MotoGP, divorzi e scenari futuri. E' già il 2019

MotoGp

Guido Meda

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Tech3 verso KTM, ma un team di Rossi non è ancora pronto. E il mercato piloti si infuoca. Ducati fa tutto bene ma Lorenzo vuole di più. Uno scambio con Marquez? E’ poco probabile. Zarco è bravo di suo, ma alla nuova Yamaha servono risorse umane

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Ecco, ma allora un po' la noia e gli stimoli contano. E in relazione ad essi contano pure i soldi se Yamaha e Tech3 si separano dopo vent'anni di idillio. 

Tech3 verso KTM

E' difficile immaginare un uomo svelto e competente come Hervè Poncharal che molla il colpo senza l’alternativa. Il patron del team Tech3 è un imprenditore, privato, con il sacrosanto e legittimo diritto di voler alimentare il proprio business quando gli pare arrivato ad un punto morto. L'alternativa quindi c'è già e per forza. E non si deve vagare granché per provare a darle un nome. Le case in cerca di un vero team satellite sono tendenzialmente due o tre: la Suzuki, l’Aprilia e la KTM. Ma la KTM è più ricca (unisce la forza di una grande azienda motociclistica all’impero Red Bull) e più strutturata rispetto a Suzuki (che per ora è meglio in pista) e il team di Poncharal è perfetto per la sua capacità di pagare, di fare da vivaio e da appoggio, da vero team junior e sviluppo fortemente di riferimento. Proprio ciò di cui KTM ha bisogno.

Zarco e Rossi

Cosa farà Zarco? Al posto di chi potrebbe andare se rimanesse in orbita Yamaha e diventasse ufficiale è davvero difficile dirlo; specie se Rossi deciderà di continuare a correre un altro po’. Il che è molto probabile. Né è affatto scontato legare il divorzio di oggi alla possibilità che Rossi fondi e schieri un team con il proprio nome, non finchè corre. Intanto non ci immaginiamo lo spettro di Rossi che spinge Poncharal verso il buon business con Ktm, ma poi quanto sarebbe impegnativo e borderline per Valentino ritrovarsi pilota Yamaha e dover correre contro piloti di un team di cui è proprietario? No, non è pensabile, non finchè  corre. ”Con lui in pista -dice Alberto Tebaldi a GpOne.com - la VR46 è già in Motogp” . E Rossi vuole continuare a correre con Yamaha, che a sua volta continua a volere Rossi con sè.  A meno che non abbia deciso di smettere a fine 2018, il che però non risulta da nessuna indiscrezione. È più facile pertanto che nel frattempo possa essere un team tipo Marc Vds – ma è solo un’ipotesi personale – a inserirsi nella partnership con Yamaha portando in dote Morbidelli. Mentre una porta per Rossi team owner resta comunque aperta per quando lo vorrà come da ammissione pubblica del CEO Dorna Carmelo Ezpeleta.

Un mercato di fuoco

Le moto su piazza poi non sono infinite. Il tema preoccupa più di un pilota. Jorge Lorenzo ad esempio ha fretta di chiudere un buon accordo e Ducati ha già fatto sapere di non avere per lui gli stessi soldi di questo primo biennio. Dovizioso è più calmo,  sa e immagina di poter aumentare il proprio ingaggio a scapito di Lorenzo che lo vede diminuire. Se mai il rapporto tra Ducati e Lorenzo dovesse disgraziatamente interrompersi  -il che non è previsto -  potrebbe essere ipotizzabile uno scambio con Marquez dalla Honda. Ma, onestamente, quanta voglia potrebbe avere Marquez di abbandonare la moto con cui vince di tutto e di più? Lorenzo al posto di Pedrosa dunque? Ecco, sarebbe giá più fattibile, ma solo se Marquez non ponesse un plausibile veto e se Pedrosa in primis decidesse di sposare un’altra avventura tipo quella della Ktm. Senza considerare che l’arrivo dell’investimento su Bagnaia in Pramac sancisce in qualche modo la fine dell’esperienza di Danilo Petrucci in quel team. Del resto era programmata così, con Petrucci equipaggiato di moto ufficiale dell’anno in corso per provare a giocarsi il ruolo da pilota interno al team rosso. Perché è proprio da ufficiale vero che Danilo vuole correre e guadagnare e la Ducati resta la sua priorità, per quanto il suo nome non dispiacerebbe affatto anche ad altri team tra i quali l’Aprilia. Uno che ha un enorme bisogno di rimettersi in moto in tutti i sensi è Andrea Iannone, che il ruolo dell’ufficiale già ce l’ha ma deve convincere con i risultati la Suzuki in Giappone a voler continuare. Perché passare dai milioni a qualche centinaio di migliaio di euro è un attimo. 

I messaggi dei test

Il prossimo passo, con i test in Qatar, sarà quello di capire dove sta la verità sul funzionamento delle moto. E’ vero il responso della Malesia dove le Yamaha di Rossi e Vinales ma anche la Ducati di Lorenzo erano andati bene, o è vero quello della Thailandia con le sofferenze di tutti e tre belle evidenti? Ducati ha avuto positività da Dovizioso e sofferenze da Lorenzo. Forse Dall’Igna ha fatto bene a sottrarre al team Pramac una delle moto 2017 per fargliela riprovare. A un pilota i dubbi è meglio toglierli subito, specie se rischia di cristallizzarsi su un nervosismo poco produttivo. Di fatto la nuova Ducati 2018 pare deliberata a fronte di due pareri momentaneamente diversi. E mentre la nuova Honda funziona a meraviglia, la Yamaha ufficiale ha sbattuto il faccione nei vecchi problemi di consumo della gomma a scapito di una buona trazione. Intendiamoci, nessuno ha preso paghe clamorose e le gomme scelte e le modalità di lavoro hanno influito sulla classifica finale, ma in Yamaha qualcosa non va. Dal punto di vista tecnico la Yamaha 2018 di Valentino e Maverick ha un telaio ispirato a quello del 2016 con un motore nuovo, mentre la M1 utilizzata da Zarco pare essere in tutto e per tutto molto simile alla buona moto che usavano Lorenzo e Rossi nel 2016. Se non la stessa. Ma poi va detto che Zarco ci mette del gran suo con una guida che dalla notte dei suoi tempi è delicata e risparmiosissima sulle gomme oltre ad essere redditizia. Zarco è insomma fino a prova contraria un dato di fatto dal quale non si può prescindere. Fossimo stati Rossi e Vinales, proprio come ha fatto Lorenzo, avremmo chiesto di provare la moto di Zarco, per capire, magari per mettere in discussione la moto o addirittura se stessi. Resta il fatto che andare forte ai test non significa automaticamente farlo in gara, anche se le probabilità si alzano.

L’elettronica

Sul banco deli imputati ci è finita la gestione elettronica. Mentre Honda e Ducati prevengono i problemi e si adattano in anticipo neutralizzandoli, la Yamaha deve aspettare che il problema si presenti per poi correggerlo. Così almeno ci hanno raccontato. E la differenza, al di là di un regolamento che deve essere più chiaro sull’uso della piattaforma inerziale come sensore aggiuntivo, potrebbero davvero averla fatta anche i due tecnici ex Marelli (l’azienda che ha sviluppato il software unico) che sono stati assunti da Honda e Ducati secondo un’intelligente strategia di scouting sul mercato delle risorse umane, mentre in Yamaha continuano a lavorare solo tecnici Yamaha. Non spiega tutto, ma un po' forse sì.

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