Meda: Lorenzo tutto su, Yamaha tutto giù

MOTOGP

Guido Meda

L'EDITORIALE. La gara di Jerez dominata dalle Honda consegna al podio un Lorenzo finalmente Ducatista. Mentre i fenomeni della Yamaha si sciolgono dove erano forti

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C'è una rivincita clamorosa nel podio di Lorenzo in Spagna dietro alle due Honda di Pedrosa e Marquez. Una rivincita che contiene tutta quella sua umana sensibilità che a volte lo frega e a volte lo premia. Incassa quindici secondi da un Pedrosa imprendibile in una gara di ritmo modesto, ma finalmente guida la Ducati come la Ducati vuole essere guidata. E se dovesse continuare così ci ha messo pure molto poco ad imparare!

Nel box Ducati, basandosi sui dati e sull'esperienza, temevano moltissimo la pista calda di Jerez. Avevano tutto contro. Lorenzo ha dimostrato che l'energia umana a volte vale più delle leggi scientifiche. Ha rovesciato pure i valori dando dieci secondi al buon Dovizioso che da numero uno del box rosso è tornato numero due. Non è finita qui, non è tutto risolto, ma un lucchetto è aperto. Non è facile per un vincente come Lorenzo brindare a champagne per un terzo posto, ma è l'unica cosa giusta da fare per mantenere e migliorare il morale e il team.

Rossi e Vinales invece forse... sono in riunione ancora adesso. C'è molto da discutere in Yamaha su questa catastrofe spagnola. La vecchia moto del nuovo Zarco davanti ad entrambi potrebbe essere il segno di un preoccupante fallimento se non ci fossero alle spalle tre gare che consentono a Valentino di essere ancora primo nel mondiale. Il tema delle gomme è esploso a Jerez in tutta la sua grandezza. La moto più facile del mondo è diventata inguidabile in Spagna per entrambi i piloti. È vero, succedeva anche a Lorenzo lo scorso anno. Lui soffriva il freddo, Rossi e Vinales hanno sofferto il caldo. Lui aveva paura a loro vien su la rabbia. Verrebbe da pensare che la Yamaha abbia modificato tanto la sua moto tra il 2016 e il 2017. Soffrivano le piste larghe, fredde e con grip, ora soffrono la prima pista all'antica, con il caldo e l'asfalto liscio. Mentre Zarco che guida la moto dell'anno scorso è quasi sempre a proprio agio. Spostare i pesi e il bilanciamento puó avere rovesciato le qualità della M1. Sempre di sofferenza si tratta.

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