MotoGP, GP Australia. Marquez, Rossi, Dovi: quei tre pianeti diversi

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Guido Meda

Marc, che con la vittoria al GP d'Australia avrà a disposizione in Malesia il primo match point per il titolo, si confema nato per la battaglia. E' energia pura. Vale, passione infinita, ha lottato e dato spettacolo fino a salire sul secondo gradino del podio di Phillip Island; Andrea, un altro che di passione ne ha da vendere, con la Ducati ha invece dovuto fare i conti con una gara disgraziata. Per lui due errori che pesano

DOVI: "LA MOTO NON GIRA"

ROSSI: "GIOCO DURO? SONO PRONTO"

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C’è il pianeta di Marc Marquez, uomo furbo e veloce, noto per aver spostato il livello in alto, in lungo e in largo, pure quello dell’aggressività. Energico, esuberante e sprezzante, offre botte e incassa botte; si volta persino indietro, in pieno caos, per constatare l'assenza di Dovizioso e se la gode. E' capace di sfruttare il disordine degli altri per andarsene facilmente a vincere una nuova gara e forse un nuovo Mondiale. Dà ruotate, porta addosso druotate avversarie e un danno d’immagine considerevole e semiplanetario, dato che pure il notoriamente civile pubblico australiano lo accoglie sul podio con una impressionante salva di buu. Che a lui però scivolano addosso come l'acqua. E' il capo di una generazione nuova e sfrontata che nel contatto fisico sguazza (ma la pista di Phillip Island in questo aiuta) e della vittoria si nutre.

C'è il pianeta di Valentino Rossi, in orbita nell’universo dal giorno del big bang. Avvezzo alle carenate all'ultima curva, per necessità  si adegua per forza - pur non essendo le sue preferite - anche a quelle in piena gara; che vanno bene e chiamano gli applausi finchè nessuno si fa male. Costruisce come ha fatto mille volte una gara da podio mettendoci del gran suo su una moto sistemata in fretta e furia e si ripresenta fresco e smaltato nel momento in cui qualche scienziato aveva già pronosticato per lui l’estinzione del genere.Dovreste vederlo lavorare nel box. Dopo 21 stagioni di corse è ancora l'ultimo a lasciare il box dove sta rinchiuso a perfezionare o a sciogliere rompicapi quando i suoi colleghi sono già sotto la doccia da un tot.

Poi c'è il pianeta Andrea Dovizioso. Un altro con una gran passione per il lavoro, uno che con le carenate di Phillip Island in teoria non ci azzecca per niente. Ma non c’è la controprova perchè la gara australiana lo ha eliminato in meno di due giri dalla possibilitá di entrare nella. zona della rissa. Una sola staccata vera non aiuta né la Ducati né lui. Disastrosi entrambi. Su una pista che non ama, vien fuori la sua gara più disgraziata nel momento più delicato e sbagliato con due errori; uno all’inizio e uno pure alla fine dove il parimarca Redding non gli risparmia niente, tanto che ora servirebbe chiudersi tutti in una stanza e fare un discorsetto approfondito sulla collaborazione ducatista. Sul pianeta di Dovizioso l'aria è tradizionalmente calma anche a dispetto di fatti così negativamente clamorosi. L'aritmetica peró lo tiene ancora in gioco e per un razionale come lui può bastare. 

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