MotoGP 2018, Gigi Dall’Igna: “Ducati messa meglio di un anno fa”

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Paolo Lorenzi

Il direttore generale di Ducati Corse è ottimista alla viglia della prima gara in Qatar, ma mette le mani avanti: “La gara spesso cambia tutto” – “Non sarà un confronto a due con la Honda, Suzuki è cresciuta e anche Yamaha sarà della partita” - “Lorenzo? Ha ancora tempo per mettersi a posto” – “Altre novità in arrivo nella prima parte del campionato”
Il GP del Qatar si corre domenica partendo dalla Moto3 (ore 14.00), poi la Moto2 (ore 15.20) e per finire la MotoGP (ore 17.00). Tutto in diretta esclusiva su SkySportMotoGPHD (canale 208). ATTENZIONE: Il via del Gran Premio del Qatar cambia orario. La partenza domenica alle 17 in diretta sul Canale 208

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“Siamo messi meglio rispetto al 2017. Alla fine dei test invernali un anno fa c’erano più ombre che luci e non avevamo brillato molto”. Così Gigi Dall’Igna, direttore generale di Ducati Corse, alla vigilia della trasferta in Qatar, dove domenica 18 marzo scatterà il Motomondiale 2018 e dove le Rosse di Bologna arrivano sulla spinta di un inverno di prove proficuo e promettente.

“Siamo tranquilli e fiduciosi ma restiamo con i piedi per terra - continua Dall’Igna - i test sono andati bene, ma la gara spesso cambia tutto. Circuito, asfalto e umidità sono fattori chiave, che possono mutare le condizioni, mentre gli avversari, non dimentichiamolo, sono sempre molto motivati”.

Chi vedi protagonisti fin dalla prima gara? Voi e la Honda sembrate più avanti degli altri.
“Non penso a un confronto a due. La Honda ovviamente è sempre forte e temibile, ma anche Suzuki è cresciuta molto e Yamaha può essere della partita. Sicuramente hanno lavorato in questo intervallo di tempo per colmare il divario”.

Dovizioso, che sembra messo meglio di Lorenzo, è fiducioso ma allo stesso tempo prudente. A suo parere manca la controprova di un circuito lento, tipo Jerez, per dare un giudizio complessivo.
“Andrea ha ragione. Jerez potrà dirci di più, anche se lo scorso novembre con Petrucci abbiamo raccolto indicazioni utili in un test positivo. Ma le condizioni climatiche erano diverse rispetto alla gara che di disputerà a maggio”.

Lorenzo non ha brillato nei test, come forse ci si aspettava, specialmente in Qatar. Preoccupato?
“Non direi. Le prestazioni di Lorenzo dipendono da un mix di fattori. E secondo me all’ultimo test in Qatar c’è stato un miglioramento. Non è vero che in Thailandia abbia perso la strada. Abbiamo provato telai e confrontato la moto di quest’anno con quella della scorsa stagione, com’era nei nostri programmi, e come hanno fatto entrambi i piloti fin dal primo test a Sepang. Lorenzo ha ancora tempo per mettersi a posto”.

Ducati sembra avere imboccato la strada giusta con la nuova moto. Com’è cambiata rispetto a quella del 2017?
“È cambiata in molte sue parti, perché abbiamo lavorato in tutte le aree. Parlerei però di evoluzione e non di una vera e propria rivoluzione. Abbiamo cambiato un po’ la posizione del motore, adattato la ciclistica, migliorato la potenza e la guidabilità”.

Avete risolto anche il problema a centro curva, la difficoltà a chiudere le traiettorie, storico male che affliggeva la Ducati?
“I nostri pioti dicono che è migliorata anche sotto quest’aspetto. Ma resta del lavoro da fare e nella prima parte del campionato porteremo altre novità. In realtà i problemi non si risolvano mai del tutto perché inevitabilmente ne spuntano fuori di nuovi. È normale, fa parte di un processo continuo di affinamento ed evoluzione”.

Avete provato anche diverse soluzioni aerodinamiche e sembra che lo sforzo attuale sia paragonabile a quello del vecchio regolamento, quando non c’erano limitazioni.
“Rispetto a prima puoi evolvere di meno durante la stagione. Adesso abbiamo a disposizione due i soliti step: uno all’inizio e uno a metà campionato, mentre in precedenza a ogni gara potevamo sperimentare delle novità. Per forza di cose dobbiamo cercare un compromesso”.

I vantaggi valgono lo sforzo richiesto?
“A seconda dei circuiti, e dello stile di ciascun pilota, ci sono vantaggi e svantaggi da considerare. Sui lunghi rettilinei puoi sfruttare il maggior carico aerodinamico che viceversa ti può penalizzare in altre situazioni. In realtà servirebbe una carena apposta per ogni pista, ma questo non si può fare”.

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