Morto Ivano Beggio, storico papà dell'Aprilia: con le sue moto lanciò Rossi e Biaggi

MotoGp

Guido Meda

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Si è spento a 73 anni Ivano Beggio, l'uomo che ha trasformato l'Aprilia in un marchio mondiale. Nel motomondiale ha portato al successo Rossi, Biaggi, Locatelli, Melandri, Poggiali e Gramigni

Ivano Beggio stava in disparte, ma faceva. E in silenzio se n’è andato. Senza dire della malattia che lo accompagnava da tempo. Era stato il grande fondatore e presidente dell'Aprilia e da quando aveva abbandonato quel ruolo cedendo la sua azienda al gruppo Piaggio, le sue poche apparizioni pubbliche si limitavano a qualche rievocazione tra appassionati di un periodo che ormai non c’è più. Beggio era riuscito nei primi anni 70 a convertire la piccola azienda di famiglia che produceva biciclette in una casa motociclistica. Il motore a due tempi divenne la specialità della casa veneta che si mise presto in luce nel motocross. L’atelier di Beggio si strutturò in una bella azienda a cui all’inizio degli anni 80 si rivolsero Loris Reggiani e un ristretto gruppo di amici chiedendo aiuto e il finanziamento di un progetto per una moto duemmezzo da Gran Premio.

Ivano Beggio, che era appassionato di sport, si appassionò all’idea e nel box di Reggiani con il supporto di Noale nacque la prima moto da corsa dell’Aprilia. La prima vittoria mondiale arrivò a Misano nel 1987 con Reggiani in sella. Una nuova era motociclistica si stava aprendo. Ivano Beggio non seppe e non volle più tornare indietro e trasformò l’Aprilia in una delle case più vincenti di sempre, capace di vincere ad oggi 56 titoli mondiali. Beggio si rivolse ai migliori tecnici che il mercato offriva. Sotto la guida di Ian Witteveen si formò anche quello che allora era un giovane Gigi Dall’Igna. Le Aprilia di Beggio erano moto da corsa con un telaio impareggiabile e forse ancora oggi ineguagliato. Il Reparto Corse realizzato a Noale era un'eccellenza che raggiunse e poi superò le più ricche case giapponesi.

Il miracolo dell’avventura di Ivano Beggio ebbe riflessi anche sulle moto di produzione. Il mondo fu invaso di Scarabeo, Aprilia Rs125, 250, Rsv 1000. L’istinto visionario di Beggio lo portò ad ingaggiare una grande del design come Philip Starck che progettò la Motó ancora oggi esposta al MOMA di New York. Ma il motore a due tempi passò di moda, sia nelle corse che per la strada e Beggio cedette il suo marchio, al quale si era aggiunta anche la Moto Guzzi, al gruppo Piaggio. E si ritirò con la devotissima moglie ad una vita lontana dalle corse e dalle moto, non senza la nostalgia di tutto ciò che di grande aveva fatto per il motociclismo.

I più grandi campioni della storia contemporanea hanno cominciato a vincere con le sue moto che poi sfondarono anche in Superbike con la tecnologia del motore a quattro tempi prodotto in collaborazione con la Rotax. Loris Reggiani, Max Biaggi, Valentino Rossi, Manuel Poggiali, Roberto Locatelli, Marco Melandri, Casey Stoner, Troy Corser, Noriyuki Haga sono solo una piccolissima parte tra coloro che a Beggio devono moltissimo e che oggi ne piangono la memoria. Un capitano di industria della provincia cresciuto senza fare rumore, affidando quel compito a moto rumorosissime e straordinarie.

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