GP Germania 2018: "Motogp, cambia tutto tranne Marquez", l'editoriale di Guido Meda

MotoGp

Guido Meda

La gara tedesca si ripropone particolare come è sempre stata e adatta a Marquez come è sempre stata, ma i valori tra Ducati e Yamaha si ribaltano

MARQUEZ, 9^ DOPPIETTA POLE-VITTORIA IN SASSONIA

LA CLASSIFICA IL CALENDARIO

Una volta è la pista, una è la moto e un'altra è il pilota. Non se ne esce. Invece ci sono due certezze assolute in questo mondiale: Marquez e Rossi. Uno vince tutto quello che può e in tutti i modi, l'altro - che per la verità nel 2018 ancora non ha vinto -, sfrutta tutto ciò che ha fino al particolare più infinitesimale, limitando i difetti congeniti. Il resto è un'altalena che ti porta a ragionare in un verso e magari a cambiare idea alla gara successiva. Bisogna ragionare sempre e su tutto in relazione a Marquez, l'unico a partire regolarmente senza nessun dubbio, su nulla.
La Ducati per esempio; mentre aspetti le due moto rosse di Lorenzo e Dovizioso, la migliore al traguardo è quella bianca di Petrucci (quarto). La moto è migliorata, questa era una pista che a Bologna si piantava di traverso, mentre adesso c'è speranza almeno finchè c'è gomma. Lorenzo in Germania sbaglia il setting, Dovizioso sbaglia qualcosa che ancora non si sa, ma se è vero che nelle moto come nella vita esistono destri e mancini e che Marquez predilige le piste sinistrorse, allora per par condicio si dovrebbe dire che a Dovi proprio non vanno giù. Mentre a Lorenzo vanno a genio solo i circuiti larghi e vecchio stampo tipo Mugello e Barcellona, il che è benaugurante pensando alla prossima di Brno. La Ducati ha ancora dei limiti per battere Marquez e non riguardano necessariamente i due piloti, anche se un'analisi superficiale porterebbe a definire Dovizioso in crisi. In realtà è stato sfortunato e, dove aspettavamo la Ducati, è arrivata la Yamaha che stavolta, tecnicamente terrorizzata dalla Germania, ha invece messo sul podio sia Rossi che Vinales. Entrambi avvertono meno accelerazione di Honda, i loro tecnici in Giappone pare si stiano dando una mossa anche se il mondiale è piuttosto segnato. Invece di parlare una volta di crisi e una volta di stato di grazia, dovremmo ricordarci che ai piloti andrebbero fatti dei monumenti. Che abbiano 39 anni come Rossi o 23 come Vinales quando pensano a Marquez sono fortunatamente molto più ottimisti e meno arrendevoli di tutti noi.

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