MotoGP, C'era una volta l'america(no): Kenny Roberts

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Paolo Beltramo

Paolo Beltramo

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Il ritratto del primo pilota statunitense capace di cambiare i valori in pista, dominare, strabiliare: il "King" del motociclismo, il "Marziano", Kenny Roberts

C'è stato qualcuno che ha corso in 500 con costanza prima di lui, ma il primo americano da prendere in considerazione, quello che ha davvero sovvertito i valori, ha vinto, si è imposto, ha strabiliato è stato Kenny Roberts. Arrivato in Europa nel 1974 con una Yamaha 250 (3° ad Assen), nel 1978 prova a partecipare a due cilindrate, come era "normale" allora. In 250 vince in Venezuela, fa 2° a Jarama e Nogaro, vince ancora in Olanda, ma poi, complici dei ritiri, abbandona l'idea di fare doppietta (niente paura, l'ultimo a riuscirci sarà comunque un americano, Freddie Spencer, ma ci arriveremo) e vince nella 500 il primo di tre mondiali consecutivi battendo Barry Sheene con la Suzuki (campione nel '76 e '77) Johnny Cecotto. Nel 1979 al secondo posto finisce Virginio Ferrari, davanti a Sheene, Hartog, Uncini. Non c'è più Steve Baker, ma arriva Randy Mamola con una Suzuki e Mike Baldwin.

L'uscita di scena

Il 1980 è l'ultima stagione del dominio di Roberts che vince davanti a Mamola, Lucchinelli, Uncini, Graziano Rossi. Ci sono soltanto due americani in pista quell'anno, ma occupano i due primi posti. Sembra la continuazione di un dominio, invece nel 1981 vince Marco Lucchinelli con la Suzuki del Team Gallina (abbandonato da Ferrari e Rossi) davanti a Mamola e Roberts, poi nell'82 è la volta di Franco Uncini che batte Crosby, la nuova stella Freddie Spencer, Roberts, Sheene e Mamola. Il 1983 è l’ultimo di Kenny. Finisce secondo battuto da Spencer, davanti a Mamola e Lawson.

Lo spettacolo di Imola: in pista...

Quell'anno l'ultimo GP della stagione è il Gran Premio di San Marino a Imola. Quella gara è indimenticabile perché l'ultima di Kenny, ma anche per come si svolge: Roberts potrebbe ancora vincere il titolo, ma non gli basterebbe arrivare davanti a Spencer per riuscirci, ha bisogno che qualcun altro (nello specifico il suo compagno alla Yamaha Lawson) lo aiutasse finendo pure lui davanti all'astro nascente. Quando al comando c'è Spencer il ritmo è velocissimo, quando c'è Roberts cala di un paio di secondi. Insomma Kenny fa di tutto perché gli inseguitori possano ricongiungersi, ma non c'è nulla da fare così vince la gara, perde il titolo per 2 soli punti e annuncia il ritiro.

...e in discoteca

Alla sera tutti a festeggiare alla discoteca "La Vie en Rose" che domina il circuito imolese proprio dietro le curve della Rivazza. Gli americani sono strani in certi momenti, allora organizziamo un grande "mooning" per salutare Kenny: usciamo in una quarantina, ci mettiamo davanti ad una delle grandi vetrate della discoteca in corrispondenza del tavolo dove, già bello ciucco, c'è Kenny e ci caliamo i calzoni e le mutande. Naturalmente dentro c'è uno che apre la tenda! È finita col controsaluto a calzoni abbassati fino alle caviglie di Roberts in piedi sul tavolo. Questa è la fine della carriera di Kenny Roberts pilota, ma non il suo distacco dalle corse e dal Mondiale. Comunque, anche se non più pilota a tempo pieno vince la "200 Miglia" dell'84.

British motorbike champion Barry Sheene (1950 - 2003) on his Suzuki nips ahead of America's Kenny Roberts on a Yamaha during the John Player Transatlantic Trophy meeting at Brands Hatch, April 1977. The trophy was ultimately awarded to America. (Photo by David Ashdown/Keystone/Hulton Archive/Getty Images)
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Il ricordo del primo incontro

Ricordare l'ultima gara mi fa tornare in mente quando lo vidi per la prima volta in una di quelle 200 Miglia così affascinanti, soprattutto per un giovane appassionato come me che comincia a fare il lavoro di giornalista e riesce ad infilarsi in quel mondo che tanto lo affascina. È il 1977, aiuto un mio amico già assunto a "La Repubblica" che mi porta, con accredito e tutto, per spiegargli un po' di cose, visto che lui di moto sa meno di me. Che figata girare in quel paddock così semplice, coi piloti che si cambiavano lì, sotto tendine, a un metro da te a fianco delle moto. C'è la Toyota Land Cruiser blu e rossa di Virginio Ferrari, le roulotte, la bellissima Yamaha bianco nera e blu di Steve Baker, il pilota con gli occhiali, quella strepitosa, unica di Kenny Roberts coi colori di Yamaha-Stati Uniti, quel giallo nero che chiunque l'abbia visto una volta, non lo scorsa più. Quella volta vince lui, nel '78 Cecotto, sempre con la Yamaha. Nel '79 la 200 Miglia non si disputa, ma finisce l'era delle 750, dal 1980 vincono le 500.

Il debutto

Kenny Roberts è nato a Modesto, in California, uno degli epicentri mondiali dell'allevamento di bovini, il 31 dicembre del 1951. Ovviamente da giovane fa il cow-boy e a 12 anni scopre le moto ferendosi con il motorino del figlio del suo datore di lavoro. La sua carriera comincia l'anno successivo. Diventa professionista "expert" nel 1972. Vince la targa di Numero uno e pian piano si avvicina al Mondiale. Il resto ve l'ho già raccontato, ma è il personaggio ad essere interessante, accattivante, divertente. Il suo arrivo è talmente dirompente da fargli meritare i soprannomi di "King" e di "Marziano". Era semplice e diretto, simpatico. Una volta in Finlandia, sulla pista stradale di Imatra tutti si lamentano per le ondulazioni dell'asfalto che sul dritto ti fanno andare insieme la vista. Già quel tracciato era in discussione per la sua pericolosità e alla domanda di cosa ne pensi, risponde: "Un asfalto di merda, in un circuito di merda, in un posto di merda". In Finlandia non si tornò più.

I numeri di Spa

Il suo essere severo con i tracciati pericolosi ha un precedente: Spa-Francorchamps 1979, quando stimola la protesta per l'assurdità del tracciato belga e riesce a capitanare uno sciopero di tutti i grandi. Vince infatti il neozelandese Ireland davanti all'australiano Blake. Mi fa ancora sorridere quella situazione un po' assurda con tutto il palco ai piedi di una balconata dalla quale i piloti capitanati da Kenny invitano a scioperare. Quella volta siamo anche andati molto vicini alla fondazione di un campionato alternativo, le "World Series", che avevano come capo carismatico Kenny e Barry Sheene e come mente organizzativa l'avvocato inglese Barry Coleman. In realtà quel movimento è contro il modo vecchio di gestione del potere da parte della Federazione. Ed ottiene un bel successo dando una scrollata al vecchio palazzo pieno di ragnatele. E comunque uno o due stagioni dopo, proprio a Spa fa uno dei suoi numeri incredibili: esce dalla "Source" quella curva che sembra farti girare attorno ad una punta di matita e che precede la esse del "Radillion", di traverso, con un piede giù dalla moto, impennato… Sembra ci sia nulla da fare, invece lui resta in piedi. Spiegazione: "Finchè hai il gas in mano, non puoi mai dire di averla persa…". Una filosofia.

L'invito a casa sua a Modesto

Sono molti gli anni che ho condiviso con Roberts. Oltre ai suoi da pilota, quelli da team manager (di Lawson e Rainey…) e addirittura da costruttore con KR 500 3 cilindri 2T. Ma la cosa che preferisco ricordare è una volta che invitò i giornalisti a casa sua a Modesto. Era proprietario di una concessionaria Yamaha e di due piccoli Ranch: uno per viverci, uno per le moto pieno zeppo di qualsiasi tipo di veicolo da fuoristrada. Non ricordo esattamente l'anno, ma era una delle prime volte che si correva a Laguna Seca, nella seconda metà degli anni '80. Io ci sono andato per fare un servizio e là ho visto che c'erano anche Rainey, Kocinski e Carter. C'era una pista da mini dirt e un bel maiale che ruotava sullo spiedo. Io ero con calzoni di velluto, camicia e mocassini, non il massimo per girare, anche se le moto a disposizione erano delle 100 4 tempi. L'insistenza e la voglia, però sono state molte e così mi sono lanciato in un duello non molto impegnativo con uno dei suoi collaboratori. Per riuscirci ho dovuto infilarmi il casco di Kenny (sì proprio il suo!!!! Ci sono stato strettissimo per miracolo) e poi ho girato così com'ero. Alla fine si sono avvicinati Kenny e Rainey e Wayne mi ha detto: "You look good"! Che volete di più dalla vita?

A file picture taken on April 16, 1977 shows US motorcycle racer Kenny Roberts, posing with the trophy on the podium after wining the 250cc category race in Le Castellet. / AFP / -        (Photo credit should read -/AFP via Getty Images)
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