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03 luglio 2018

Cristiano Ronaldo alla Juve, l'ammissione del portoghese: "Nel 2003 mi volevano, è un club straordinario"

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CR7 e il racconto a Del Piero nell'intervista per I Signori del Calcio: "Nel 2003 anche la Juve su di me, ero felicissimo, sono un grandissimo club, ma poi scelsi lo United". Ai tempi saltò tutto anche per un "no" di Marcelo Salas allo Sporting, mentre ora anche gli ultimi quarti di Champions allo Stadium potrebbero essere decisivi per la trattativa

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“Rumors di te alla Juve?” CR7 sorride, nell’intervista con Alessandro Del Piero. “Vero, ero felice. Quando ti accostano a un club così straordinario non puoi che provare piacere”. Detto in quella chiacchierata per "I Signori del Calcio” andata in onda su Sky Sport qualche mese fa. Prima della bomba di mercato, di un Ronaldo criptico sul suo futuro proprio dopo aver vinto l’ennesima Champions con il Real a fine maggio, a Kiev contro il Liverpool. Un cammino lungo, e ancora glorioso per lui e per i blancos, passato dalla Juventus nei quarti con quella rovesciata e il rigore all’ultimo istante del Bernabeu. Ai tempi però, ancora non sospetti, il portoghese aveva raccontato proprio a Del Piero del suo possibile passaggio in bianconero quando di anni ne aveva appena 17, ora nuovamente di moda dopo tutte le notizie che arrivano dalla Spagna con una clamorosa e concreta possibilità di trasferimento in Italia. “Quando a quell’età giocavo nello Sporting molti club erano interessati a me. L’uomo chiave nelle trattative è sempre stato il mio agente Jorge Mendes. Sì - ammise allora CR7 - ricordo che si parlava anche di Juve, ed ero felice. Un club straordinario, ma si parlava anche di Manchester United e Real. Alla fine il club che mi diede le migliori condizioni fu proprio lo United, era un sogno per me. Fin da bambino volevo la Premier, e mi è sempre piaciuto di più giocare in Premier che in Serie A”. Vero, ma forse non è mai troppo tardi per cambiare idea.

Il retroscena

Un affare a un passo: CR7 alla Juve, con la macchina del tempo. Estate 2003, Ronaldo di anni ne ha compiuti 18 da poco, e cronologicamente siamo soltanto qualche mese avanti rispetto al racconto a Del Piero di quando anche i bianconeri erano interessati a lui. Un’estate cruciale quella del 2003, che segnerà nella storia anche il passaggio di Kakà al Milan e di Ronaldinho al Barcellona. Ad agosto Ronaldo firma con Sir Alex Ferguson, sulla base di 12,4 milioni di sterline, al tempo una cifra da record per un diciottenne. Ma la Juve ci aveva provato, eccome, e la ricostruzione avvenne a firma France Football. Tutto quasi fatto, non fosse per il “no” di Marcelo Salas. L’allora Dg dei bianconeri Luciano Moggi offrì infatti allo Sporting 2,5 milioni più il cartellino proprio di Salas, ormai senza più molti spazi in bianconero. L'attaccante cileno però rifiutò la destinazione e il potenziale affare del secolo sfumò anche perché i bianconeri ritennero troppi i 10 milioni richiesti dai lusitani. Dalla Spagna, oggi, stanno parlando di cifre ben diverse, ma il destino di CR7 e della Juve potrebbe incrociarsi di nuovo.

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Standing Ovation

Ronaldo alla Juve è ora uno dei temi più chiacchierati del momento. Da Chiringuito Tv si parla di 100 milioni per il cartellino, più 4 anni di contratto a 38 milioni a stagione. Marca conferma: “La Juve fa sul serio”. E forse sulla scelta di CR7 potrebbe influire anche quello che successe in quel giorno dello scorso aprile, quando allo Stadium il fenomeno portoghese regalò una magia da annali del pallone. Prima il vantaggio dopo appena 3 minuti. Poi quella rovesciata nel secondo tempo da standing ovation. Sì, da applausi, proprio quelli che un pubblico (sportivamente parlando) “nemico” gli riservò. Ebbene, sempre in Spagna parlano anche di questo: Ronaldo sarebbe infatti rimasto colpito da quel gesto. Dagli applausi. Convinti e meritati, ma che negli altri stadi d’Europa non sempre sono così scontati. Spesso CR7 viene fischiato. Per timore? Paura? Esorcizzare la forza di un campione? Sì, ma sono pur sempre fischi. Quelli piovuti nell’ultima stagione spesso anche dal Bernabeu quando in Liga le cose non funzionavano affatto. Un punizione troppo severa per uno che ha regalato tutto al Madrid, e che - non è questa una novità - non ha mai digerito quell’ingiustificato astio dei propri tifosi per qualche partita storta. Allo Stadium fu però tutta un’altra musica. Con lui che unisce le mani in segno di ringraziamento e poi ne poggia una sul cuore. E chissà che anche questo non possa pesare nella sua decisione finale.

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