MotoGP, ecco perché il 2019 può essere l’anno di Andrea Dovizioso

MotoGp

Francesco Berlucchi

Andrea Dovizioso (foto: Getty)

La stagione appena conclusa ha incoronato Marc Marquez campione del mondo per la settima volta. Per il secondo anno consecutivo, Andrea Dovizioso si deve accontentare di essere vice campione del mondo. Ma nella seconda parte del campionato, Dovi e la Ducati hanno dimostrato di essere pronti a contendere davvero il titolo di campione del mondo al fenomeno della Honda

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La 17sima stagione di MotoGP si chiude con il settimo titolo mondiale di Marc Marquez, il quinto nella top class, con 321 punti all’attivo. Marquez aveva fatto meglio soltanto nei primi due anni di MotoGP (334 punti nel 2013, ben 362 nel 2014), ma in nessuno di questi casi il divario tra lo spagnolo e gli altri piloti è mai stato così ampio. Nemmeno nel 2014, l’anno delle dieci vittorie consecutive e delle 13 in una sola stagione. Quella appena conclusa, racconta la storia di un mondiale che Marquez non ha mai dato la sensazione di poter perdere.

Un dominio assoluto, nonostante la sua sia l’unica Honda nei primi sei della top class. Tra questi, ci sono le tre Yamaha di Valentino Rossi, Maverick Vinales e Johann Zarco, la Suzuki di Alex Rins e soprattutto la Ducati di Andrea Dovizioso. Che si ferma a 76 punti da Marquez, è “solo” vice campione del mondo - come nel 2017 - ma ha dimostrato nella seconda parte di questa stagione di essere pronto per davvero a contendere il titolo di campione del mondo al fenomeno di Cervera.

Nelle ultime nove gare, Dovi ne ha vinte tre, è salito sul podio sette volte ed è il pilota che ha conquistato più punti in assoluto: 157. Ebbene sì, uno in più perfino di Marquez. Nel 2019, Desmodovi avrà a disposizione un box e una moto cuciti su misura per lui. E poi c’è proprio la Desmosedici, una moto capace di vincere ben sette gare in questa stagione e molto più completa rispetto al passato, cioè finalmente competitiva anche su piste storicamente molto ostiche per il Desmo, come Aragon, Phillip Island e Valencia.

Insomma, in casa Ducati ci sarà da divertirsi nella prossima stagione. Quella attuale, intanto, si conclude con quattro dei cinque italiani della top class nei primi dieci, e con Franco Morbidelli rookie of the year. Ma è stata anche la stagione della scoperta di uno strepitoso Marco Bezzecchi e di Fabio di Giannantonio vice campione del mondo in Moto3. Ed è stato soprattutto l’anno di Pecco Bagnaia, signore e padrone della Moto2. Grazie a Pecco e allo Sky Racing Team VR46, l’Italia conquista il secondo titolo mondiale consecutivo. Roba che solo pochi anni fa sembrava semplicemente impensabile. Ma il meglio deve ancora venire.

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