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22 novembre 2018

MotoGP, test Valencia: il bilancio di Guido Meda

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Guido Meda traccia un bilancio dei due giorni di test a Valencia: dalla scelta (rimandata) del motore Yamaha al nuovo telaio della Ducati, passando per i debutti positivi in MotoGP di Bagnaia e Morbidelli

I TEST DI JEREZ

I big

Vinales con la Yamaha ha il miglior tempo dei test, ma il suo entusiasmo del primo giorno per il nuovo motore, un po’ come al solito, si attenua alla fine del secondo. Rossi, che nella classifica è nono a sei decimi, ha le stesse sensazioni ma è meno ondivago. La Yamaha ha fatto un passo avanti, ma la scelta del motore è rimandata e alla fine emerge che c’è ancora un monte di lavoro da fare. Motore ed elettronica vanno messi d’accordo, come immaginavamo. Yamaha resta la terza forza. Dovizioso. Per ora la Ducati, prima forza, è lui. La base della moto è talmente buona che si lavora solo sui dettagli e su un nuovo telaio promosso anche dall’altro ufficiale Petrucci, quinto. Rimane un piccola difficoltà in curva, da contenere, se si può, ma senza rovinare il resto. In vacanza sereni, proprio come Marquez che ha comparato due Honda nuove, cercando di non buttarle per terra. Missione compiuta e per il 2019 resta il favorito. Tra i big Lorenzo emerge solo alla fine, ma emerge dopo due giorni di inutili misteri e mille dentro e fuori. Il suo approccio è cauto e non frettoloso. Magari non sembra, ma c’è e ci sarà. È cresciuta la Suzuki con Alex Rins. Il nuovo motore è potentissimo, Rins è maturo per essere top. Mentre Iannone con la nuova Aprilia e Zarco con la nuova Ktm sono ancora tecnicamente troppo lontani per potersi considerare soddisfacenti.

I debuttanti

Morbidelli non è proprio un debuttante del tutto, ma con la ex Yamaha di Zarco rinasce e chiude sesto addirittura davanti a Rossi. La temperatura bassa di Valencia non gli fa avvertire gli storici problemi di trazione. Morbido è una novità, vera e consolidata. Ma lo sono anche Bagnaia e Mir, con Ducati Pramac e Suzuki, rispettivamente undicesimo e quattordicesimo a meno di un secondo da Vinales. I due si guardano addosso continuamente e si rubano il tempo fino a trovarsi in mezzo ai big, come se ne facessero già parte da una vita. Tanto eccezionali quanto inspiegabili, a meno di non mettere di mezzo il talento e due teste super fine! In un panorama in cui Quartararo con la Yamaha si difende bene e Oliveira impatta con una Ktm ancora problematica.

Gli altri piloti

Il migliore degli altri è Nakagami. Con la Honda nuova anche lui rinasce come Morbidelli. Forse che il Giappone ha ritrovato un vero pilota da Mondiale? Aleix Espargaró resta l’ancora più esperta di Aprilia, e suo fratello Pol, analogamente, quella di Ktm. Miller, che con la Ducati Pramac è quarto, punta secco al posto di Petrucci nel 2020. Mentre per il 2019 ci prepariamo, dopo dieci anni, a un Mondiale MotoGP con sei piloti italiani con il posto fisso. Niente a che vedere con gli undici italiani della F1 nel 1988, ma il lavoro sul vivaio ora si vede.

La classifica dei tempi combinati dopo i due giorni di test

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