Calciomercato Psg, Gigi Buffon (ri)scopre la Francia: esiste una città omonima a 200 km da Parigi

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Il nuovo portiere del Psg ha da sempre una connessione speciale con la Francia: tra intrecci che non sembrano più così casuali, si scopre che a poco più di 200 km dalla "sua" Parigi esiste una città che si chiama... Buffon

IL DAY 1 DI GIGI BUFFON

La Francia nel destino. Gigi Buffon l’ha sempre avuta. Già prima di iniziare a indossare i guantoni, già prima di scegliere il Paris Saint-Germain come ultimo capitolo della sua carriera. Probabilmente, l’ex portiere della Nazionale non lo sa, ma a poco più di 200 km dalla Tour Eiffel e da Parigi, dove è stato celebrato in grande stile nel giorno della sua presentazione, c’è un paesino di 171 abitanti che porta già il suo nome. Proprio così, nel dipartimento della Côte-d'Or, sorge la piccola “Buffon”.  La Francia ora può vantarsi di avere un Buffon decisamente più famoso. Uno scherzo della toponomastica che sancisce ancora una volta il legame tra Gigi Buffon e la Francia. Un feeling particolare, che lo ha accompagnato fin dagli inizi, quando a Mosca, in una gara delle qualificazioni al Mondiale del 1998, Pagliuca si fa male e il ct della Nazionale Cesare Maldini gli chiede “Te la senti?”. Lui scatta dalla panchina e inizia a scaldarsi: si sistema tra i pali e regala all’Italia e se stesso la qualificazione alla Coppa del Mondo cominciando con un miracolo su Alenichev, nonostante il suo primo gol subito in azzurro porti la firma di Cannavaro, ma da quel quell’autogol a Berlino c’è stata tanta Francia nella carriera di Buffon. Nel 1998, proprio lì  ha disputato il suo primo mondiale. Che Buffon avrebbe bruciato le tappe lo si capì già da quell’edizione: convocato da Maldini come terzo portiere dell’Italia, diventa subito il vice Pagliuca a causa dell’infortunio di Peruzzi che dovrà abbandonare la spedizione azzurra.

Il Parma e la Francia

Una grande avventura è iniziata: Gigi Buffon è il portiere titolare di un Parma pieno di stelle. Cannavaro, Thuram, Verón, Chiesa e Crespo lo accompagneranno nella cavalcata che lo porterà ad alzare la Coppa Uefa a poco più di un anno dal suo debutto in azzurro. Nel cammino del portiere azzurro sulla strada che lo porterà a vincere l’unico trofeo internazionale a livello di club, è costretto a passare dalla Francia più volte: i quarti di finale con il Bordeaux e, soprattutto, la finale contro l’Olympique Marsiglia. Una vittoria che, dopo 220 partite in gialloblù, gli permette di affermarsi subito come uno dei talenti più promettenti del nostro calcio. Tanto da entrare subito nelle grazie di Dino Zoff che lo vorrebbe portare come titolare a Euro 2000: sarebbe dovuto essere lui il portiere della Nazionale nella finale contro la Francia, ma Gigi non c’è a causa di un infortunio subito nell’amichevole contro la Norvegia. Nonostante un grande Toldo nelle semifinale con l’Olanda l’Italia perde al Golden Gol: ma ormai si è capito, se Buffon non incontra una francese non vince.

La Juve e la Francia

Archiviata quella delusione, arriva la svolta della sua carriera: la Juventus. Nel 2001 Buffon arriva a Torino e, anche in questo caso, deve dire grazie a un francese. Dopo quattro anni senza vittorie, Moggi decide di rivoluzionare il club bianconero e lo fa ripartendo dal portiere del Parma, che arriva a Vinovo per quasi cento miliardi di lire: soldi che la Juventus aveva incassato dalla cessione di Zinedine Zidane al Real Madrid. Resterà bianconero a vita e in 17 anni, vincendo 9 campionati e 6 Coppe Italia e cinque Supercoppe. Ma le sue vittorie restano confinate in Italia. Con la maglia della Juventus gli capiterà ancora di giocare finali europee, anche più prestigiose rispetto a quella di Mosca con il Marsiglia, ma il destino ha già deciso per lui: se non c’è la Francia di mezzo, Gigi non può alzare la Coppa e così arriveranno le delusioni più cocenti della sua carriera. A Manchester perde con il Milan la sua prima finale di Champions, dove non subisce gol: in quella che potrebbe essere considerata la sua miglior partita di sempre, compie un miracolo su Inzaghi e para anche due rigori, ma non basta. Andrà peggio a Berlino con il Barcellona e a Cardiff con il Real.

Berlino 2006

Ma il destino gli restituisce quanto gli aveva tolto sei anni prima nel 2006: nella finale di Berlino, Buffon può tornare ad alzare un trofeo internazionale. Ed è quello più importante, la Coppa del Mondo. Il destino gliel’aveva promesso: Buffon può vincere solo se gioca contro la Francia, e così è stato. Nei 120 minuti più importanti della sua carriera, subisce il cucchiaio di Zidane su rigore, ma ai supplementari gli nega il gol vittoria con una prodezza che diventerà la fotografia del suo Mondiale: la parata sul colpo di testa del francese porterà la gara ai rigori. Stavolta non ne para neanche uno, ma non può non vincere contro la Francia e così il destino sposta di quel tanto che basta il pallone di Trezeguet che, dopo aver colpito la parte bassa della traversa, torna verso la linea ma va fuori. Buffon è Campione del Mondo.

Il Psg

Ora Gigi, ha scelto di chiedere un ultimo aiuto al destino andando in Francia, al Paris Saint Germain, per provare a vincere quella Champions che è la sua ossessione: “Sicuramente non sono uno che vuole o che pensa sia giusto andare a finire la carriera in chissà quale campionato di terza o quarta fascia,- aveva detto nella sua conferenza d’addio alla Juventus - sono un animale da competizione e sinceramente in quel contesto non potrei vivere e non mi sentirei a mio agio". Parola rispettata: a Parigi dalla prossima stagione cercherà di alzare quella “maledetta” Coppa dei Campioni. Sarebbe la sua prima volta, e sarebbe la prima volta anche del Psg. Il destino gli ha dato questa nuova opportunità: ancora la Francia, per diventare un idolo, mentre la “sua” Juve, con cui condivide ancora si prepara ad accogliere Cristiano Ronaldo, re di Coppe per eccellenza. E chissà che il destino non li rimetterà di nuovo di fronte a Madrid, dove era finito il suo ultimo sogno europeo, proprio dopo un rigore di CR7. 

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