Il campionato del 1994 vinto subendo appena 15 gol!
IL MINSTERO DELLA DIFESA
- Tassotti-Costacurta-Baresi-Maldini, ripetuta per anni da generazioni di milanisti, insegnata a quelle successive e ancora oggi custodita tra i ricordi più belli. Dal terzino destro al terzino sinistro, quattro giocatori che per un'era calcistica hanno fatto sentire al riparo i propri tifosi. Una sinfonia in campo, quattro ottime individualità che sapevano formare un blocco unico e armonioso, uno dei segreti di quel Milan. Era il ministero della difesa
1994, ANNO DOLCEAMARO
- Il Milan rivince la Champions con Capello nella finale di Atene passata alla storia per il 4-0 al Barcellona di Cruyff. Un risultato clamoroso, anche perché ottenuto senza lo squalificato Baresi. Che sogna l'accoppiata al Mondiale con la fascia al braccio e il mentore Sacchi come ct. Peccato che la rottura del menisco nella seconda partita del girone contro la Norvegia sembri porre fine all'avventura americana, sua e dell'Italia…
IL RECUPERO RECORD E IL RIGORE DI PASADENA
- Invece la Nazionale arriva in finale e recupera per l'occasione il suo capitano, pronto a scendere in campo dopo un'operazione e un recupero di appena 25 giorni. Baresi gioca una partita fantastica contro il Brasile di Romario, ma calcia alto uno dei rigori finali. La sua disperazione a terra con le mani in volto passa in secondo piano solo rispetto allo sguardo nel vuoto di Roberto Baggio. Il destino beffardo vuole che Baresi chiuda la carriera in azzurro con un solo gol, segnato proprio su rigore all'Urss
6 PER SEMPRE
- Dopo Pasadena gioca solo un'altra partita in azzurro, nel settembre successivo. La sua carriera prosegue invece per altre tre stagioni. Raggiunge e supera le 700 presenze col Milan, annunciando il ritiro al termine della stagione 1996/1997. La società decide di ritirare subito il suo storico numero 6: nessun giocatore rossonero lo ha più indossato
