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18 novembre 2016

E adesso chi la batte la Honda?

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Nei test invernali dello scorso anno i piloti Honda erano in difficoltà rispetto ai principali rivali. Le modifiche fatte nel corso della stagione hanno però permesso a Marquez di vincere il mondiale. L’ing. Giulio Bernardelle ci aiuta a capire come la Honda sia diventata la moto da battere, con un occhio alla stagione 2017.

Le nuove gomme Michelin, il nuovo software per la gestione elettronica, il nuovo motore con l'albero contro-rotante. Forse erano troppe novità tutte assieme per la Honda che da sempre sviluppa le sue moto secondo la politica dei piccoli passi.
Marquez si era trovato durante i test invernali a dover recuperare anche 1 secondo al giro di passo rispetto alle efficacissime Yamaha M1 di Rossi e Lorenzo. Il suo compagno di team, Pedrosa, era ancor più in difficoltà nel tentare di guidare in modo redditizio la nuova moto. Poi, invece, da fine estate le prestazioni della Honda di Marquez ma anche di Pedrosa e di Crutchlow sono migliorate e a fine stagione sono stati questi tre piloti ad aggiudicarsi il maggior numero di GP.

I problemi iniziali – sono raggruppabili sostanzialmente in quattro aree distinte.

1) Erogazione motore: seguendo la richiesta fatta dai piloti nel 2015, Honda aveva sviluppato la termica del motore 2016 con l'intento di addolcire l'erogazione giudicata troppo violenta. Il risultato di inizio stagione era, però, un motore fiacco con un'erogazione tutta spostata a regimi elevati, difficile da gestire in curva a gas parzializzato.

2) Prestazione motore: ad inizio anno il V4 Honda si era dimostrato piuttosto carente sia in accelerazione, sia in velocità massima.

3) Sviluppo elettronico: il software di gestione sviluppato in modo autonomo da Honda ed utilizzato sino a tutto il 2015 era, forse, il più distante nelle logiche di controllo da quello unificato, reso obbligatorio a partire da questa stagione. I tecnici Honda si sono trovati in difficoltà nel dover ripensare a tutte le logiche delle strategie di controllo dell'accelerazione in uscita di curva e del freno motore in fase di frenata.

4) Gestione del calo di grip della gomma: la ciclistica Honda di inizio 2016 era praticamente quella del 2015. Un compromesso obbligato dalla mancanza di dati sufficienti per poter capire in che direzione evolvere il telaio, ma con il quale sia Marquez, sia - soprattutto - Pedrosa avevano fatto vedere di essere piuttosto soprattutto nel girare costantemente veloci durante l'intera arco di durata del GP.

Dove sono intervenuti i tecnici Honda? – anche le aree di sviluppo per risolvere i problemi sono altrettanto chiare.

1) Nuovo disegno degli scarichi: dai test di Barcellona la lunghezza dei vari tratti dei collettori è decisamente cambiata nel tentativo di trovare un’erogazione più piena anche ai regimi meno elevati.

2) Nuove mappature: al nuovo impianto di scarico sono state abbinate nuove mappature che hanno definitivamente permesso di recuperare gran parte dell'accelerazione persa.

3) Controllo di trazione: con il passare dei GP in Honda hanno imparato ad utilizzare al meglio le nuove strategie di controllo elettronico, soprattutto di trazione, adattandolo molto bene alla resa del posteriore Michelin in gara. La moto si è sempre più dimostrata capace di rendere al meglio anche nella seconda parte di gara quando cambia il bilanciamento perché il serbatoio si svuota e la gomma posteriore cala di grip.

4) Nuova geometria della sospensione posteriore: i tecnici giapponesi hanno modificato la posizione del perno forcellone rispetto al telaio e sviluppato la curva di progressività del cinematismo della sospensione posteriore. Questo per permettere ai piloti un controllo più facile delle perdite di aderenza in uscita di curva ed una maggior stabilità in frenata.

Questa è storia. Ora però si guarda avanti, al 2017. La domanda è: se l’anno scorso Honda è partita male e poi ha vinto, cosa succederà quest’altr’anno quando probabilmente partirà come minimo alla pari con gli altri? Honda ha la caratteristica di riuscire a infilare filotti vincenti quindi gli altri devono cominciare a preoccuparsi. O, meglio, lavorare molto seriamente per non farsi distanziare dal gigante Honda. Una sfida interessante e stimolante per i tecnici di Yamaha e Ducati, senza dimenticare che zitta zitta potrebbe arrivare pure Suzuki.