MotoGP, presentazione dei test a Losail

MOTOGP

Guido Meda

Mancano solo due weekend prima che scatti il Motomondiale: ultimo appuntamento in pista per tutti i team, dal 10 al 12 marzo. Semaforo verde alle 14, dalle 13 collegamenti live su Sky Sport24 e live-blog su SkySport.it. Ecco gli osservati speciali in Qatar... Alle 23 gli approfondimenti quotidiani con Race Anatomy sul canale 208

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Quanto i test siano sinceri è un buon argomento di discussione. C'è a chi piace dire che non contano niente, chi ci legge dentro tutto. Poi la stagione parte e non se ne parla più. Questo del Qatar è l'ultimo, a due weekend dal via del Mondiale quello vero. In questi giorni sono simili le condizioni climatiche, anche se continua a mancare del tutto la componente emotiva della gara che potrà fare la differenza. Che ad alcuni piloti fa tanto bene e ad altri invece no.

Ne parleremo per tre giorni in studio alle 23 su Race Anatomy (canale 208 SkySport MotoGP HD), ma intanto l'osservato speciale rimane Jorge Lorenzo con la nuova Ducati, che non esce da un inverno propriamente strepitoso. La moto continua a migliorare ma è un po' difficile inserirla negli automatismi giapponesi che Lorenzo inevitabilmente porta su di sé per otto anni di abitudine. Il Qatar è il posto giusto per non soffrire la tendenza ad allargare le traiettorie uscendo di curva che per Ducati rimane il vero nodo da sciogliere. In Qatar le curve "aprono" tutte, mentre la Ducati soffre quelle che "chiudono". E’ semplicemente questa la ragione per cui siamo in molti a pensare da tempo che Lorenzo e la Ducati, almeno a Losail, partano da favoriti.

C'è pure spazio per gli allunghi del portentoso motore italiano. E c'è spazio alla grande per Andrea Dovizioso, che di solito si fa prima a non considerarlo che a dargli un ruolo da favorito, solo perché più timido e intimista, solo perché si fa i fatti suoi. Dovizioso è tra i favoriti altrochè, non è mai stato così convinto e così in forma, conosce la moto ed è d'accordo con Lorenzo sui pregi da mantenere e i difetti da sistemare. Vedi che zitto zitto…

Poi Marquez. Con lui si fa presto davvero. In un test ci ha raccontato di una Honda sulla quale lavorare molto e poi, nello stesso test, ha chiuso con il passo gara migliore di tutti. E' campione del mondo anche perché i problemi tecnici li sfida, ci guida sopra, ci vince e poi magari - dopo - li sistema. La sensazione è che la Honda sia molto meglio di come abbiamo rischiato di dipingerla e ne beneficerà anche Pedrosa, che è favorito per il titolo da sempre e non l'ha vinto mai.

La Yamaha gioca sul dreamteam con Rossi e Vinales. Uno lavora sodo e di cesello, Valentino, assecondando il perfezionismo di sempre e perdendocisi dentro fino a rimediare un filotto di test forse utile ma per niente roboante. La Yamaha ha portato un telaio 2017 con cui lui dice di trovarsi molto bene, mentre c'è chi sostiene (compreso il cronometro) che con la moto 2016 guidasse meglio. Il Qatar servirà forse per equipaggiarlo di una versione ibrida che lo soddisfi. Stare addosso a Vinales sarebbe un obiettivo ma non è una priorità. Lo diventerà tra due weekend quando si giocherà davvero per posizioni e punti ed è lì che Rossi sa fare la differenza, sa tornare. Ricordate Marquez che nel 2013 vinse il mondiale della Motogp al debutto? Ecco, Vinales ha quelle carte lì nelle mani. E’ un veloce naturale che nell’inverno ha toccato poco la moto, cercando invece di fare soprattutto dei gran chilometri e risultando sempre il più veloce di ogni test. La Yamaha del resto è una sorta di Suzuki più precisa e gestibile che lo fa sentire, ad oggi, un ragazzo fortunato. Più che a Rossi pensa a Marquez; non si piacciono granchè, da molto tempo. Ed è forse il tema sul quale un po' conta anche Valentino che puntando legittimamente al decimo deve contemplare tutto, comprese le scintille tra gli altri avversari.

Incassate le bombe dell'ex compagno Dovizioso che in un’intervista a Motosprint lo ha sostanzialmente definito furbo e opportunista, Andrea Iannone è preda di un nuovo trasporto sentimentale: quello per la Suzuki. Fanno tutto per lui, compreso avergli offerto una scelta fra tre telai che lo ha fatto sentire "il centro" del progetto. Che per uno come lui è già metà del gioco.

Danilo Petrucci ha per le mani la chance della vita. Promosso alla Ducati 2017 ora deve dimostrare di meritarsela davvero. Il 2016 è da dimenticare, bagliori nell’inverno non se ne sono visti. Servono ordine, concentrazione e un po' di tempo (non molto) prima che sia tardi.

In questa MotoGP di un livello "mostruoso, roba da far paura solo a pensarci" (Cit. Andrea Dovizioso) si inserisce Crutchlow che può andare a bomba, si insericono Miller e Bautista (rinato con la vecchia Ducati), si inseriscono quelli che arrivano dalla Moto2 tipo Zarco, Folger e Rins che nei test invernali sono stati sorprendentemente vicini ai primi. E si inserisce l'Aprilia con Aleix Espargaro e Sam Lowes. E' arrivata a poter ambire stabilmente per un posto nelle prime dieci posizioni e su richiesta dei piloti (soprattutto Espargarò) ha rinunciato ad un po' della sua proverbiale stabilità a vantaggio di un po' di nuova agilità e di un motore più potente e gestibile. Poi c’è la Ktm, con i suoi soldi e i suoi azzardi. Moto troppo giovane per poterci puntare da subito. Nessuno li aspetta e loro lo sanno. Per gli austriaci sarà un anno laboratorio, per mettere a posto il mezzo sfruttando due piloti esperti. Dopo di che servirà lanciarsi in colpi grossi sul mercato di chi guida e non è certo alla Ktm che mancano i soldi per riuscirci.

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