MotoGP, le scuderie promosse e bocciate nel 2016

MotoGp

Giovanni Zamagni

Box Honda HRC (Getty Foto)
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Moto e gomme sono protagoniste del Mondiale tanto quanto i piloti e dunque sono soggette a commenti e osservazioni critiche. Come hanno affrontato la stagione le moto più veloci del mondo?

Dopo i piloti, tocca a moto e gomme: un giudizio forse ancora più difficile, perché sono tante le variabili da tenere in considerazione. Anche in questo caso, l’ordine è determinato dalla classifica costruttori, senza dimenticare che, come per i piloti, anche per i costruttori “tutto è relativo”: la Suzuki, tanto per fare un esempio, non può essere giudicata con lo stesso metro della Yamaha.

Honda RC213V voto 8,5
Titolo mondiale piloti, titolo mondiale marche, 9 vittorie (ovvero il 50%) con quattro piloti differenti (Marquez, Crutchlow, Pedrosa e Miller): i numeri sembrano dire che la RC213V è stata – nettamente – la miglior moto della stagione. Ma è proprio così? Mah, qualche dubbio è lecito averlo. Nella parte iniziale della stagione, la differenza l’ha fatta soprattutto Marquez, conquistando nelle prime 10 gare 188 punti su 196 ottenuti dalla Honda. Ecco, questo dato è forse più significativo di quelli precedenti: senza lo spagnolo, la stagione trionfale della HRC si sarebbe trasformata in un anno molto negativo. La capacità di reazione, però, è stata eccellente, solo la Honda poteva tornare a certi livelli dopo un inizio così problematico. Tecnologica.

Yamaha M1 voto 8
Sotto certi aspetti, è stata la “delusione” del campionato, soprattutto dopo quanto messo in mostra durante l’inverno e nella prima parte del campionato, con cinque successi in sette GP. Nelle successive 11 gare, però, è arrivata una sola vittoria (Lorenzo, Valencia), con evidenti problemi di consumo gomme, soprattutto nella seconda parte di gara. A differenza degli anni passati, i pochi aggiornamenti portati in pista non hanno portato i benefici sperati e, di fatto, la M1 non è mai cambiata e progredita durante la stagione. Statica.

Ducati DesmosediciGP voto 7,5
Due vittorie, dieci podi complessivi, che avrebbero potuto essere di più senza alcuni errori clamorosi: statisticamente è stata la miglior stagione della Ducati dai tempi di Stoner. In prova, la Desmosedici è sempre stata competitiva (non solo nella sua ultimissima versione), vicinissima, se non superiore alle rivali giapponesi, ma in troppe gare ha mostrato ancora dei limiti, soprattutto in fase di percorrenza curva e per la fisicità richiesta per essere portata al limite: è ancora troppo difficile, i piloti guidano troppo “impiccati”, come si dice in gergo. Il suo “motorone”, però, entusiasma: in rettilineo, non ha rivali. E le tanto criticate (dagli altri) appendici aerodinamiche hanno fatto scuola: non sapendo come colmare lo svantaggio, gli altri costruttori hanno dovuto vietarle, tirando in ballo inverosimili problemi di sicurezza. Innovativa.

Suzuki GSX-RR voto 9
La sua crescita è stata per certi versi impressionante: grazie al cambio “seamless” completo e a un motore finalmente più potente, la GSX-RR ha colmato gli svantaggi più evidenti del passato. La ciclistica non ha perso competitività, rimanendo da riferimento per agilità e maneggevolezza, il motore è parso veramente inferiore solo a quello della Ducati. Chi l’avrebbe mai detto alla vigilia? Forse solo l’ingegnere Giulio Bernardelle, dall’anno scorso grande sostenitore della bontà del progetto Suzuki. Sicuramente, Viñales ha contribuito in maniera determinante a ottenere certi risultati, ma nel finale è andato fortissimo anche Espargaro, dimostrando tutta la competitività della GSX-RR. In scia.

Aprilia RS-GP voto 7
Si può dire che sia stata la prima vera stagione dell’Aprilia in MotoGP, dopo che nel 2015 era stata utilizzata una moto derivata dalla SBK, quindi tutto tranne che un prototipo. L’inizio è stato difficile e problematico, ma nella seconda parte della stagione i progressi sono stati evidenti e concreti. Siamo solo all’inizio, però, di un cammino lunghissimo, che richiederà molti soldi che, forse, l’ingegnere Romano Albesiano non ha a disposizione. All’inseguimento.

KTM RC16 voto 5
Non è giusto dare il voto a una moto dopo una sola gara – disputata oltretutto con un collaudatore – e un solo test, ma la KTM non è una Casa qualsiasi per possibilità economiche e ambizioni. Mettiamola così: personalmente sono un grandissimo sostenitore e ammiratore della KTM, capace di primeggiare in tutte le categorie alle quali ha partecipato. La MotoGP è un’altra cosa, l’esperienza non si compra con i (tanti) soldi dello sponsor, ma l’illusione era che iniziasse con un distacco inferiore ai 2 secondi al giro. Sarà un inverno di duro lavoro, ma, personalmente, non ho dubbi: arriveranno a essere competitivi. Debuttante.

Michelin voto 6
A favore: tornare in MotoGP dopo sette anni di assenza è difficilissimo, soprattutto se il fornitore precedente era arrivato a un livello pazzesco, sotto tutti gli aspetti. Contro: stiamo parlando della Michelin, il primo o il secondo costruttore al mondo, con grande esperienza di corse e capacità tecnologiche mostruose. Tenuto conto di questi due elementi, si può dire che la prima stagione della Michelin sia stata sufficiente.

Aspetti positivi: prestazioni; capacità di reazione ai problemi (tra l’Argentina e gli Stati Uniti sono state progettate, costruite, inviate in Texas gomme completamente nuove); discreto adattamento alle differenti moto; possibilità di usare tutte le mescole a disposizione all’interno dello stesso GP. Aspetti negativi: poca costanza di rendimento, con grande differenza tra una gomma e l’altra dello stesso tipo; troppa incidenza sull’esito di molte gare, trasformate in alcuni casi in “GP gomme” e non in “GP moto e piloti”; troppa differenza di “grip” tra anteriore e posteriore; rendimento sul bagnato (perlomeno nella prima parte della stagione). Sfida difficilissima.

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