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14 luglio 2017

Problemi superati, la Honda è tornata a sorprendere

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Dani Pedrosa e Marc Marquez (Jerez de la Frontera, 2017) - Foto: Getty Images

Paolo Beltramo fa un bilancio sul Mondiale a metà stagione, in attesa della ripresa fissata per il 6 agosto con il GP della Repubblica Ceca a Brno. Iniziamo con la Honda di Marquez, in testa alla classifica, e di Pedrosa, quinto a 26 punti dalla vetta

Honda sorprendente e positiva, soprattutto per due motivi: primo perché era partita con la considerazione di moto problematica, lontana dal top, difficile da mettere a punto e via così. Secondo perché nel mondiale è prima con Marquez e quinta con Pedrosa e ha pure vinto 3 gare. Meno delle 4 portate a casa dalla Yamaha, vero, ma evidentemente con più efficacia. E dire che MM93 si è pure steso per due volte e per altre due gare è rimasto giù dal podio. Ma ha 2 primi, 2 secondi e un terzo, il che basta per metterlo, anche se per pochissimo, lassù.

Neppure lui credeva di poter chiudere la metà della stagione davanti a tutti, ma abbiamo detto che Honda ci ha messo del suo perché non ha mai sbagliato dove poteva ottenere di più e ha saputo difendersi dov’era in difficoltà. Oramai non sembra più possibile che ci sia una moto dominatrice di una stagione. Con  le gomme Michelin alti e bassi sono naturali, perciò è importante non sbagliare le occasioni da gol. E sparare delle gran palle in tribuna quando non è giornata.

In più, a favore della Honda, c’è l’imbattibilità di Marc Marquez nelle piste antiorarie, una garanzia, una sicurezza, 50 punti in cascina comunque: la vittoria ad Austin e al Sachsenring (rispettivamente la quinta e l’ottava consecutive…) sono figlie di questa sua predilezione per le curve a sinistra, di questa sua “anormalità”. Pedrosa ha vinto di meno, ottenuto 4 terzi posti ed è il quinto, il meno impressionante dei primi cinque, staccato di 26 punti dal suo compagno, eppure lascia la sensazione che questa possa essere la volta buona. Chissà, gli equilibri sono fragili e mutevoli, tutto è possibile.

Le altre Honda, sono state più deludenti, ma credo dipenda soprattutto dai piloti. Dopo i due successi del 2016 ci si aspettava di più da Cal Crutchlow che quest’anno ha conquistato soltanto un podio in Argentina alla seconda gara della stagione e d è decimo nel mondiale a 65 punti da Marquez. Sotto le attese pure Jack Miller, dodicesimo a 88 lunghezze dal purosangue spagnolo. Diciassettesimo Tito Rabat, ma per lo spagnolo le speranze erano già se non nulle, molto flebili fin dall’inizio: in MotoGP non è mai riuscito a dimostrare niente. Farà spazio a Franco Morbidelli e forse continuerà in MotoGP come “pilota con la valigia”, cioè pagante, da qualche altra parte. Peccato, perché ha vinto in Moto2 e di solito i campioni di quella categoria rendono molto bene in MotoGP.

Honda ha qualche problema di erogazione, in accelerazione, ma si esalta (oltre che sui circuiti “sinistrorsi” come detto) quando il grip è poco come a Jerez e Sachsenring. Sicuramente nella seconda parte di stagione le case porteranno evoluzioni di ciclistica e nella gestione elettronica. Vedremo se Honda sarà quella che migliorerà di più.

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