MotoGP, cosa ci aspetta nel Mondiale 2020? Tutte le novità

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Paolo Beltramo

Paolo Beltramo

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Dal numero di GP (che sale a 20) alle possibili sorprese, passando per chi punta alla conferma o chi si gioca la sua ultima chance: cerchiamo di far luce sui temi principali del Motomondiale 2020

Già così, soltanto a guardarlo, si vede subito che si tratta di un anno fascinoso. Venti venti…roba unica - come tutti gli anni, peraltro - ma con un fascino da numero netto, tosto. Vediamo allora di immaginare cosa potrebbe accadere in questo ventiventi della moto. In fondo non manca molto all'inizio almeno dei test, quindi già la nostra fantasia è eccitata, sveglia, fuori dal letargo che ci è sembrato così lungo anche se non lo è stato. E poi tutti, dai piloti in giù, hanno bisogno di staccare un po', di riposarsi, di stare in famiglia.

 

202020. Tanto per cominciare i gran premi del prossimo anno saranno 20 e non più 19. Cosa dire di più? Che non potevano scegliere anno migliore per esagerare ancora un po'. D'altronde la richiesta di gare è altissima, e Dorna gode. In fondo godiamo anche noi semplici appassionati, ma un limite si deve mettere. Già 20 gare sono moltissime, se arriveremo a 22 come si dice saremo davvero oltre il limite, soprattutto se pensiamo che ci sono 4 gare in Spagna. Comunque mi sa che si continuerà a seguire il calendario: 21 nel 2021, 22 nel 2022. Poi però fate basta davvero!!!

 

MM93-9? La domanda è lecita ed è quella che tutti si fanno: riuscirà quest'anno Marc Marquez ad eguagliare Valentino Rossi, Carlo Ubbiali e Mike "The Bike" Hailwood a 9 titoli mondiali? La risposta basata sugli anni scorsi e i numeri sarebbe scontata: sì. Uno che ha vinto gli ultimi 6 dei 7 campionati di MotoGP ai quali ha partecipato, che continuerà con la Honda, moto che oramai è una specie di appendice per lui, che nel 2019 ha vinto 12 delle 19 gare, finendo 2° in 6 e cadendo quando era in testa ad Austin, che ha stabilito il record di punti con 420 e ha staccato il secondo di 151, che non sbaglia né cade più, che è più controllato e razionale, che però non ha perso quell'approccio insieme violento e dolce, deciso e ragionato, ma soprattutto naturale, unico alla guida che assomiglia a quello di Jimi Hendrix con la sua Stratocaster. Però, c'è anche il però nella vita come nelle corse. Innanzitutto potrebbe - inconsciamente - partire un pelino contento, appagato, magari meno affamato. Poi ci sono i giovani e vecchi leoni che non vogliono ancora arrendersi a un dominio di fatto. La lotta per il "maschio alfa" del motomondiale comincia tutti gli anni con un tot di pretendenti al trono, di piloti innamorati di Vittoria, quella che premia i vincenti. E magari salta fuori qualcuno che gli rende la vita più difficile del previsto. Vedremo, ma lo sappiamo: in moto tutto può succedere e niente si può dare per scontato.

 

Alex73 Il fratellino. Già che siamo in tema, continuiamo con quel box lì, quello HRC, quello ufficiale, quello lasciato da Jorge Lorenzo e occupato dal campione della Moto2 Alex Marquez, fratello più alto e più giovane, ma per quanto dimostrato finora, molto meno dotato di Marc, il pilota che occupa l'altra metà di quel garage da leggenda. Prima domanda: se lo merita? Beh, Alex ha vinto un mondiale in Moto3 e uno in Moto2, quindi sì, ha le carte in regola. Poi possiamo discutere fino all'infinito sulle sue vittorie, se siano state un po' così, o determinate, solide, sicure. Comunque sia ci sta. Il problema è che - almeno all'inizio - (secondo me anche in fondo) andrà molto più piano dell'Attila delle moto, del distruttore, del fenomeno, dell'incredibile Marc. Il fatto che i due siano fratelli e che condividano gran parte della loro vita anche fuori dai circuiti è un dato di fatto. Così come la considerazione che Marc sembra essere migliore. Quindi cosa succederà in un box dove il tuo primo avversario, è anche une delle persone alle quali tieni dio più nella vita? Vedremo, sono curioso di come Marc riuscirà a distruggere nelle prestazioni Alex, senza però annullarlo, tritarlo umanamente. Ci sono poi i piloti come Crutchlow che con Honda possono ottenere molto, ma non un mondiale.

 

VR46-20.  Con questo sono 25 anni di mondiale per il Doc, per il Vale, per il Mito, per il Giallo. E sarà un anno determinante. Lo affronterà avendo compiuto in 41 anni, non vincendo una gara dal GP di Olanda ad Assen nel 2017, una vita fa. Ma una vita significa molto di più: 402 GP disputati, 115 vinti, 234 podi, 65 pole, 96 giri veloci, 9 mondiali. Insomma, se uno così va avanti vuol dire che sente di potercela fare. Non serve che vinca il "decimo" come Ancellotti al Real Madrid, basterà che possa tornare sul podio a giocarsi le posizioni migliori coi giovani. Per riuscirci ha cambiato molto, addirittura il capotecnico della sua squadra, prendendo un giovane proveniente dalla Moto2. Quello che - secondo me - gli serve è davvero un approccio più aperto, più giovane alle corse. Oggi non c'è il tempo per provare di tutto, ci si deve qualificare, si deve partire davanti. Insomma meno sottigliezze e più spontaneità. Vedremo se ce la farà. Io spero di sì, le auto lo possono aspettare ancora un paio d'anni, credo. Tanto lui non è uno che si fa delle menate per l'età.

 

Ducati. Qui siamo ad una stagione difficile: o di transizione, o decisiva cioè si dimostra che quello fatto finora è giusto, oppure arriverà - per forza di cose - la rivoluzione. La moto deve crescere, deve riuscire a riprendere il vantaggio di motore che Honda ha annullato, ma soprattutto deve essere più guidabile in percorrenza di curva. Siamo all'ultima chance per Andrea Dovizioso-Ducati: il pilota è stato sempre il migliore, la colonna portante, ma dopo 3 secondi posti deve vincere. Oppure si cambierà. Secondo me Ducati deve prendere un top rider e ci sta provando con Vinales e Quartararo, ma soprattutto deve puntare al 2020 con quello che ha: Dovizioso, Miller, Petrucci, Bagnaia e Zarco. Io credo che il più veloce sarà il Dovi come sempre, poi vedremo, ma nessuno degli altri sembra essere da mondiale MotoGP. Quindi Ducati deve lavorare molto per investire nel futuro senza lasciarsi scappare il presente.

 

Yamaha. Difficile dire se riuscirà ad essere più forte della coppia Marquez-Honda, ma deve provarci e potrebbe riuscirci. In Fondo Yamaha ha 3 top rider: Rossi, Vinales e Quartararo con la possibile crescita di Morbidelli e magari l'aiuto di Jorge Lorenzo nello sviluppo può avvicinarsi molto a Marquez, soprattutto può contare sul fatto che in Honda c'è un solo pilota di punta, mentre in Yamaha sono 3 o 4. La rivoluzione iniziata e ancora non conclusa nel metodo di lavoro di Yamaha può portare frutti inattesi. E poi Vinales e Quartararo sono tra i due giovani migliori di questo pianeta. Il problema sarà anche il mercato con le sue lusinghe e i suoi miraggi, bisognerà stare calmi, ma io credo che uno tra i due finirà in Ducati, a meno che Zarco non faccia cose strepitose.

 

Suzuki- Rins-Mir. Una coppia spagnola, breve da dire e forte quando guida, giovane, determinata, con poca pressione e tante aspettative. Il 2020 di Suzuki sarà molto buono, immagino, forse addirittura sorprendente. Rins è già lì, tra i top, Mir ci sta arrivando. La sorpresa del mondiale potrebbe essere proprio la Suzuki, marchio che apre il cuore degli appassionati, pensando ai successi di Sheene, Lucchinelli, Uncini, Ferrari, Schwantz, Roberts Jr. e molti privati. Tutti in era 2 tempi: ora è l'ora di ricominciare con la 4T, come una volta nella Superbike Americana.

 

Aprilia-KTM. La difficoltà di esserci. La MotoGP è un punto di arrivo: tecnologico, prestazionale, organizzativo. Non è semplice per nessuno arrivare al top in questa categoria. Chi c'è da anni e anni ha un vantaggio immenso su chi ci prova. Anche se si chiamano KTM e Aprilia, case che hanno vinto mondiali a palate in moltissime categorie diverse e che delle corse sono una leggenda. Eppure, se vincere in tante categorie non è facile, ma si può fare, arrivare ad essere competitivi in MotoGP è difficile, quasi impossibile. Però, nonostante i limiti di budget, di esperienza, queste due case europee ci provano, sempre più determinate ad entrare nei top. Buon lavoro!

 

Moto2-Moto3. Sono la base, la linfa, il futuro della MotoGP. Non voglio dire nulla, vedremo chi si metterà in vista dopo Alex Marquez e Lorenzo Dalla Porta. Speriamo sia del tutto divertente e educativa. Da qui arrivano i campioni del futuro

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